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Nino, cent’anni di arte senza confini né tempo

Il 22 marzo di un secolo fa nasceva a Castro dei Volsci, in Ciociaria, Nino Manfredi. Il suo successo è la parabola del riscatto di un’intera terra, la sua arte ha spaziato dal cinema alla musica, passando per la televisione e la regia

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Oggi compirebbe cento anni. Ma di fronte all’immortalità della sua arte, la data rimane solo come un’occasione per ricordare che un secolo fa Castro dei Volsci, paese di nemmeno cinquemila anime nel profondo della Ciociaria, iniziava la conquista del palcoscenico dell’arte con il suo figlio più noto: Nino Manfredi. Un artista che definire più nel dettaglio sarebbe inadeguato: sebbene unanimemente riconosciuto come uno dei cinque più grandi interpreti della commedia all’italiana, oltre che attore è stato anche cantante, regista, doppiatore, sceneggiatore, sempre ai massimi livelli.

Una vita che è un manifesto, quella di Saturnino Manfredi, per tutti Nino. Un manifesto al riscatto sociale, innanzitutto: personale e di un’intera terra, che grazie a lui si è potuta porre con orgoglio di fronte al mondo e ha dimostrato quanto il nome storico di Terra di Lavoro renda merito alla tenacia, all’attaccamento ai luoghi e alle persone, alla dedizione ai loro obiettivi dei suoi figli.

Manfredi nei panni di Geppetto nel film “Le avventure di Pinocchio” (1972)

È partito dalla Ciociaria, Nino, come tanti altri hanno fatto, sempre per quella dedizione al lavoro che è un marchio di qualità della gente del luogo. Il lavoro del padre, maresciallo di polizia, che ha portato a Roma lui e la sua famiglia.

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E nella capitale, Romeo Manfredi, che come sua moglie Antonina Perfili proveniva da una famiglia contadina, immaginava sì il riscatto sociale per quel figlio, ma in modo diverso.

Però l’avvocato Saturnino Manfredi, dopo aver conquistato quella laurea che per il suo papà come per molti altri significava l’affrancamento dalla cura della terra, lascerà la pergamena nel cassetto, per vestire i panni di Nino ed entrare nelle case di tutti con la sua arte. Una vocazione nata in sanatorio, nella lunga degenza a causa della tubercolosi, grazie a un’esibizione della compagnia teatrale di Vittorio De Sica. E coltivata con la frequenza dell’Accademia d’arte drammatica e poi con gli esordi al Teatro Piccolo di Roma in coppia con un altro “provinciale” destinato alla notorietà artistica, il frascatano Tino Buazzelli.

Insieme ad Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni, Nino Manfredi è considerato uno dei più grandi interpreti della commedia all’italiana. Anche come cantante, Manfredi ha lasciato il segno con la sua personale interpretazione di “Tanto pe’ canta’”, un brano del 1932 di Ettore Petrolini, che negli anni Settanta Nino porterà per settimane ai vertici della hit parade. Perché con Nino Manfredi l’arte non ha mai avuto confini. E ora non ha più tempo.

Nino Manfredi interpreta “Tanto pe’ canta’” al Festival della canzone romana del 1993
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Massimo Marciano
Massimo Marcianohttp://www.massimomarciano.it
Fondatore e direttore di Metropoli.online. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.
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