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Sondaggi: il ministro Speranza raddoppia i consensi, bene Conte, crollano Salvini e Renzi

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Sarà un caso, ma il surriscaldarsi del clima politico per opera di chi contesta la gestione della “fase 2” dell’emergenza coronavirus da parte del governo coincide con la pubblicazione dei risultati dei più recenti sondaggi (quelli delle agenzie indipendenti, non quelli spesso sbandierati sui social, senza indicazioni su tecniche di rilevazione e platea di riferimento, quindi non attendibili scientificamente, sebbene utilissimi alla propaganda fra i propri supporter). E i sondaggi parlano di gradimento al top per il presidente del Consiglio e per i ministri più coinvolti nella gestione dell’emergenza, di ripresa sia pur leggera dei maggiori partiti di governo e della parte di minoranza parlamentare meno “urlatrice”, di stop delle opposizioni “dure e pure” e della parte di maggioranza che, subito dopo aver votato la fiducia al Conte 2, ha preso la via dei distinguo su ogni provvedimento e dal partito grazie al quale siede in Parlamento.

Secondo quanto rilevato da Ipsos, l’Istituto guidato dal sondaggista Nando Pagnoncelli, e riportato dal Corriere della Sera, gli indici di gradimento di Giuseppe Conte e del suo governo fanno registrare il livello massimo mai finora raggiunto: rispettivamente il 66 e il 58 per cento. L’aumento è di 5 e 2 punti rispetto alla precedente rilevazione di marzo. Un innalzamento del gradimento che riguarda anche i singoli ministri. Il titolare del dicastero della Salute, Roberto Speranza, il più “esposto” per via della natura dell’emergenza, delle polemiche sulla gestione della sanità pubblica e sul rapporto con le Regioni, raddoppia il gradimento rispetto all’inizio del mandato e svetta fra gli altri con il 37 per cento (più 4 rispetto a marzo).

Il risultato di Speranza è ancor più significativo se confrontato con quello della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, 35 per cento, staccata di due punti da lui e in flessione di 4 punti rispetto al mese precedente, nonostante sia onnipresente in tv e soprattutto sui social. Anche se, in verità, qualche attento osservatore non ha mancato di notare polemicamente come una parte consistente dei follower che cliccano il gradimento e rilanciano i tweet della “pasionaria” della destra italiana abbiano a loro volta zero follower, tanto da apparire account creati appositamente per “doparne” il consenso. E addirittura Meloni è tallonata da vicino, a 2 punti, da un esponente della maggioranza notoriamente più avvezzo all’esercizio del governo che alle pubbliche manifestazioni per la passione della polemica politica, com’è il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini (più 2 punti rispetto a marzo).

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Il calo più consistente lo fa registrare Matteo Salvini, per il quale i fasti conseguenti all’esposizione mediatica ai tempi del suo incarico di governo appaiono sempre più lontani. Il leader della Lega registra un calo di ben 8 punti di gradimento rispetto al mese precedente, raccogliendo il 31 per cento: un solo punto in più del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, e due rispetto al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, entrambi in crescita di 2 punti.

Chiude la classifica il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che non beneficia del generale progresso di consensi registrato dagli altri esponenti della maggioranza e si accredita del 13 per cento, superato anche dall’intramontabile Silvio Berlusconi, al 21 per cento, e da Vito Crimi (22), Alfonso Bonafede (24) e Teresa Bellanova (25).

Parallelamente, nel campo delle intenzioni di voto le coalizioni politiche registrano il calo delle opposizioni di centrodestra, al 47%, e il recupero di una quota consistente di distacco da parte del centrosinistra, che arriva al 45%. Gran parte della perdita del centrodestra è attribuibile alla Lega, che perde il 5,7% arrivando al 25,4% dei consensi: un calo che non è contenuto dalla leggera crescita di Fratelli d’Italia (14,1%: più 1,1%) e di Forza Italia (7,5%, ovvero più 0,7%). Sul fronte opposto, in ripresa il M5S (18,6%, più 3,3%) e stabile il Pd (21,3%, più 0,7%).

Al contrario dell’andamento del consenso verso il governo e le forze politiche più premiate per la conduzione dell’emergenza coronavirus, da quando il gradimento dell’opinione pubblica si è reso evidente attraverso le cifre dei sondaggi appena viste, le cronache registrano un fenomeno opposto. È l’innalzamento dei toni e delle iniziative, talvolta anche in aperto spregio degli inviti ad evitare assembramenti per la permanenza del pericolo di diffusione del contagio del Covid-19, da parte dei leader che più di tutti hanno subito l’eclissi dalle prime pagine dei giornali e dalle notizie “spinte” dagli algoritmi sulle timeline dei social, da loro occupate stabilmente prima dell’emergenza e anche nei momenti iniziali della crisi.

Ed ecco allora che, al calare della loro visibilità mediatica, alzano il tono della polemica sugli aspetti della “fase 2” dell’emergenza i leader dell’opposizione, Meloni e Salvini, e sul fronte della maggioranza il sempre critico Renzi. Attori che hanno sempre calcato il palcoscenico della scena politica con un occhio ai sondaggi d’opinione, alle prime pagine e ai trend topic dei social. Tutte cose che oggi dicono che gli italiani, in maggioranza, hanno sì fiducia nel volto rassicurante di Conte e nel lavoro del suo governo per tutelare la salute, ma hanno anche forte il desiderio di tornare alla normalità: gli stessi sondaggi dicono infatti che per la prima volta dall’inizio dell’emergenza il numero di coloro che auspicano la ripresa della maggior parte delle attività (49%) ha superato il numero di coloro che ritengono prudente, per contenere i contagi, non affrettare i tempi (37%).

E, come se un qualunque governo (più o meno gradito e capace che possa essere) fosse così improvvido da tenere bloccati senza motivo l’economia e il lavoro del proprio Paese, l’innalzamento dei toni della polemica sul “tana libera tutti” ha riportato magicamente all’attenzione gli “oscurati” Meloni, Salvini e Renzi: un occhio al Paese e un occhio ai sondaggi.

Sarà un caso? Se così fosse dovremmo chiedere venia. Perché a pensare male si fa peccato. Però…

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Massimo Marciano
Massimo Marcianohttp://www.massimomarciano.it
Fondatore e direttore di Metropoli.online. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.
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