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A Pompei i primi “fumetti” della storia

Sorprendente e singolare la cronaca di vita popolare in una taverna che non si diversifica affatto da quanto accade in posti simili anche oggi

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Più che fumetti, potremmo chiamarli proto-fumetti e comunque parenti strettissimi di quelli che conosciamo noi oggi. Sono antichi affreschi ritrovati tra le rovine dell’antica città di Pompei, sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio. Raccontano una rissa scoppiata in una “taberna” per una partita a dadi. Le brevi iscrizioni sopra le immagini, proprio come nei fumetti, sono giunte fino a noi raccontandoci la vicenda.

Nel riquadro a sinistra, un giocatore dichiara di aver vinto (EXSI), l’altro però gli contesta il lancio dicendo: «Era un due, non un tre!» (NON TRIA DUAS EST). I toni tra i due cominciano allora ad alterarsi e, infatti, il primo giocatore a sinistra dice all’altro: «Imbroglione! Mi è uscito un tre, ho vinto io!» (NOXSI A ME TRIA ECO FUI).

L’altro però non ci sta e parte con le offese pesanti: «Guarda qui, succhia@#%%*! Ho vinto io» (ORTE FELLATOR ECO FUI). Prima che accada l’irrecuperabile, arriva lʼoste che decide di intervenire invitandoli ad andarsene dal suo locale: «Andatevene! Fate a botte fuori di qui!» (ITIS FORAS RIXSATIS).

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Sorprendente e singolare, questa cronaca di vita popolare non si diversifica affatto, sia a parole che nell’impeto, da quanto accade in posti simili anche oggi e, infatti, queste iscrizioni confermano, a chi ama i fumetti, che l’esigenza di far parlare le immagini era comunque sentita dall’uomo sin di tempi antichi.

Bellissima è indubbiamente la collocazione delle frasi latine sopra i protagonisti dell’affresco che, di fatto, rappresenta lo stesso registro comunicativo che poi abbiamo usato noi nei fumetti, ma dopo millenni.

Sorprendente davvero…wow!

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Maurizio Lozzi
Maurizio Lozzi
Sociologo della comunicazione e giornalista. Appassionato di fumetti e di arte.
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