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Le occasioni mancate di Biden

Quando le intenzioni di Putin erano già chiare, ha avuto l'opportunità per passare alla storia come lucido leader di una potenza mondiale

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Se quando era ormai chiaro a tutti che Putin aveva in animo di aggredire l’Ucraina il settantanovenne Joseph Robinette Jr. Biden, per gli amici Joe, 46° Presidente degli Stati Uniti d’America, invece di lasciarsi prendere dall’ansia da sondaggi in vista delle elezioni di midterm e dalla voglia di rifarsi della figuraccia relativa alla fuga dall’Afghanistan, si fosse comportato da lucido leader di una grande potenza veramente preoccupata del futuro del mondo e di quello dei suoi partner commerciali e militari avrebbe potuto cogliere una buona occasione per passare alla storia in modo glorioso.

Egli avrebbe potuto lanciare un appello al mondo intero (e diamine, mica solo convocare le adunate di guerra eh?) e dire: «Colgo in Europa dell’Est segnali preoccupanti di incomprensioni e insofferenze. Noi, che oltre a essere la più grande economia del mondo siamo anche il Paese che più di ogni altro ama la pace e lo sviluppo dei Popoli, siamo pronti a riunirci in un tavolo negoziale con Russia, Cina, India, Europa e una autorevole rappresentanza delle aree restanti, per esaminare e risolvere congiuntamente i principali problemi che potrebbero essere di ostacolo alla convivenza pacifica e allo sviluppo di un mondo sempre più globalizzato qual è quello di oggi».

Poi magari non si sarebbe riusciti a farne niente lo stesso ma almeno: 1) avrebbe fatto un primo passo impostato sul dialogo e non sullo scontro armato; 2) avrebbe messo tutti di fronte alle proprie responsabilità togliendo a Putin il pretesto per agire militarmente in presenza di una proposta di dialogo; 3) avrebbe stanato la Cina spingendola a far vedere se e quanto tiene più ai rapporti commerciali con gli Usa (andati in malora con l’amministrazione Trump) e con l’Europa o a un’alleanza militare con Putin; 4) avrebbe dato all’Europa una parvenza di rilevanza autonoma mostrandola al resto del mondo come un soggetto quasi indipendente anziché come un cagnolino al guinzaglio; 5) avrebbe mostrato per la prima volta nei confronti dell’India e delle altre aree del mondo la considerazione dovuta a dei Paesi in via di sviluppo facendoli sentire protagonisti della scena mondiale anziché semplici terre di conquista.

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Insomma si sarebbe potuto guadagnare sul campo addirittura il premio Nobel per la pace: lo hanno dato a Obama, volete che con una iniziativa del genere non lo avrebbero dato anche al vecchio Joe, a prescindere dal risultato ma solo per averci provato?

E invece no, il presidente Biden ha adottato una strategia diversa: nonostante fossero mesi ormai che aspettava l’aggressione di Putin nei confronti dell’Ucraina ha saltato a pie’ pari ogni possibile tentativo di dialogo internazionale allargato e al momento opportuno è partito in quarta a far vedere chi ha la voce più grossa: «Gliela faremo pagare cara», «Difenderemo ogni centimetro di terreno della Nato»… per non parlare poi delle esternazioni “a titolo personale” in eventi pubblici, che la dicono lunga sulla lucidità dell’uomo prima ancora che del capo di Stato.

Ma tant’è, a questo punto siamo arrivati… e che Dio ce la mandi buona!

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Achille Nobiloni
Achille Nobiloni
Nato a Frascati (Roma) nel 1952. Giornalista pubblicista. Dieci anni corrispondente del Messaggero dalla provincia; quindici anni redattore dell'agenzia Staffetta Quotidiana Petrolifera, venti anni dirigente d'azienda in Agip Petroli e in Eni nella direzione Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali. Attualmente in pensione, appassionato di storia locale e arte.
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