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Fiori Picco: «Scrivo per preservare la memoria del passato»

Il suo ultimo libro ha ottenuto la menzione d'onore al Premio Buonarroti: racconta i rituali barbari verso le giovani cinesi di etnia Dulong

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In una terra inospitale e selvaggia, definita dall’Unesco la fascia terrestre più ricca di biodiversità, quattro donne anziane con i visi tatuati vivono sole e ai margini. Sono le ultime e rare testimoni di Bhaktu, un rituale barbaro che per secoli sfigurò molte adolescenti condizionando le loro vite. Tutelare queste donne diventa un dovere civico e morale. Una giovane assistente sociale giunta da lontano prenderà a cuore la loro situazione.

È questa la storia che racconta la scrittrice e sinologa Fiori Picco con la sua ultima opera Il Circolo delle Donne Farfalla – Mugao e Bhaktu ambientata nella Cina meridionale, Yunnan Nord-occidentale, Gorgia del Nujiang, tra Tibet e Birmania, nel 2016, con salti temporali fino al 1700 e inizi del Novecento, che si è aggiudicata il Premio internazionale Michelangelo Buonarroti 2022, sezione narrativa: diploma d’onore con menzione d’encomio.

Fiori, ti eri mai occupata prima di scrivere di rituali barbari?

Fiori Picco
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«Nel mio precedente romanzo intitolato Yao parlo di Dujie, un rituale taoista di iniziazione o di passaggio che tutti i ragazzi maschi adolescenti della tribù Yao di Landian devono affrontare e superare per essere accettati come veri uomini dalla comunità. Il rituale consiste in quattro terribili prove che richiedono coraggio, forza e resistenza al dolore e che mettono a rischio la salute psicofisica degli adolescenti. Parlo inoltre dell’usanza atroce dei piedi fasciati che per secoli sottomise le bambine cinesi a un sistema maschilista e patriarcale, negando loro qualsiasi diritto e in certi casi portandole alla morte».

«I piedini di loto delle donne cinesi altolocate e la farfalla Mugao tatuata sul viso delle giovani di etnia Dulong della Gorgia del Nujiang rientrano nella lista delle cosiddette pratiche di modificazione corporea ma, mentre si parla spesso della fasciatura dei piedi, del rituale Bhaktu non si sa quasi nulla e si trovano pochissime notizie anche sui motori di ricerca. Per questo ho sentito il dovere di raccontare la storia delle quattro protagoniste».

A chi affidi la voce narrante in queste pagine?

«La voce narrante è Mila, una studentessa universitaria del capoluogo di Provincia Kunming, che decide di prendersi un anno sabbatico dagli studi per intraprendere un’esperienza di volontariato in mezzo al popolo Dulong. Nello specifico si prende cura delle donne-farfalla sollevandole dai disagi, dalla povertà e dall’emarginazione. Conobbi Mila e sua madre quando vivevo nello Yunnan; all’epoca Mila era una ragazzina di undici anni dall’indole ribelle. Insieme compimmo un viaggio avventuroso e arrivammo sul confine con la Gorgia. Il tunnel non era ancora stato aperto, perciò visitammo l’ultimo villaggio accessibile e ascoltammo storie interessanti narrate dall’oste e dagli altri indigeni. Con l’apertura del tunnel Mila ormai ventenne decise di trasferirsi nel distretto del Nujiang. Il suo è stato soprattutto un viaggio interiore che l’ha portata a riconsiderare la sua vita e a diventare una persona inclusiva, aperta alle possibilità e al perdono. Questo libro è un romanzo di formazione che, oltre a presentare una realtà culturale estremamente diversa dalla nostra e una parte di storia cinese a molti ancora sconosciuta, si focalizza sulla ricerca dell’identità individuale e sulla riscoperta dei sentimenti».

Anche tu a vent’anni, appena laureata, lasciasti l’Italia per avventurarti in Cina. Che cosa ti ha dato vivere là?

«Vivere nello Yunnan è stata un’esperienza costruttiva e formativa sotto l’aspetto sociale, linguistico, antropologico e letterario. Insegnare lingue straniere e cultura europea al Dipartimento del turismo della Yunnan Normal University di Kunming mi ha arricchito il bagaglio culturale e mi ha permesso di interagire con allievi e colleghi di diversi gruppi etnici, di ascoltare le storie dei loro villaggi, di apprendere usi, costumi e tradizioni affascinanti. I miei studenti erano un po’ più giovani di me, per questo è stato possibile instaurare un rapporto di fiducia e di amicizia. La città di Kunming, con la sua cultura multietnica e con le periferie rurali, è stata una preziosa fonte di ispirazione. Il paesaggio e il folclore locali sono unici e trovando innumerevoli spunti ho iniziato a scrivere i miei primi racconti e romanzi.  Oltre a insegnare ho lavorato anche come interprete nelle fabbriche venendo a stretto contatto con la gente, viaggiando e visitando le campagne e le zone di confine. Ho scoperto etnie rare e in via di estinzione che ho intervistato, a volte vivendo nelle loro case. Le loro testimonianze sono tutte raccolte nei miei libri».

L’importanza della memoria deve essere inculcata nei giovani affinché non siano dimenticate le proprie origini. Era questo il messaggio finale che volevi dare con questa ultima tua opera?

«I Dulong sono un’etnia in via di estinzione sotto l’egida dell’Unesco, le donne-farfalla sono chiamate i fossili viventi della Gorgia in quanto sono le ultime e rare testimoni di una civiltà antica e tribale la cui memoria deve essere preservata. Il governo locale ha attuato progetti di modernizzazione della zona per migliorare le condizioni di vita dei Dulong e sta compiendo grandi sforzi per preservare e tramandare questa cultura. In Occidente si sa pochissimo di ciò che è avvenuto in questa parte di Cina dal punto di vista storico. Sono riuscita a ricostruire le origini e le vicissitudini dei nativi e i loro rapporti con altri gruppi etnici. Non bisogna dimenticare le atrocità della storia; la memoria del passato dovrebbe insegnare ai giovani a non ripetere gli stessi errori e a ricordare le proprie radici. Purtroppo la storia ci insegna che l’umanità è propensa a dimenticare in nome dell’egoismo e del senso di prevaricazione».

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Lisa Bernardini
Lisa Bernardinihttps://lisabernardini.it/
Toscana di nascita ma romana d’adozione; nasce nel 1970. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Presidente dell’Associazione Culturale “Occhio dell’Arte APS”, direttore artistico. Si occupa di organizzazione eventi, informazione, pubbliche relazioni e comunicazione. Segue professionalmente per lo più personaggi legati alla cultura, all'arte  e alla musica. Fine Art Photography. 
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