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Coop agricola “Sant’Antonio”: 70 anni di cammino fra tradizione e innovazione

Nata nel 1952 in provincia di Bologna, in un territorio gravato dal latifondismo e con la crisi economica e sociale dell'immediato dopoguerra

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Un traguardo eccezionale: 70 anni di attività. Li ha compiuto la cooperativa “Lavoratori agricoli di Sant’Antonio”, aderente ad Agci Emilia Romagna, l’articolazione regionale dell’Associazione generale cooperative italiane. Ecco la testimonianza di Carlo Martelli, presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa, una delle prime ad aderire alla allora neonata Agci, con una storia ricca di spunti di riflessione sulla società e sul mondo del lavoro dell’epoca.

Quando e dove nasce la Società agricola “Lavoratori agricoli S. Antonio”? Ci può raccontare la storia, così importante essendo una delle primissime cooperative aderenti ad Agci?

«Quando nacque la cooperativa correva l’anno 1952, a Medicina, in provincia di Bologna. Erano gli anni del dopoguerra, anni difficili per il lavoro, con il latifondismo dominante e la guerra da poco terminata che aveva aggravato una situazione economica e sociale già precaria. Erano gli anni delle grandi ideologie politiche, anni in cui dominavano la Democrazia cristiana e il Partito comunista e nel nostro territorio esistevano già diverse cooperative di lavoratori ad essi affiliate. Fu in quegli anni che alcune famiglie, con un pensiero politico diverso da quello dominante, concepirono un’idea socialista di società e, con l’aiuto di qualche politico e professionista locale, crearono nel 1948 un collettivo di lavoro che poi sfociò nel 1952 nella costituzione della nostra cooperativa “Lavoratori agricoli di S. Antonio di Medicina”».

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«Ricavarsi uno spazio di lavoro in quei tempi non fu facile: vi erano diverse manifestazioni ostili che crearono stati d’ansia, apprensione nelle lavoratrici e nei lavoratori, tanto che le forze dell’ordine intervennero per un lungo periodo in loro soccorso. In principio venivano lavorati terreni presi in affitto dalle grandi società latifondiste ma a metà degli anni Cinquanta iniziarono gli acquisti di terreni e tenute ancora oggi di proprietà».

«Col passare degli anni la cooperativa consolidava il proprio patrimonio e cresceva il numero dei soci lavoratori. L’ideale di “socialismo democratico” trovò qui terreno fertile grazie anche alla vicinanza con Molinella, comune in provincia di Bologna, dove il pensiero e l’influenza di Massarenti e Martoni furono di enorme supporto. Negli anni Settanta la cooperativa visse il suo periodo di massima espansione. La riforma agraria di quel tempo e i bassi tassi di interesse permisero al consiglio di amministrazione e ai soci di completare le ultime acquisizioni e di fare grandi investimenti in termini di infrastrutture e macchinari».

«Negli anni Ottanta, i prezzi dei prodotti agricoli stagnanti, l’aumento dei salari e dei contributi, condussero la cooperativa a uno stato di crisi e si rese allora inevitabile, per risanare bilanci passivi, procedere alla cessione di un ramo dell’azienda con conseguente riduzione del personale. Con la nuova politica comunitaria degli anni Novanta, in cui si poneva grande attenzione all’ambiente con la creazione di zone verdi e l’uso consapevole di prodotti antiparassitari e la conseguente erogazione di contributi, la cooperativa ha lentamente ripreso vigore fino ad arrivare nel 2011 all’investimento di alcuni milioni per la produzione di energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici. Una scelta che nel tempo si è rivelata economicamente positiva».

«E se la storia è testimonianza del passato e della memoria, non possiamo non ringraziare quelle persone che hanno creduto fermamente in un progetto di vita sociale, coordinate da un uomo, il primo presidente: Guerrino Pasquali, che si è speso fino all’ultimo respiro a tale scopo. Solo attraverso la conoscenza della storia si può migliorare e crescere per un futuro migliore».

Quali sono le principali attività della cooperativa?

«Ci occupiamo essenzialmente di produzioni di seminativi, frutteti. Il nostro settore è prettamente agricolo. Fino al 1994 abbiamo gestito un allevamento di bestiame, producendo anche latte di alta qualità. Abbiamo in gestione, inoltre, da gennaio 2011, un campo fotovoltaico da un megawatt, grazie al quale è possibile coniugare sostenibilità e stabilità economica».

«Conferiamo grano, cereali. I nostri prodotti vanno principalmente nel Nord Italia. Produciamo anche erba medica di alta qualità. La zona di Medicina, un comune in provincia di Bologna, ha dei terreni adatti per questo tipo di coltivazione: quindi un prodotto come il parmigiano reggiano ne trae beneficio in termini di qualità e bontà».

Quanti soci fanno parte della cooperativa?

«Siamo in 9 soci lavoratori, anche se l’azienda, per la precisione, ha 20 soci ex lavoratori che sono andati in pensione e sono rimasti nella cooperativa per affetto».

Avete celebrato i 70 anni?

«Si, abbiamo festeggiato anche se la pandemia da covid-19 ci ha, purtroppo, limitato. Nell’occasione sono intervenuti: il vicepresidente regionale di Agci Emilia-Romagna, Emanuele Monaci, l’assessore comunale all’agricoltura di Medicina, Massimo Bonetti, i rappresentanti di cooperative ed enti di Medicina, la dottoressa Isabella De Luca, nostra commercialista e fiscalista. Assente giustificato, causa Covid, il revisore dei conti, il dottor Gianni Scola. Oltre ai soci lavoratori e ai pensionati, hanno presenziato alcune persone che, per la loro attività o per rapporti di amicizia, orbitano nella sfera dell’azienda».

La cooperativa ha aderito subito ad Agci?

«Considerando che Agci quest’anno compie 70 anni, come noi, direi di sì. Il numero d’iscrizione della cooperativa è 1319. Con il presidente di Agci Emilia-Romagna, Massimo Mota, ci conosciamo da decenni e il nostro rapporto si è sempre basato sul dialogo, il confronto e la stima reciproca».

Progetti per il presente e per il futuro.

«Speriamo di crescere e ingrandirci. Sul campo energetico ci stiamo guardando intorno. Per i biodigestori, purtroppo, siamo una realtà piccola: puntiamo dunque sul fotovoltaico. I biodigestori sono dispositivi o impianti di riciclaggio che decompongono i rifiuti organici tramite batteri anaerobi, generando biogas. È possibile, infatti, utilizzare le deiezioni animali per la produzione di biogas e riciclare i residui come fertilizzanti. Penso che abbiamo tutti i requisiti per aumentare la superficie di terreno lavorato sia in affitto sia con atto di compravendita».

Avete avuto problemi con la siccità? Quest’anno il primo semestre del 2022 è stato classificato come il più caldo di sempre. La siccità è stata devastante soprattutto per le rese agricole. Sono stati calcolati cali medi del 30% e mai come quest’anno il caldo ha messo seriamente in ginocchio i comparti dell’agricoltura, già provati da due anni di Covid e dagli eccessivi rincari dei costi di produzione ed energia.

«Abbiamo investito sull’irrigazione ed essendo i nostri terreni attraversati da vari canali la siccità per noi non è stato un grave problema. Probabilmente se avesse piovuto sarebbe andato meglio. Le produzioni hanno avuto un calo dalle nostre medie aziendali di circa 8-10%. Possiamo quindi affermare che la siccità ci ha toccato in modo marginale, per fortuna. Abbiamo dovuto affrontare l’aumento dei costi, carburanti e concimi, ma l’aumento dei prodotti, soprattutto dei cereali, ha compensato il maggiore onere di produzione».

Ci sono solo uomini a lavorare?

«No, ci sono due donne che lavorano in campagna, svolgendo gli stessi compiti degli uomini».

Cosa vuol dire cooperare per lei?

«Lavorare insieme per raggiungere un unico obiettivo: il bene comune. Cooperare significa credere, condividere gli stessi valori e principi quali solidarietà, sviluppo sostenibile, valorizzazione del territorio. Vuol dire essere solidale con gli altri. Condividere un cammino fatto di passato, presente e futuro».

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Mascia Garigliano
Mascia Garigliano
Orgogliosamente calabrese, romana d’adozione. Nata nel 1983, giornalista professionista dal 2010. Attualmente sono responsabile ufficio stampa di AGCI (Associazione generale cooperative italiane). La scrittura e la lettura sono il mio pane quotidiano. Ho esperienza come redattrice, addetta stampa, social media manager e organizzatrice di eventi. Adoro viaggiare, fisicamente e con la fantasia. Il tempo libero lo passo a cucinare, nuotare e boxare. Particolare predilezione per i cani, amo la natura e i casolari in campagna, con mare annesso. Un mio motto? “Può cambiare il modo di comunicare ma il giornalismo rimane pur sempre il Quarto potere”.
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