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Saper vedere quel che gli altri non vedono

“Leonardo Del Vecchio”, libro di Ebhardt sul fondatore di Luxottica da poco scomparso: una storia dentro la storia dell'Italia di quei tempi

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Quanti di noi “guardano” una cosa ma non la “vedono”? O almeno non la vedono nella sua interezza, in tutte le sue potenzialità? Leonardo Del Vecchio nel mondo degli occhiali capitò quasi per caso, passando per una fabbrica di medaglie e distintivi, eppure nel guardarlo da vicino seppe vedere, forse come nessun altro mai, tutte le opportunità industriali e commerciali che quel mondo offriva lungo tutte le varie fasi in cui era articolata la catena produttiva e distributiva di un prodotto così versatile e diffuso quali sono appunto gli occhiali, siano essi da vista, da sole, accessori di moda o magari, sempre di più in un futuro anche prossimo, strumenti multimediali aperti a tanti usi diversi al pari dei telefonini cellulari, dei dispositivi Gps, degli smart-watch e di tante altre diavolerie del genere.

Ecco, un pregio del libro di Tommaso Ebhardt “Leonardo Del Vecchio”, andato in libreria appena due o tre mesi prima della scomparsa del suo protagonista e uno dei libri meglio scritti che mi sia recentemente capitato di leggere, è secondo me quello di contestualizzare la storia di Del Vecchio nell’Italia di allora non limitandosi a raccontare una bella favola romantica tutta incentrata sull’orfanello povero diventato ricco ma, al contrario, descrivendo quale fosse la situazione del mondo a cui quell’orfano ormai quattordicenne stava affacciandosi e mettendo bene in evidenza quali fossero le cose che sfuggivano ai più e che invece il giovane Leonardo riusciva a vedere bene, costruendoci sopra la propria fortuna animato com’era dall’ambizione di risultare sempre il migliore in tutto quel che faceva.

E stando a quel che Ebhardt racconta e i fatti hanno dimostrato, un’altra particolarità di Leonardo Del Vecchio che ha contrassegnato tutta la sua vita è stata il non accontentarsi mai dei risultati raggiunti ma guardare costantemente avanti in cerca di sempre nuovi obiettivi e traguardi e tutto questo il libro lo spiega bene in una lettura avvincente ed esaltante che porta a divorare le oltre trecento pagine di storia tutte in un sol giorno.

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Una storia che non è, o lo è solo in parte, quella raccontata dallo stesso Del Vecchio, che non amava molto parlare di sé e meno ancora farsi bello e mettersi in mostra, ma quella ricostruita dall’autore in tre anni di ricerche, viaggi, incontri e interviste con i protagonisti dell’epoca; una storia, quella della Luxottica, inserita nella storia dell’Italia di quei tempi; una storia che capitolo dopo capitolo, intuizione dopo intuizione, difficoltà dopo difficoltà, tappa dopo tappa, traguardo dopo traguardo, racconta la nascita, lo sviluppo e il consolidamento di quella che nell’arco di sessant’anni, partendo da zero, è diventata la maggiore realtà mondiale nel settore degli occhiali.

È una storia, questa raccontata da Ebhardt, fatta di una serie di capitoli e singoli episodi di cui non voglio anticiparne o svelarne nessuno, neanche in parte, per lasciare al lettore il piacere di scoprirli e assaporarli tutti da solo uno dopo l’altro e da solo cogliere l’essenza, e gli insegnamenti, del “delvecchiopensiero” che ha caratterizzato quest’uomo facendone un industriale diverso da tutti gli altri del suo tempo, un uomo che sapeva vedere quel che gli altri non vedevano.

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Achille Nobiloni
Achille Nobiloni
Nato a Frascati (Roma) nel 1952. Giornalista pubblicista. Dieci anni corrispondente del Messaggero dalla provincia; quindici anni redattore dell'agenzia Staffetta Quotidiana Petrolifera, venti anni dirigente d'azienda in Agip Petroli e in Eni nella direzione Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali. Attualmente in pensione, appassionato di storia locale e arte.
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