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lunedì 27 Giugno 2022
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Ucraina: l’Europa “timida” ha lasciato il campo dell’iniziativa diplomatica

Non rivendicando un ruolo autonomo per mediare tra le parti in causa, la Ue ha favorito un “improbabile” Erdogan e la propaganda muscolare

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Quello che sta succedendo nella guerra in Ucraina è quel che succede quando si procede in ordine sparso, senza un piano preciso, con la volontà di essere tutti il primo a intervenire, il più forte e il più bravo. Se ti butti in un’impresa come questa devi essere perfettamente cosciente di quali possono essere le tappe del percorso, le mosse che puoi fare, le possibili contromosse della controparte e le tue eventuali contro-contromosse. Insomma non ha alcun senso continuare a dire «ti faccio vedere io», «te la farò pagare cara» non dicendo, e forse neanche sapendo, come fare a farlo.

Un atteggiamento del genere, peraltro muovendosi ognuno per conto proprio, serve solo a far vedere le tue indecisioni, le tue paure e a perderti per strada la Cina e altri possibili alleati e a lasciare il pallino di una ormai difficile soluzione diplomatica in mano a un mediatore improbabile come Erdogan al quale in caso di successo dovresti peraltro pagare chissà quale cambiale.

Che sia disposto a usare la bomba atomica Putin lo ha detto da subito; da quest’altra parte noi stiamo invece facendo la voce grossa con generiche minacce di “fargliela pagare cara” buone solo a farlo sentire più forte e a invogliarlo a una progressiva escalation per venire a vedere cosa siamo veramente disposti a fare sul piano militare. Questo però è un gioco davvero pericoloso perché il rischio è quello di ritrovarsi alla fine ad aver varcato un punto di non ritorno… con tutte le possibili conseguenze.

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A Cuba Kennedy attuò un blocco navale dando implicitamente un ultimatum di fronte al quale le navi russe invertirono la rotta e tornarono indietro. In Ucraina invece giorno dopo giorno le atrocità si susseguono sempre più gravi e morte e distruzione continuano a dilagare non si sa fin dove e fino a quando, con gli ucraini che cominciano a sentirsi traditi e abbandonati dopo essere stati prima incitati a resistere forti di un appoggio militare offerto da un Occidente che però non aveva idea di fino dove si sentisse disposto ad arrivare oltre le semplici forniture di armi.

Ecco perché la cosa andava affrontata fin da subito in sede diplomatica.

In che modo? Coinvolgendo fin da subito la Cina.

Chi avrebbe dovuto farlo? L’Europa, ammesso che un’Europa unita esista veramente. L’Europa meglio degli Usa che con la Cina negli ultimi anni hanno solo fatto a schiaffi a suon di sanzioni e ripicche.

In che modo si sarebbe dovuta muovere l’Europa? Rivendicando un proprio ruolo autonomo e facendo da mediatore tra tutte le parti in causa dicendo ad americani e cinesi: «La Russia è europea e con i russi ce la vediamo noi. Voi americani e cinesi aiutateci a convincere la Russia che non vale la pena fare una guerra mondiale per una questione di confini; mettiamo tutti i veri problemi sul tavolo e discutiamone tutti insieme».

Non so bene cosa si sarebbe potuto ottenere ma vedo purtroppo che avendo scelto la strada che è stata scelta sta succedendo proprio quel che fin dall’inizio temevo sarebbe successo: 1) morte, distruzione e sofferenze infinite in Ucraina; 2) escalation militare; 3) allontanamento di ogni possibile soluzione diplomatica.

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Achille Nobiloni
Nato a Frascati (Roma) nel 1952. Giornalista pubblicista. Dieci anni corrispondente del Messaggero dalla provincia; quindici anni redattore dell'agenzia Staffetta Quotidiana Petrolifera, venti anni dirigente d'azienda in Agip Petroli e in Eni nella direzione Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali. Attualmente in pensione, appassionato di storia locale e arte.
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