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Premio nazionale “Melina Doti”: come le proprie radici diventano arte e cultura

A Potenza premiazione dei vincitori della seconda edizione del concorso letterario che promuove il rapporto con la propria terra di origine e il dialogo fra generazioni

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Le proprie radici, il rapporto con la terra d’origine, il dialogo fra le generazioni, gli strumenti e le idee per salvare l’economia del Sud Italia e non solo di esso. Ce ne sono di spunti e anche di emozioni nel premio letterario nazionale “Melina Doti”, non a caso intitolato a una scrittrice che ha saputo portare in tutta Italia e nel mondo la bandiera delle tradizioni e della cultura della sua terra, la Basilicata.

Il premio ha vissuto il momento clou della sua seconda edizione a Potenza, con la cerimonia di premiazione che ha incoronato Flavia Pankiewicz, giornalista e scrttrice di origine polacca che vive e lavora a Lecce. Con il suo racconto “Altrove”, Pankiewicz ha voluto narrare la storia di Julia nel difficile percorso delle pandemia: un viaggio dentro se stessa fra paure e tristezze, per approdare ad un finale coraggioso e catartico. Opera significativa non solo del rapporto con il territorio, ma anche strumento per interpretare i nostri giorni in una chiave molto personale e profonda.

Il premio “Melina Doti”, rivolto ad autori italiani o stranieri residenti in Italia, è riservato a scrittori ultracinquantenni: un modo per ricordare il percorso letterario della scrittrice a cui è intitolato, che lei ha iniziato dopo i 50 anni. È stata una donna simbolo in diversi ambiti artistici, autrice di racconti, romanzi, poesie e sognanti opere pittoriche, con una produzione di qualità che le è valsa diversi riconoscimento e titoli accademici ad honorem.

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Dopo la vincitrice, alla quale è andato il primo premio di 500 euro, si sono classificati il giornalista ed editore Gino Dato, di Bari, con “L’acqua e la farina”, secondo premio del valore di 250 euro, e la scrittrice e giornalista Chicca Maralfa, barese anch’ella, con “Noi, terra di nessuno”, terzo premio del valore di 200 euro.

Dato nella sua opera parla del coronavirus ricorrendo alla metafora del naufragio, simbolo del dramma che spinge ciascuno a pensare all’essenziale. Maralfa dà una lettura molto originale della pandemia, dal punto di vista di chi è in ansia per una persona cara a causa di una patologia diversa dalla covid, che l’emergenza per questa devastante malattia dei nostri giorni rende difficoltoso assistere.

A decidere la graduatoria finale, una giuria presieduta dalla giornalista Carmen Lasorella e composta, tra gli altri, dal presidente dell’Ordine dei giornalisti della Basilicata, Domenico Sammartino, e da Rocco Perrone, sindaco di Sasso di Castalda.

È il piccolo comune in provincia di Potenza che unisce le origini di Melina Doti con quelle della famiglia di Rocco Petrone, l’ingegnere italoamericano che ha diretto i lanci spaziali della Nasa e che 52 anni fa ha contribuito a portare l’umanità sulla Luna con l’Apollo 11.

In suo onore, il suo quasi omonimo sindaco di oggi ha voluto e inaugurato nella cittadina lucana, poco più di quattro anni fa, il “Ponte alla Luna”: un ponte tibetano che rappresenta una suggestiva attrazione nel cuore dell’Appennino Lucano. È un percorso naturalistico composto, tra l’altro, da due attraversamenti del Fosso Arenazzo: uno lungo 95 metri sospeso a 70 metri di altezza e un altro, a campata unica, di 300 metri a 120 metri di altezza.

La cerimonia di premiazione della seconda edizione del premio “Melina Doti”, organizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura e con la Direzione regionale dei musei della Basilicata si è svolta in un luogo che ben ne rappresenta lo spirito di manifestazione rivolta alla valorizzazione della propria terra di origine: il Museo archeologico nazionale di Basilicata.

La serata è stata condotta da Savino Zaba, conduttore televisivo e “voce” di Radio 1, e dalla giornalista Anna Langone, ideatrice del premio e figlia di Melina Doti.

Langone ha anche proposto la clip “Scene da un cassonetto”, tratta dall’omonimo racconto di Onofrio Pagone, vincitore della prima edizione, e una serie di videomessaggi di noti personaggi lucani: l’attore e regista Domenico Fortunato, l’attore Nando Irene, la giornalista e scrittrice Isa Grassano, il comico e cabarettista Dino Paradiso.

Presente anche la consigliere del Comune di Potenza, Angela Blasi, già presidente della Commissione regionale pari opportunità, che continua a patrocinare il premio anche con l’attuale presidente, Margherita Perretti.

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Stefania Basile
Sono nata nel 1977 all'estremità meridionale della Calabria tirrenica, nella città di Palmi, che si affaccia sullo stretto di Messina e sulle splendide isole Eolie. Amo le mie origini e Roma, la città dove vivo per motivi professionali. Come diceva la grande Mia Martini: «il carattere dei calabresi a me piace moltissimo. Possiamo sembrare testardi, un po' duri, troppo decisi. In realtà siamo delle rocce, abbiamo una grande voglia di lavorare e di vivere. Io non sono di origine, io sono proprio calabrese!».
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