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Paulownia, una risorsa per l’ambiente e una coltura redditizia

Al Senato si parla della pianta “anti-inquinamento”. Un ettaro assorbe 1.200 tonnellate l'anno di CO2: le emissioni di un'auto in 100mila km

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È stato presentato il 7 febbraio, nella sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro del Senato, il progetto “Paulownia: alberi, ambiente, salute e nuove prospettive”. L’evento è stato organizzato su iniziativa del senatore Antonio Trevisi, della Commissione Ambiente, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e del Politecnico di Torino.

La conferenza ospitata dal Senato ha voluto mettere in luce il grandissimo potenziale della Paulownia, albero in grado di stoccare enormi quantitativi di CO2: ogni ettaro coltivato, considerando 600 piante, assorbe in un anno 1.200 tonnellate di biossido di carbonio, pari alle emissioni rilasciate da un’auto in 100mila chilometri. Inoltre, rappresenta un aiuto per il suolo, per la rigenerazione e la bonifica di terreni contaminati, nonché un’oasi per le api, grazie alla sua fioritura importantissima, e un bacino di proprietà e molecole importanti per la medicina e la bio nutrizione.

Ci sono poi i vantaggi per chi coltiva. Tra tutti, sono stati sottolineati l’accrescimento veloce, la produzione elevata e costante nel tempo e la buona qualità della biomassa estraibile. La Paulownia inoltre è caratterizzata da notevole capacità pollonifera e dalla grande resistenza ai patogeni.

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Tra i relatori, insieme al senatore Trevisi, sono intervenuti Marcello Merlino e Daniele Berruti di Paulownia4Planet, Mauro Giorcelli del Politecnico di Torino, che ha illustrato il progetto Biochar e l’Associazione Ichar, Ettore Novellino dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Matteo Micucci dell’Università di Urbino sulla Nutraceutica, Giancarlo Zema su Paulownia e architettura green.

Ospite d’onore dell’incontro Piera Levi Montalcini, nipote del premio Nobel Rita, che, partendo proprio dalla Paulownia, ha dato vita nel 2023 al progetto di ricerca Levi Montalcini Foundation.

Il professor Giorcelli, in particolare, ha illustrato le caratteristiche e i vantaggi del Biochar, risorsa per i coltivatori e per intrappolare i gas serra e rimuoverne le tonnellate già presenti nell’aria. Il Biochar, infatti, sostenuto dall’Associazione italiana Biochar Ichar, la no-profit che promuove soluzioni tecnologiche, studi attività dimostrative e formative sull’applicazione di biochar in agricoltura (associazione italiana, peraltro, pioniera tra le associazioni mondiali che si occupano di questa tecnologia), viene prodotto attraverso un processo di pirolisi. In questo processo le biomasse vegetali vengono riscaldate in una condizione di deficit di ossigeno, attivando il ciclo CO2 negativo. Il risultato è un materiale solido, accompagnato da biocombustibili liquidi e gassosi destinabili alla generazione energetica.

Alessio Ciaccasassi

«Il Biochar ci appassiona e ci riguarda da vicino – ha detto Alessio Ciaccasassi, responsabile del settore agroalimentare di Agci (Associazione generale delle cooperative italiane) – e già una nostra cooperativa associata ad Agci Umbria sta portando avanti questo approccio unico che prevede un progetto di vendita di crediti di carbonio alle aziende che desiderano migliorare il loro bilancio di sostenibilità, usando il ricavato per rigenerare i suoli italiani. Parliamo della Localcarbon Italia che acquista e dona Biochar agli agricoltori locali, insegnando loro a migliorare i protocolli di compostaggio al fine di coltivare e reintegrare tutti i microrganismi essenziali persi a causa dell’agricoltura intensiva».

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