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Olimpiadi: il secondo argento per la scherma azzurra a squadre

Risultato storico per l’Italia e in particolare per Montano, che porta a casa la quinta medaglia in altrettante edizioni olimpiche dal 2004 ad oggi. Per l’Italia è il quindicesimo podio in Giappone, il sesto secondo posto.

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Luca Curatoli, Aldo Montano ed Enrico Berrè (con Luigi Samele in panchina dopo l’infortunio in semifinale con l’Ungheria) vengono sconfitti 45-26 dalla Corea del Sud in finale e si accontentano di una medaglia d’argento comunque storica per Montano, al suo quinto podio olimpico in altrettante edizioni dei Giochi. Per l’Italia è la quindicesima medaglia in Giappone, la sesta d’argento.

Equilibrio nel primo giro di assalti con la Corea del Sud che al termine conduce 5-4: bravo Luca Curatoli a contenere il coreano Kim. Nel turno successivo però Aldo Montano subisce un pesante parziale di 5-0 e la Corea scappa sul 10-4; Enrico Berrè nel terzo giro non riesce a rimediare e il distacco diventa di 15-6. Di nuovo Montano in pedana per il quarto giro di assalti ma purtroppo l’andamento con cambia: il livornese riesce a mettere a segno un solo assalto e la medaglia d’oro, di fatto, comincia a volare verso la Corea del Sud, che conduce 20-7.

Quinto round con Luca Curatoli che prova ad avviare la rimonta, ma ormai i coreani sono lanciati, Gu è scatenato e in fiducia e il 25-11 a favore degli asiatici getta nello sconforto gli azzurri. Nel sesto assalto Enrico Berrè riesce ad issarsi sul 17-30, ma Montano nel duello successivo perde il terzo assalto su tre e saluta così la sua quinta Olimpiade senza riuscire a ripetere l’impresa delle semifinali. 35-20 per la Corea che a questo punto nei due giri successivi deve solo amministrare fino al 45-26 e alla meritata medaglia d’oro.

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Riassumendo, la sciabola maschile a squadre regala all’Italia della scherma la quarta medaglia all’Olimpiade di Tokyo 2020: un argento prezioso, al termine di una grande cavalcata che si è interrotta solo contro la Corea, oro grazie al successo per 45-26 in finale. Enrico Berrè, Luca Curatoli, l’argento individuale Luigi Samele e il capitano Aldo Montano raggiungono il podio nel modo più spettacolare ed emozionante possibile.

Sotto i colpi degli azzurri prima finisce ko l’Iran dopo un match batticuore, chiuso all’ultima stoccata per 45-44, poi in semifinale una meravigliosa prestazione di squadra vale il successo sull’Ungheria per 45-43. Il ct Giovanni Sirovich, contro i magiari, ha inserito Montano al posto dell’infortunato Samele (per lui sospetta lesione del muscolo medio gluteo sinistro), e il capitano di mille battaglie, giunto alla quinta Olimpiade, ha fatto alla grande la sua parte, avviando la rimonta, proseguita da un eccellente Berrè e finalizzata nell’ultima frazione da Curatoli, che ha messo il punto esclamativo su un match di cui resterà memoria.

Altra musica, invece, contro la Corea in finale, dove gli azzurri sono sempre stati sotto nel punteggio cedendo 45-26. Un passivo pesante, che non offusca però un’eccellente gara e uno strepitoso argento. Il bronzo va all’Ungheria, quarto posto per la Germania.

Una medaglia voluta e combattuta fino alla fine

Il percorso degli azzurri oggi è stato tutt’altro che semplice, fin dal primo match di giornata che li ha visti sfidare l’Iran. In vantaggio 40-33, nell’ultima frazione Luca Curatoli ha dovuto però resistere all’avanzata avversaria, fino al 45-44 finale che ha fatto tremare il quartetto italiano, ma gli ha permesso di andare in semifinale.

«È stato difficile, purtroppo: non mi aspettavo quella rimonta da parte dell’Iran – racconta Curatoli –. Forse sono stato un po’ superficiale e pensavo sarebbe stato più semplice. Li ho sottovalutati, anche se loro stanno dimostrando di essere un’ottima squadra. Il mio ruolo è quello di chiudere gli assalti; oggi per due volte su tre mi è andata bene e quindi il bilancio è positivo».

In semifinale, contro l’Ungheria del campione olimpico Aron Szilagyi, l’Italia ha dovuto anche cambiare in corsa la sua formazione a causa dell’infortunio di Gigi Samele, fresco argento individuale in questa edizione di Tokyo 2020. «Mi è mancato – ha detto Samele – scendere in pedana. Quando sei lì vorresti fare di tutto per combattere fino all’ultima stoccata, ma non ero in grado. Ho cercato di supportare dalla panchina i miei compagni quando le acque si agitavano e tutto questo alla fine ha portato a una bellissima medaglia d’argento. Siamo felici e soddisfatti».

A prendere il suo posto è stato il capitano Aldo Montano che, alla sua quinta partecipazione olimpica, ha dato un contributo fondamentale per raggiungere l’ambito traguardo della finale a cinque cerchi. «Questi Giochi li ho aspettati un anno in più di quanto avevo preventivato – ha ammesso Montano – e ho sofferto perché ho tanti problemi fisici. È stato un anno complicato, ma è una gioia essere arrivato qua competitivo per la gara a squadre e avere dato il mio contributo nel portare a casa questa medaglia. Il mio ruolo era quello di partire dalle retrovie in supporto di una squadra già molto competitiva, poi con il problema fisico di Gigi sono salito in pedana e avere aiutato i miei compagni a raggiungere questo risultato è stato meraviglioso».

Una carriera leggendaria, quella di Montano, che ha conquistato la sua quinta medaglia olimpica: l’argento di oggi si aggiunge all’oro individuale e all’argento a squadre di Atene 2004 e poi ai due bronzi di Pechino 2008 e di Londra 2012. «La mia è stata una carriera e una vita meravigliosa – ha aggiunto lo sciabolatore livornese – fatta di tanti sacrifici, di sudore, di fatica, ma anche molto divertente e condivisa con tante persone. L’unico rimpianto è che è stata veloce: 17 anni volano in un soffio. Mi manca solo l’oro olimpico a squadre, ma oggi non era fattibile. Ci abbiamo creduto, ma non è bastato».

A chiudere il quartetto Enrico Berrè, autore di una grande prova in tutti gli assalti, il più costante e incisivo per i parziali messi a segno. «Siamo una squadra vera – ha detto – che non è solo la somma di quattro eccellenti individualità, ma anche l’unione di quattro persone che sanno sentirsi una cosa soltanto. Siamo orgogliosi di questa medaglia e ce la godiamo tutta, nonostante una finale non andata come volevamo».

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Raffaele Dicembrino
Giornalista professionista, ho iniziato la mia carriera come collaboratore de Il Tempo quotidiano ed in televisione su varie emittenti private. Nell'amore per questa professione e con il "vizio" di raccontare sempre la verità ho diretto radiogiornali e redazioni giornalistiche di televisioni locali. Molteplici gli articoli firmati su numerose testate giornalistiche nazionali e locali. Ho anche lavorato da ufficio stampa per politici e personaggi del mondo della cultura. Attualmente mi occupo principalmente di sport, spettacolo e di quanto avviene in Vaticano. Il mio motto? “Il vero dono non è la libertà ma come te ne servi”.
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