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Mentre si parla solo di guerra c’è chi lavora per costruire un nuovo ordine mondiale

Tra Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica alleanza sempre più salda. L'Occidente, Usa in testa e Ue al seguito, sa pensare solo alle armi

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Eppure non ci voleva un genio per capire che con la guerra non si sarebbe ottenuto niente. Perfino il Papa hanno trattato da scemo quando ha detto che occorreva trovare un nuovo modo per regolare i rapporti in un mondo nuovo ormai globalizzato, cioè la stessa cosa che Gorbaciov andava predicando dalla seconda metà degli anni ’80.

Dice: «Ma Putin è l’aggressore!». E chi lo nega? È da quando è al potere che aggredisce ma cosa è stato fatto in tutti questi anni per affrontare il problema?

E nei confronti della Cina come ci si è mossi e ci si sta muovendo? E così mentre Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica stringono rapporti e alleanze sempre più saldi in vista di un nuovo ordine mondiale (vedi il prossimo vertice del 23 giugno) l’Occidente, Usa in testa e Ue al seguito, sa pensare solo alle armi.

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Sono passati ormai quattro mesi dall’invasione dell’Ucraina (invasione che gli Usa dicevano di prevedere già da tempo): i morti (ucraini e russi) e la distruzione (tutta ucraina) sono difficili da quantificare; la guerra è ormai scomparsa quasi completamente dalle prime pagine dei giornali; è sempre più diffusa l’opinione che si tratterà di un conflitto molto lungo e cruento; la Russia rafforza le sue alleanze con i Paesi Brics (quelli elencati prima); gli Usa, come negli ultimi decenni, hanno la loro brava guerra lontana a sostegno del dollaro e della propria economia; la Ue, classico vaso di coccio in mezzo a quelli d’acciaio, ha già iniziato a pagare pesantemente le conseguenze economiche delle sanzioni e rimane in prima linea a pagare da sola anche le eventuali conseguenze di una possibile escalation territoriale della guerra; a pensare come regolare alleanze, rapporti di forza e collaborazione nel nuovo mondo globalizzato di domani sono solo Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica; gli Usa continuano a giocare alla guerra con gli occhi già puntati sulla Cina tenendosi ben stretta al guinzaglio la Ue che, nell’attesa di capire e decidere cosa vorrà fare da grande, continua a scodinzolare docile docile.

Mala tempora currunt e quelli che si profilano sembrano peggiori. Però tant’è: alla maggioranza delle persone la soluzione diplomatica era sembrata tanto sciocca da non essere nemmeno presa in considerazione e anzi trattata come una ipotesi senza senso. Si è quindi scelta senza esitazioni la via delle armi e questo è il risultato.

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Achille Nobiloni
Achille Nobiloni
Nato a Frascati (Roma) nel 1952. Giornalista pubblicista. Dieci anni corrispondente del Messaggero dalla provincia; quindici anni redattore dell'agenzia Staffetta Quotidiana Petrolifera, venti anni dirigente d'azienda in Agip Petroli e in Eni nella direzione Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali. Attualmente in pensione, appassionato di storia locale e arte.
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