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Quando sostenibilità ambientale, qualità e lavoro nascono dal mare

Le Op, organizzazioni di produttori: gestione responsabile di risorse e difesa dei prezzi. “La Sirena” di Terracina (LT): un caso emblematico

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Un Paese proteso nel Mediterraneo com’è l’Italia ha nella pesca una delle sue risorse storiche. Tante sono le imprese e moltissimi gli operatori impegnati nel settore. Quando i produttori si uniscono per garantire maggiore qualità, sviluppo e sostenibilità, possono nascere realtà molto attive e complesse. Un modello organizzativo che garantisce al cittadino la corretta gestione dell’intera filiera è rappresentato dalle Op, le Organizzazioni di produttori. Com’è la cooperativa di Terracina, sul litorale pontino del Lazio, presieduta da Antonio Di Lello.

Una sua presentazione. Chi è lei? Il suo percorso professionale?

«Sono Antonio Di Lello, dal 1980 lavoro alla Società Cooperativa “La Sirena”, con sede a Terracina, in provincia di Latina, in via Cristoforo Colombo 32. Nata il 19 aprile 1925, la cooperativa annovera soci di imprese di pesca sia “artigianale” sia “meccanica”. La società dal 1925 ad oggi è stata sempre attiva e, nel 2003, ha avviato la richiesta di riconoscimento quale Op (Organizzazione di produttori) ottenendo, nello specifico, il riconoscimento di “Organizzazione di produttori di Terracina”. Ha ottenuto anche il riconoscimento specifico per la qualità dei prodotti. Siamo orgogliosi di questo, soprattutto perché nel panorama nazionale delle Op è ad oggi l’unica attiva a possederlo».

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Cosa sono le Op?

«Semplificando il concetto di Op, queste non sono altro che delle organizzazioni di imprese di pesca o di acquacoltura che si pongono come obiettivo comune generale la gestione del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura, garantendone al contempo la sostenibilità ambientale e la redditività economica».

Qual è il vantaggio di queste Organizzazioni?

«È evidente il vantaggio delle Op, visti i punti salienti che esse devono perseguire, in merito alla gestione responsabile delle risorse e alla difesa dei prezzi di mercato, che indubbiamente si riflettono sulla condizione migliorativa dei redditi dei propri associati».

Gli Stati dell’Unione europea contribuiscono finanziariamente all’istituzione e alla gestione delle Op?

«Certamente si, pongono un forte interesse nei confronti delle organizzazioni di produttori, tanto che ne hanno sempre sostenuto finanziariamente la costituzione, sia nella prima fase della costituzione, sia con gli aiuti previsti alla predisposizione dei Ppc (Piani di produzione e commercializzazione».

Progetti per il presente e per il futuro.

«Per gli anni 2020, 2021, 2022 la nostra Op ha presentato un piano di produzione e commercializzazione che è incentrato principalmente su 2 punti determinanti. Il primo è la difesa del mercato e dei prezzi con il miglioramento del reddito dei partecipanti. Il secondo è una migliore immissione sul mercato dei prodotti commercializzati dalla Op».

Che influenza hanno avuto il caro-energia e il caro-carburante per le Op? E ora le cose sono migliorate?

Antonio Di Lello

«La crisi energetica ha avuto un grave impatto su tutte le strutture produttive e certamente non ha risparmiato le organizzazioni di produttori. Faccio riferimento, ad esempio, agli alti costi energetici, visto che la nostra Op dispone di una struttura operativa con celle frigorifere di congelamento e abbattitore della temperatura, nonché macchine per la produzione del ghiaccio, oltre tutto molto vetuste, per cui hanno un alto consumo di energia. Per quanto riguarda l’impatto sul caro carburante sui nostri associati, che sono tutte imprese di pesca, ha inciso e tutt’ora incide pesantemente sull’economia delle aziende e si riflette negativamente sul reddito dei pescatori. Il caro-gasolio per le nostre imprese assorbe il 65% dei ricavi e l’aumento di tali costi non è possibile scaricarlo sui consumatori, anche perché il mercato di riferimento è molto ristretto e con una grande concorrenza di prodotti congelati provenienti dall’estero».

Che influenza hanno avuto il caro-energia e il caro-carburante per le Op? E ora le cose sono migliorate?

«La crisi energetica ha avuto un grave impatto su tutte le strutture produttive e certamente non ha risparmiato le organizzazioni di produttori. Faccio riferimento, ad esempio, agli alti costi energetici, visto che la nostra Op dispone di una struttura operativa con celle frigorifere di congelamento e abbattitore della temperatura, nonché macchine per la produzione del ghiaccio, oltre tutto molto vetuste, per cui hanno un alto consumo di energia. Per quanto riguarda l’impatto sul caro carburante sui nostri associati, che sono tutte imprese di pesca, ha inciso e tutt’ora incide pesantemente sull’economia delle aziende e si riflette negativamente sul reddito dei pescatori. Il caro-gasolio per le nostre imprese assorbe il 65% dei ricavi e l’aumento di tali costi non è possibile scaricarlo sui consumatori, anche perché il mercato di riferimento è molto ristretto e con una grande concorrenza di prodotti congelati provenienti dall’estero».

Che cosa vorrebbe chiedere al nuovo governo?

«La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima di assumere questo incarico, in più occasioni ha parlato della possibilità di istituire un ministero del mare. Se così fosse, mi auguro che abbia competenze specifiche e di autorevolezza, che sia portavoce anche sui tavoli europei di una realtà come la pesca nel Mediterraneo, che ha aspetti diversi rispetto a quella oceanica».

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Mascia Garigliano
Mascia Garigliano
Orgogliosamente calabrese, romana d’adozione. Nata nel 1983, giornalista professionista dal 2010. Attualmente sono responsabile ufficio stampa di AGCI (Associazione generale cooperative italiane). La scrittura e la lettura sono il mio pane quotidiano. Ho esperienza come redattrice, addetta stampa, social media manager e organizzatrice di eventi. Adoro viaggiare, fisicamente e con la fantasia. Il tempo libero lo passo a cucinare, nuotare e boxare. Particolare predilezione per i cani, amo la natura e i casolari in campagna, con mare annesso. Un mio motto? “Può cambiare il modo di comunicare ma il giornalismo rimane pur sempre il Quarto potere”.
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