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Il perduto senso della “pietas” e del valore del silenzio come espressione di umanità

Migranti, Berlusconi, Titan: tre fatti diversi ma accomunati dal fiorire di commenti brutali. Quand'è che abbiamo perso il senso del limite?

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Le dipartite di questo ultimo periodo, quelle più note almeno, e che quindi sono assurte all’onore delle cronache, hanno risvegliato in me interrogativi sopiti, che però già nutrivo da anni. Anzitutto: quand’è esattamente che abbiamo sdoganato il fatto di poter non solo non esprime cordoglio (il che se non è un parente o un conoscente amati ci può anche stare) ma addirittura sostituire il silenzio che si deve quando non si esprime cordoglio con un palesato compiacimento?

Perché, vedete, scandalizzarsi quando certa parte dell’opinione pubblica commenta con un ignobile «se la sono cercata» le dipartite dei migranti che per salvare la pelle (o per motivi loro) sfidano il mare, o attraversano un confine senza permesso e ci lasciano la vita, è la stessa cosa che andrebbe fatta quando qualsiasi altra persona, di qualsiasi colore, razza, sesso, opinione politica, condizioni personali o sociali, muore in una sciagura. Scandalizzarsi davanti a chi si compiace per l’altrui morte è espressione di quella pietas che dovrebbe distinguere l’homo sapiens dal troglodita.

Non serve a niente aver fatto gli studi classici o aver letto i grandi poemi della letteratura se non si è tratto l’insegnamento della pietas umana. Riprendete in mano l’Iliade, l’Odissea, ma anche la Batracomiomachia e scoprirete che in ogni guerra, a memoria d’uomo, la viltà più grande è quella del vincitore che, non pago, infierisce sul cadavere del nemico.

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Pensate ad Achille che lega il corpo di Ettore al carro e, solo dopo averne fatto scempio, lo restituisce al padre, il re Priamo, affinché gli doni degna sepoltura. Chi di voi leggendo quel passaggio ha pensato che Ettore «se l’era cercata», che in fondo era figlio di un re e quindi «ben gli stava», o che lo scempio di Achille fosse giusto e non invece indice di quella brutalità che tutti noi portiamo dentro e che, se sdoganata, può solo rovinare noi stessi e la società tutta? 

Ecco, sappiate che chi ha gioito per la morte di Berlusconi organizzando addirittura una festa per celebrarla (vedasi quanto accaduto a Bologna) o ha detto che quelli del Titan «se la son cercata e quindi ben gli sta», è peggio di Achille. Perché Achille era un guerriero che doveva vendicare la morte del cugino Patroclo, quindi una minima “attenuante” gliela diamo (e poi il cadavere lo riconsegna dimostrando pietas e un certo pentimento); quelli che invece hanno gioito o stanno ancora gioendo per queste o altre dipartite hanno un evidente problema di fondo.

Perché fare un processo alle intenzioni in base al quale certe morti sono da compiangere ed altre invece sono «la giusta punizione di Dio» significa peccare di ubris, e volersi sostituire a Dio. «Erano ricchi, annoiati, si sentivano invincibili, perché cercarli? Se la sono voluta!». Li hanno cercati perché erano esseri umani, e quanto al paragone buonista «meglio salvare gli immigrati» è ovvio che bisogna cercare di salvare chiunque. Proprio perché non abbiamo diritto di scegliere chi salvare. 

Qual è il vostro problema? Cosa vi avevano fatto queste persone per rendervi così gretti da gioire della loro morte? Cosa vi ha portato ad essere così?

Sul fatto che viviamo in un mondo sempre più dominato da un vuoto eloquente, sono d’accordo. Per educazione ed indole, però, sono abituata ad occuparmi di come gli altri spendono i soldi solo quando si tratta di denari pubblici. Allora da cittadina di certo mi sento autorizzata ad entrare nel merito. Quando invece come in questo caso si tratta di denari propri, non sono nessuno per giudicare. Perché se entriamo nel merito di cosa significhi “buttare i soldi” a seconda dell’interlocutore che abbiamo ci può rientrare tutto, dal parrucchiere al ristornate passando per il cambio delle vetture. Così come “andarsela a cercare” può valere per lo scalatore, per l’operaio che lavora senza misure di sicurezza (spesso suo malgrado), per chi mangia il sushi o un altro alimento che se non ben abbattuto o conservato può essere letale, per chi si fa iniettare un qualcosa di cui non si conoscono esattamente gli effetti avversi, e via di fila. Capiamo tutti bene che, a fare una lista completa, ciascuno di noi può avere un motivo per cui «se l’è cercata» e quindi «ben gli sta».

Che questi signori fossero dei ricchi annoiati piuttosto che invece persone desiderose di avventura, non rileva. Erano tutti adulti e spendevano soldi propri senza far male a nessuno (non stiamo parlando di ricchi annoiati che praticano turismo sessuale minorile, che è un reato e sul quale quindi potremmo ben condannare chi lo compie). Non stiamo facendo un processo alle intenzioni.

In Africa un proverbio dice: «Sulla carcassa del leone banchettano gli sciacalli. Ma il leone resta leone e gli sciacalli restano sciacalli».

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Lorenza Morello
Lorenza Morellohttps://lorenzamorello.it/
Giurista d'impresa e presidente nazionale Apm (Avvocati per la mediazione), si occupa di aziende, internazionalizzazione e ristrutturazione del debito e ritiene da decenni che la sua “missione” sia quella di rendere il diritto più comprensibile a tutti. Aiuta le aziende e le persone a prevenire il conflitto anziché venirne travolte. Laurea in giurisprudenza a Torino, 110 magna cum laude e premio Bruno Caccia, ha studiato a Oxford, Strasburgo, Oldenburg, Atene e Montreal. Autrice di molteplici pubblicazioni (tra le ultime "No taxation without representation") è nota nel mondo radiofonico e televisivo in Italia e all'estero anche grazie al suo ruolo di consulente di “Casa Italia”, su Rai Italia, in cui risponde ai quesiti e ai dubbi degli italiani nel mondo.
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