25.5 C
Roma
martedì 15 Giugno 2021
spot_img
spot_img

Giornale di attualità, opinioni e cronache dall'Italia e dal mondo

HomeAmbienteIl piatto inquinato: l'agricoltura “drogata”

Il piatto inquinato: l’agricoltura “drogata”

È pensiero comune associare la vita in campagna all’aria pulita, salubre, con il profumo dei fiori spontanei, con i colori delle farfalle. Ma siamo certi che sia davvero così?

- Pubblicità -

Da quando l’uomo ha inventato l’agricoltura, circa diecimila anni fa, ha iniziato a modificare l’ambiente con un atteggiamento di aggressione e predazione: distrutte foreste, deviati i corsi dei fiumi, spianate colline e scavate montagne, inquinato suolo, acqua e atmosfera. Si sono estinte molte specie selvatiche animali e vegetali e aumentate in modo esponenziale quelle coltivate e d’allevamento: la popolazione mondiale è cresciuta senza freni con la logica conseguenza di un aumento globale delle attività antropiche a danno degli ecosistemi.

L’intervento dell’uomo si è reso necessario per far si che il fabbisogno alimentare della popolazione venisse soddisfatto in modo sempre più razionale e completo con attività agricole orientate, sempre più spesso, verso la monocoltura intensiva, cioè la produzione di una sola specie. Negli anni 60 i grandi progressi delle scienze agricole con la meccanizzazione, l’introduzione dei fertilizzanti sintetici e dei pesticidi rivoluzionò l’intero settore agricolo a livello globale: da allora l’uso dell’azoto come fertilizzante è aumentato di 8 volte, l’uso del fosforo di 3 e la produzione di fitofarmaci di 11.

Non ci sono dubbi che questo progresso agricolo abbia permesso al settore un grande incremento della produzione alimentare mondiale; tuttavia ciò è avvenuto a scapito delle risorse naturali e, più in generale, dell’ambiente. L’agricoltura, soprattutto dove assume forme di elevata intensificazione e specializzazione, è considerata tra i responsabili dell’inquinamento delle acque, dell’erosione del suolo, dell’inquinamento e dell’acidificazione dei suoli, dell’aumento dell’effetto serra, della perdita di habitat e di diversità genetica e di specie e dell’alterazione dei paesaggi.

- Pubblicità -

Per assicurare il cibo a una popolazione di quasi otto miliardi di abitanti è necessario aumentare la resa dei raccolti e ciò richiede, per prima cosa, terreno coltivabile in quantità sempre maggiore a scapito di foreste, boschi e pascoli, spesso aggravando le fragilità iniziali di quegli ecosistemi, anche fino all’esito estremo della desertificazione. Il terreno va preparato con interventi meccanici, che nei paesi industrializzati sono alimentati da combustibili fossili, i quali contribuiscono all’effetto serra e al riscaldamento globale: l’attività agricola è responsabile per il 10% delle emissioni di gas climalteranti. Altra energia fossile è richiesta dalla raccolta e dai trasporti dei prodotti agricoli, dal confezionamento e dalla distribuzione capillare.

Le emissioni dovute al lavoro agricolo e all’uso, molte volte esagerato, dei fertilizzanti chimici, sono attualmente il fattore principale che contribuisce alla creazione del particolato in grado di causare o favorire patologie tumorali.

Le colture agricole hanno bisogno di grandi quantità di acqua che solo in minima parte viene dalle piogge: la maggior quantità è portata con sistemi di irrigazione. Si calcola che il settore agricolo, insieme a quello zootecnico che da esso dipende, assorba circa i due terzi dell’acqua usata complessivamente dalle attività antropiche.

Le pratiche agricole intensive impoveriscono il suolo delle sostanze nutritive, che devono essere reintegrate con un crescente uso di concimi chimici prodotti usando idrocarburi: in parte sono assorbiti dalle piante, in parte trascinati per dilavamento nei fiumi e negli oceani, in parte contribuiscono a contaminare le falde acquifere e in parte favoriscono il fenomeno dell’eutrofizzazione, dovuta all’eccesso di nutrienti disciolti nell’acqua. Le colture intensive sono esposte all’attacco di parassiti, che vengono contrastati con agenti chimici spesso tossici e che lasciano residui nei prodotti agricoli e negli alimenti derivati e che in parte finiscono nell’ambiente alterando gli equilibri ecologici.

Concentrandosi su poche coltivazioni, i prodotti più coltivati a livello globale sono i cereali: si è ridotta la biodiversità, che è l’elemento chiave del funzionamento della Terra, sotto il livello di guardia con conseguenze potenzialmente disastrose per le armonie ambientali.

Nei prossimi decenni la crescita demografica e lo sviluppo economico comporteranno un continuo aumento della domanda di cibo e di energia: cosa fare?

Sicuramente ridurre l’apporto di fertilizzanti chimici privilegiando quelli derivati da letame rispettandone i dosaggi, ottimizzare i cicli delle colture per sfruttare al meglio i nutrienti presenti nel terreno, ridurre l’uso dei fitofarmaci preferendo sistemi di lotta biologica, evitare l’eccessiva irrigazione, diversificare le produzioni agricole, coinvolgere e sensibilizzare i produttori agricoli, affinare le pratiche agronomiche e la gestione delle risorse.

L’agricoltura, l’attività che ci assicura i prodotti indispensabili e irrinunciabili, gli alimenti quotidiani, ha la necessità di innovare i suoi modelli di produzione verso forme più sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Ma come sempre accade, la spinta al cambiamento può partire solo dal consumatore finale, da noi, che dovremmo rieducarci a un consumo alimentare funzionale, salutare e a basso impatto ambientale: la nostra salute non può essere svincolata dalla salute del pianeta.

Facebook  https://www.facebook.com/oneworldassociazione
Instagram https://instagram.com/one_world_associazione?igshid=1s8zwvhuyotcn
Twitterhttps://twitter.com/OneworldAss

- Pubblicità -
Matteo Lai
Naturalista, subacqueo, velista ed esperto di educazione ambientale: il mare è la sua passione. Da qualche anno collabora con una società che si occupa di turismo scolastico dove si occupa di educazione ambientale e vela puntando sempre la sua attenzione sui temi della tutela ambientale e della natura. Con la fondazione di One World ha un obiettivo molto semplice: sensibilizzare i cittadini sul valore della tutela ambientale. One World, che ha sede ad Andria (BT), è un’associazione no profit per la tutela ambientale, nata dal desiderio di smuovere la coscienza sociale al fine di radicare nuovi valori ed innescare, così, un circolo virtuoso di comportamenti eco–friendly consapevoli. Tutte le attività che l’associazione One World promuove hanno sempre una valenza educativa finalizzata alla diffusione di una maggiore conoscenza, sensibilizzazione e rispetto dell’ambiente.
- Pubblicità -

Primo Piano