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Attenti a quei quattro! I pesci alieni nei nostri mari da conoscere e riconoscere

Nel Mediterraneo dal canale di Suez arrivate specie invasive tropicali, sempre più spesso segnalate nelle nostre acque, soprattutto in Sicilia

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L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim) nell’agosto del 2022 lanciarono la campagna, sempre valida,  “Attenti a quei 4” per informare i cittadini, spiegare come riconoscerle e monitorare la loro presenza e distribuzione nelle acque italiane, grazie anche alle segnalazioni di pescatori e subacquei. Sono le quattro specie di di pesci di origine tropicale di pesci alieni arrivate nel Mediterraneo dal Canale di Suez.

Si tratta di specie invasive, capaci di alterare l’equilibrio biologico del bacino del Mediterraneo. La loro presenza è sempre più spesso segnalata nelle nostre acque, specialmente in quelle della Sicilia.

Il pesce scorpione

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Pterois miles, è stato segnalato per la prima volta in Italia nel 2016 ed è una tra le specie più invasive al mondo, conosciuta anche per aver colonizzato gran parte delle coste atlantiche occidentali con imponenti impatti ecologici. La specie è commestibile, ma bisogna fare attenzione alle spine: queste possono causare punture dolorosissime anche 48 ore dopo la morte del pesce.

Il pesce palla maculato

Lagocephalus sceleratus, segnalato per la prima volta in Italia nel 2013, è caratterizzato dalla presenza di macchie scure sul dorso grigio-argenteo. Questa  specie possiede una potente neurotossina che la rende altamente tossica per il consumo alimentare, anche dopo la cottura. La sua  possente dentatura  può infliggere morsi dolorosi.

Il Siganus luridus e il pesce coniglio scuro

Siganus luridus ed il pesce coniglio striato, Siganus rivulatus, sono stati segnalati in Italia per la prima volta nel 2003 e nel 2015, rispettivamente. Specie erbivore molto invasive, entrambe commestibili, ma bisogna fare attenzione alle spine. Queste possono causare punture dolorose anche dopo la morte dell’animale.

L’Ispra ed il Cnr-Irbim invitano tutti i pescatori, i subacquei e chiunque abbia modo di osservare o catturare una di queste specie in acque italiane, a documentare con foto/video ed inviare la propria osservazione tramite WhatsApp al numero di telefono 3204365210.

(Dati Ispra, Cnr-Irbim; foto di Ernesto Azzurro)

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Claudio Sisto
Claudio Sisto
Fotogiornalista ambientale e marittimo. Da sempre si occupa di raccontare le profondità marine ma anche quello che accade in superficie. Esperto di Tevere nel tratto urbano, documenta la cronaca di Roma in tutte le sue sfaccettature, dalla nera alla rosa.
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