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Israele: l’intelligenza artificiale per colpire i capi di Hamas, ma con loro anche i civili

Secondo un'inchiesta giornalistica, l'Ai avrebbe tracciato i leader per ucciderli di notte a casa, però insieme a famiglie e vicini innocenti

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Israele avrebbe utilizzato un sistema basato su intelligenza artificiale per identificare e colpire centinaia di potenziali militanti di Hamas a Gaza, spesso a discapito delle vite dei civili, colpiti pur sapendo che sarebbero stati i “danni collaterali” dell’azione militare. Questo è quanto sostenuto da un’inchiesta pubblicata da +972 magazine e realizzata in collaborazione con Local Call, due organi di informazione indipendenti israeliani.

Attraverso interviste realizzate con alti ufficiali dell’esercito israeliano che hanno operato anche nell’attuale guerra tra Israele e Hamas, i giornalisti sostengono di aver fatto luce su un sistema basato su intelligenza artificiale denominato “Lavander,” o “Lavanda” in italiano, che attraverso sofisticati sistemi di tracciamento avrebbe permesso, specialmente nelle prime settimane successive all’attacco condotto da Hamas il 7 ottobre, di identificare prontamente i militanti appartenenti all’organizzazione terroristica al fine di colpirli e neutralizzarli con bombardamenti mirati.

Si tratta di un sistema di tracciamento all’avanguardia, capace di individuare connessioni tra gli individui presenti all’interno della Striscia di Gaza attraverso l’analisi di molteplici fattori, partendo dai tratti del viso, al fine di stabilire con un grado più o meno alto di errore se una determinata persona sia affiliata ad Hamas. Ma non solo: essendo ogni persona a Gaza associata a un’abitazione, il sistema, basandosi anche su altri strumenti come un ulteriore sistema di tracciamento chiamato “Where’s Daddy?” (o “Dov’è papà?”), permetterebbe anche di tracciare il momento in cui il presunto militante si trova a casa, in un contesto quindi lontano da quello militare.

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L’inchiesta rivela infatti che le case sono state spesso predilette come obiettivi, bombardate di solito nel cuore della notte, momento in cui si ha più certezza che il target si trovi effettivamente lì, ma anche il momento in cui di norma anche tutta la famiglia è a casa. Già questo fattore avrebbe causato la morte di migliaia di civili, per la maggior parte donne e bambini, che sarebbero morti come risultato collaterale del bombardamento inteso per colpire i militanti così tracciati.

Ad aggravare la situazione c’è però un ulteriore dettaglio. Nell’intento di risparmiare sugli armamenti più costosi, specialmente nel caso in cui gli obiettivi fossero militanti di basso rango, Israele avrebbe fatto affidamento su bombe più economiche, denominate “dumb” (“stupide”), in quanto poco precise e più approssimative come raggio di azione rispetto alle più avanzate e costose bombe “smart”. Così facendo, anziché colpire una singola abitazione, spesso era l’intero palazzo a venire giù, con conseguenze che non è difficile immaginare. Questo sistema avrebbe causato migliaia di morti civili, principalmente donne e bambini.

Inoltre, sebbene il sistema sarebbe stato inizialmente creato con il solo scopo di identificare potenziali bersagli, nelle prime due settimane del conflitto l’esercito israeliano ci avrebbe fatto affidamento in maniera quasi del tutto assoluta, prendendo per buoni tutti gli obiettivi suggeriti dal sistema, con il personale militare in carica relegato a una semplice funzione di approvazione. Vista l’enorme mole di bersagli identificati da Lavander, circa 37mila solo nelle prime settimane, sarebbe stato impossibile verificare caso per caso accuratamente.

Di conseguenza, il personale avrebbe approvato quasi tutti i casi proposti dal sistema, con l’unica discriminante di annullare bombardamenti sulle donne identificate come bersagli, essendo il braccio militare di Hamas composto da soli uomini. Tutto questo pur sapendo che Lavander ha un tasso di errore del 10%, e che quindi, statisticamente, per ogni 10 persone colpite, una non avrebbe niente a che fare con Hamas.

Infine, secondo due delle fonti, l’esercito israeliano avrebbe anche deciso durante le prime settimane di guerra che, per ogni militante di basso rango di Hamas marcato da Lavander, era lecito uccidere fino a 15 o 20 civili. Decisione alquanto controcorrente rispetto a quanto osservato in passato, dato che l’esercito israeliano di norma non permetteva che ci fosse alcun “danno collaterale” durante l’assassinio di militanti di basso rango.

Le fonti hanno aggiunto che, nel caso in cui l’obiettivo fosse un alto funzionario di Hamas con il grado di comandante di battaglione o di brigata, l’esercito avrebbe autorizzato in diverse occasioni l’uccisione di più di 100 civili per singolo comandante neutralizzato.

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Emanuele Gualandri
Emanuele Gualandri
Laureato in Politica e Diritto internazionale all'Università Statale di Milano. Ha lavorato su Milano come videogiornalista occupandosi di casi di cronaca locale e nazionale nonché politica e movimenti sociali. Ha realizzato analisi sotto forma di video-approfondimenti su YouTube per la pagina di informazione “inBreve”, attirando migliaia di visitatori. Al momento si trova a Bruxelles per conseguire un master in giornalismo e media alla Vub (Vrije Universiteit Brussel).
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