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Olimpiadi: canottaggio, un oro atteso da 45 anni e un bronzo

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L’Italia del canottaggio fa la storia, conquistando a Tokyo la prima medaglia olimpica in una barca femminile nei 45 anni in cui le donne gareggiano alle Olimpiadi nello sport del remo (il canottaggio femminile ha debuttato ai Giochi di Montreal 1976). È accaduto oggi, grazie all’exploit del doppio Pesi Leggeri femminile di Federica Cesarini e Valentina Rodini che, sulle acque del Sea Forest Waterway, hanno conquistato, al termine di una finale al cardiopalmo, una straordinaria medaglia d’oro.

Un primo gradino del podio maturato per soli 14 centesimi sulla Francia e 49 sull’Olanda, recuperate dalle azzurre nelle ultime battute. A dare ulteriore lustro alla competitività della gara che ha visto trionfare l’Italremo, il fatto che la Gran Bretagna, quarta classificata, sia rimasta giù dal podio per appena un centesimo, e distante solo mezzo secondo da Cesarini e Rodini.

Grazie al sogno realizzato da Federica e Valentina, l’Italia torna sul gradino più alto del podio dei Giochi Olimpici nel canottaggio 21 anni dopo l’ultima volta, datata Sydney 2000 (vittoria del quattro di coppia maschile di Simone Raineri, Rossano Galtarossa, Alessio Sartori, Agostino Abbagnale).

Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta
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impreziosire la storica giornata azzurra è giunta anche la medaglia di bronzo nel doppio Pesi Leggeri maschile di Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta. I due azzurri hanno coronato così un quinquennio di grande continuità, nel corso del quale sono stati in grado di non scendere mai dal podio dei grandi eventi internazionali, avendo infatti conquistato dal 2017 al 2021 tre medaglie d’argento ai Mondiali ed un oro, un argento e tre bronzi agli Europei.

Nella finale che premia la loro tenacia con il bronzo olimpico, la medaglia d’oro va all’Irlanda, mentre quella d’argento è per la Germania.

Con le due medaglie di ieri l’Italia del canottaggio chiude l’Olimpiade di Tokyo 2020 con un oro e due bronzi, avendo ottenuto ieri la terza piazza nel quattro senza maschile, migliorando così il medagliere di Rio 2016 (due medaglie di bronzo, due senza e quattro senza maschili). Per quanto riguarda l’unica semifinale che oggi ha visto impegnati i colori azzurri, quella del singolo maschile, dopo una gara all’attacco al fianco dei migliori chiude al quarto posto Gennaro Di Mauro, alle spalle di Norvegia, Croazia e Lituania. Oggi, il diciannovenne sculler azzurro disputerà, dunque, la finale B.

Nelle finaline disputate ieri, invece, si registrano un quinto e un sesto posto per i due senza dell’Italia, quello maschile di Vincenzo Abbagnale e Giovanni Abbagnale e quello femminile di Aisha Rocek e Kiri Tontodonati, che chiudono così rispettivamente all’undicesimo e al dodicesimo posto assoluti. Domani, ultima giornata olimpica per il canottaggio a Tokyo. Italremo impegnato in una sola gara, la finale B del singolo maschile di Di Mauro, in programma alle ore 9.15 (le 2.15 in Italia).

Federica Cesarini (capovoga, Fiamme Oro-Gavirate): «Questi anni hanno rappresentato un percorso di alti e bassi. Ho avuto diversi problemi di salute. Le ho passate tutte, ma ho comunque coronato il mio sogno. Ci ho creduto sempre, ho avuto timore solo nei giorni in cui Valentina è stata ferma, tra maggio e giugno. Sono arrivata anche a non dormire per la preoccupazione. Dopo tutto, Valentina è il mio prolungamento, viviamo una simbiosi ed è naturale sia così».

«Nei giorni in cui è stata ferma mi sono riadattata: in Coppa del Mondo ho fatto il singolo a Lucerna e poi a Sabaudia il doppio con Silvia Crosio, entrambe gare andate molto bene, ma è stato difficile. Poi quando siamo risalite assieme in barca, tutto è stato come prima. Anche qui, pur avendo passato giorni difficili tra lo stop alle gare, l’incubo covid e la vicenda di Bruno Rosetti che ci ha colpito molto, eravamo concentrate, piene di adrenalina ma consapevoli di potercela fare a ottenere questo risultato. Ci sono arrivata grazie alla mia famiglia, a mio fratello, al mio fidanzato Luca Chiumento, qui come riserva e che mi dà grande equilibrio con il suo carattere, alla Canottieri Gavirate da dove sono partita e dove torno sempre appena possibile, alle Fiamme Oro che nel 2017 mi hanno accolto nella loro famiglia. Sono felice. Adesso però voglio riabbracciare la mia famiglia, e andare finalmente in vacanza!».

Valentina Rodini (numero due, Fiamme Gialle): «È stata una gara fantastica. A 15 colpi dalla fine ho chiamato il via che ci ha permesso di balzare davanti, ma gli ultimi cinque colpi non finivano mai! Dopo il traguardo, ho avuto subito la sensazione che fossimo medaglia d’oro, ma c’era incertezza e ho voluto aspettare la conferma del tabellone. Poi è esplosa la gioia che doveva esserci al termine di una finale come questa. L’abbiamo gestita bene, volevamo non strafare nella prima parte per poi partire dai 1000 metri in avanti, anche se poi le condizioni del campo e la gara, per come si stava mettendo, ci ha costrette ad anticipare un po’ i nostri piani».

«Rispetto a ciò che ci eravamo prefissate di fare, ho dovuto chiamare anche un via in più; poi a 500 metri dall’arrivo avevo capito che eravamo lì per giocarci l’oro, e nonostante il lago difficile siamo riuscite con una grande chiusura a prenderci la vittoria. Siamo state a lungo tutte sulla stessa linea, ma sinceramente non ci ho fatto caso: per me in barca esiste solo la schiena di Federica, sono la sua ombra, e abbiamo lo stesso cuore e la stessa testa, nonostante due caratteri diversi, nel gestire le gare. Quando ho realizzato di avere la medaglia d’oro al collo, ho sentito la barca che, pur ferma, continuava a scorrermi sotto. La dedico a Simone, mio fratello, punto fermo della mia vita. Alla mia famiglia, naturalmente a Federica. Poi la dedico alle mie due società, la Bissolati a Cremona, dove sono cresciuta in un gruppo di ragazze fantastiche, e le Fiamme Gialle, che ora sono la mia famiglia».

«Soprattutto un grazie particolare va a Gigi Arrigoni, mio tecnico sia alla Bissolati sia in Nazionale, che ha sempre creduto in me, anche quando non ci credevo io. Mi ha spronata, abbiamo litigato, abbiamo avuto divergenze, ma se Gigi si pone in questo modo, è perché ci crede più di te, e fa in modo di spronarti ad avere lo scatto necessario affinché ci creda anche tu. Ha avuto ragione. In Rocco Pecoraro, mio tecnico in Fiamme Gialle, ho trovato un’altra figura centrale: anche lui ha sempre scommesso sulle mie qualità, e per questo lo ringrazio. Grazie infine anche all’Università che frequento, Unimore, e ai professori che ho incontrato e che hanno sempre sostenuto le mie esigenze relative alla pratica del canottaggio. È anche grazie a loro se sono campionessa olimpica e allo stesso tempo a soli cinque esami dalla laurea».

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Raffaele Dicembrino
Giornalista professionista, ho iniziato la mia carriera come collaboratore de Il Tempo quotidiano ed in televisione su varie emittenti private. Nell'amore per questa professione e con il "vizio" di raccontare sempre la verità ho diretto radiogiornali e redazioni giornalistiche di televisioni locali. Molteplici gli articoli firmati su numerose testate giornalistiche nazionali e locali. Ho anche lavorato da ufficio stampa per politici e personaggi del mondo della cultura. Attualmente mi occupo principalmente di sport, spettacolo e di quanto avviene in Vaticano. Il mio motto? “Il vero dono non è la libertà ma come te ne servi”.
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