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Il Museo Richard Ginori di Sesto Fiorentino diventerà una “cittadella della cultura”

Progetto presentato al Ministero della cultura. Franceschini: «Pezzo irrinunciabile di identità locale. Sarà finanziato entro la legislatura»

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Un progetto culturale ambizioso, inclusivo, accessibile, attento alla storia locale, all’arte, capace di cogliere i bisogni del territorio e di restituirli sotto forma di laboratorio del futuro, una “cittadella della cultura” per conservare, studiare e comunicare un “bene comune” fatto di un ricco patrimonio artistico. Si è presentata in questa veste la Fondazione Archivio Museo Richard Ginori della manifattura di Doccia di Sesto Fiorentino, costituita il 19 dicembre 2019 su iniziativa del Ministero della Cultura e con sede nella manifattura di Doccia di Sesto Fiorentino, acquisita al patrimonio dello Stato nel 2017.

Nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, alla presenza del ministro Dario Franceschini, del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, di Lorenzo Falchi, sindaco di Sesto Fiorentino, il presidente della Fondazione, Tomaso Montanari, ha illustrato oggi quella che già sembra una realtà museale con una sua identità ben definita, con mission e obiettivi chiari, prima ancora che venga effettivamente inaugurata al pubblico fra 2-3 anni.

La raccolta del museo, voluta dal fondatore dell’impresa, il marchese Carlo Ginori, include già rari manufatti del primo periodo della manifattura, ma anche prodotti seriali di illustri nomi del design industriale italiano, oggetti di lusso e di uso quotidiano, che testimoniano l’evolversi degli stili artistici, del costume, della scienza, delle tecniche produttive e dell’imprenditoria dal Settecento ai giorni nostri.

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Se, come si fa con i bambini un po’ discoli che studiano poco, distratti da mille giocattoli, si tende a riconoscere e a premiare, più del risultato finale, l’impegno seppure discontinuo, cogliendo le potenzialità inespresse, lo stesso approccio va usato per questa nuova realtà. Si, perché il museo deve ancora aprire, anzi, deve essere ancora allestito in una sede che aspetta di essere restaurata con i fondi Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile).

«Ho intenzione – ha detto, in occasione della presentazione di oggi il ministro Franceschini – di proporre le risorse necessarie per completare il Museo Ginori entro la fine della legislatura, dando così certezza del finanziamento per coprire tutti i lavori previsti».

Molto è già stato fatto. Dalla costituzione degli organi statutari della Fondazione (Consiglio di amministrazione presieduto da Tomaso Montanari e diretto da Andrea Di Lorenzo, e il Comitato scientifico, nominato dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dal Comune di Sesto Fiorentino), dal Comitato sociale che coinvolge soggetti popolari interessati. Dall’inventario della collezione del Museo, dalla creazione dell’archivio digitale delle opere.

Fruttiera decorata con un sottobosco, firmata da Anton Stephan Carl Anreiter von Zirnfeldt, porcellana dipinta in policromia, 1746
Nuovo logo del Museo Ginori. Design: Muttnik

Dall’organizzazione delle attività didattiche alla programmazione di conferenze, mostre, progetti. Dalla scelta del logo come simbolo identitario del Museo, con la stella dello stemma Ginori, sopra alla sagoma stilizzata dell’edificio che unisce, nella scelta dei colori, la storia di una famiglia (blu e oro) con quella di un popolo che ha combattuto per i propri diritti (rosso).

Al sito web con il suo podcast per rendere accessibile un patrimonio di oltre 8.000 oggetti in porcellana e maiolica, che il Ministro Dario Franceschini riconosce come «pezzo irrinunciabile dell’identità locale».

E c’è da aspettarsi che il risultato sarà al livello delle aspettative.

 Il Museo Ginori, progettato da Pier Niccolò Berardi e inaugurato nel 1965
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Lisa Della Volpe
Sono nata e cresciuta a Frosinone, all'ombra del Monumento ai Caduti di Umberto Mastroianni. Da storica dell'arte moderna, prediligo la ricerca archivistica e la verifica delle fonti storiche e non disdegno le incursioni nell'arte contemporanea, come esercizio di approfondimento sull'attualità, di scrittura e di riflessione. Sono stata direttrice artistica della Fondazione Umberto Mastroianni di Arpino (2013-2015) e ho pubblicato studi dedicati alla “stirpe” dei Mastroianni (Umberto, Domenico e Alberto) e a temi di storia dell'arte del XVII-XVIII secolo. Collaboro con le riviste nazionali e locali (Latium e Quaderni Coldragonesi) per la diffusione della conoscenza dell'arte nel Lazio Meridionale.
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