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Giornalisti minacciati, il sindacato: «Draghi convochi un tavolo»

Dopo le recenti aggressioni ai cronisti interviene il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso: «L'informazione ha bisogno di riforme strutturali, ampliando le tutele per chi lavora in prima linea e mette a rischio la propria incolumità per pochi euro, senza un contratto e senza adeguate garanzie»

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«È necessario che il governo si faccia carico delle criticità di un settore vitale per la democrazia, qual è quello dell’informazione, e che il presidente Draghi convochi al più presto, prima della prossima aggressione ai danni di un cronista, un tavolo con le parti sociali». Lo ha detto Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi). Lo riporta una nota del sindacato dei giornalisti italiani.

Lorusso è intervenuto alla riunione del Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, convocato dalla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, alla presenza del capo della Polizia, Lamberto Giannini, e del vicecapo della Polizia, Vittorio Rizzi, dopo l’ennesima aggressione ai danni di un cronista.

«Alla ministra dell’Interno, che ringraziamo per l’attenzione che rivolge al fenomeno degli atti di intimidazione e violenza contro i giornalisti e per le misure di tutela che si è resa disponibile ad adottare, chiediamo – ha rilevato Lorusso – di farsi carico di promuovere l’apertura di un confronto con il presidente del Consiglio. L’attività di denuncia e di analisi non basta più. Servono norme cogenti che tutelino il lavoro giornalistico. Il governo e il parlamento devono andare oltre la solidarietà ai cronisti
colpiti. Devono impegnarsi ad approvare le proposte di legge ferme da troppo tempo e che riguardano il contrasto alle querele bavaglio, la tutela del lavoro e la lotta al precariato».

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«L’auspicio ha concluso Lorusso – è cambi radicalmente l’approccio nei confronti di un settore vitale per la tenuta delle istituzioni democratiche e che, ai messaggi di solidarietà bipartisan all’indomani delle aggressioni, ai seminari e ai convegni, seguano atti concreti di cui, fino ad oggi, non c’è traccia. L’informazione ha bisogno di riforme strutturali che devono accompagnare la transizione digitale, ampliando le tutele per chi lavora in prima linea e mette a rischio la propria incolumità per pochi euro, senza un contratto e senza adeguate garanzie. L’informazione è rimasta fuori dal Piano nazionale di ripresa e resilienza: questo è il momento di invertire la rotta».

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