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Gaza, la missionaria: «Ogni giorno vittime; anche i palestinesi hanno diritto a vivere»

Suor Saleh alla Dire: «Ci addolora che nessuno dei politici, neanche in Europa, abbia coraggio di dire no e pronunciare parole di giustizia»

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«Oggi giorno mancano all’appello nuovi studenti; ne avevamo 1.250 nel nostro istituto di Tel el-Hawa, nel sud di Gaza City: ora stiamo cercando due bambini con il loro papà, che si trovavano in casa nel momento dell’esplosione». A parlare con l’agenzia Dire è suor Nabila Saleh, preside della Scuola patriarcale delle Suore del Rosario. L’edificio è a pochi minuti a piedi di distanza dal quartiere della chiesa della Sacra famiglia ed è molto vicino all’ospedale Al-Ahli, dove martedì centinaia di persone hanno perso la vita nelle esplosioni causate da un bombardamento.

«È accaduto mentre celebravamo la messa – ricorda suor Saleh, missionaria egiziana, 45 anni, a Gaza da 13 -. C’è stato un boato così terribile che ancora adesso ne siamo spaventate; pensiamo però soprattutto alle persone malate, a chi è rimasto ucciso dopo esser fuggito dalla propria casa, ai tanti feriti».

Suor Saleh si trova ora negli spazi della chiesa della Sacra famiglia, gestita dai padri del Verbo incarnato. «Quella latina e quella greco-ortodossa sono entrambe nel quartiere cristiano, vicine le une alle altre – precisa la missionaria -. Il nostro istituto di Tel el-Hawa è invece più distante, a sud, a circa 15 minuti di automobile: è la più grande scuola privata di Gaza e ovviamente ospita per la stragrande maggioranza alunni di fede musulmana».

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Secondo suor Saleh, «quasi ogni giorno arrivano notizie di morti e di feriti tra gli studenti». La conferma che, con i bombardamenti israeliani cominciati dopo gli attentati e i raid di Hamas del 7 ottobre, i civili sono nel mirino. L’ultimo raid a Tel el-Hawa, documentato in video diffusi sui social network, si è verificato ieri.

«Nella parrocchia della Sacra famiglia stiamo ospitando 500 persone, tra le quali un centinaio di bambini – riferisce la missionaria -. Celebriamo due messe al giorno, la mattina alle otto e la sera alle 17; soprattutto svolgiamo attività per i bambini, facendoli giocare o cantare, perché possano ritrovare la speranza». Suor Saleh condivide via WhatsApp un video registrato da una bambina. Lei parla in inglese, guardando il telefonino che la riprende e provando a ricordare tutto quello che vuole dire: «Abbiamo dovuto andar via da casa e adesso ci mancano i nostri giocattoli e i nostri letti – sussurra -. Per favore, accendete una candela e pregate per noi».

Dal bombardamento all’ospedale Al-Ahli, che avrebbe provocato almeno 471 morti, sono trascorsi due giorni. «La Scuola patriarcale non è stata danneggiata – riferisce suor Saleh -, mentre sono andati in frantumi i vetri dell’istituto delle Suore di Madre Teresa, proprio lì accanto».

Lo sguardo è rivolto anche al futuro. «Ci incoraggiano le parole di Papa Francesco, che ha chiesto la sicurezza anche per il nostro quartiere e per le famiglie della minoranza cristiana – sottolinea suor Saleh -. Ci addolora al contrario che nessuno dei politici, neanche in Europa, trovi il coraggio di dire “no” e di pronunciare parole di giustizia: proprio come gli israeliani, tutti i palestinesi hanno diritto di vivere». Secondo stime diffuse oggi dal ministero della Sanità locale, nei bombardamenti su Gaza seguiti al 7 ottobre hanno perso la vita almeno 3.785 persone. Di queste vittime 1.524 sono bambini e circa mille donne.

(Agenzia DIRE)

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