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Energia: ai sostegni per gli utenti preferita la riedizione dei “consigli della nonna”

Miopia politica, veti su rigassificatori, nucleare, riattivazione temporanea di centrali a carbone spingono verso il baratro. Ma un'idea c'era

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Sei mesi e mezzo di guerra (Putin la chiama ancora «operazione speciale», bontà sua…) e lo scenario, oltre le migliaia di morti, è spiegabile con cinque rappresentazioni plastiche: Russia che bombarda e “contamina” l’Europa di messaggi, Ucraina a ferro e a fuoco con Zelensky che detta le sue regole all’Europa, Europa sulla strada della devastazione economico-finanziaria, cancellerie europee raggomitolate su se stesse, Usa a dettare lo spartito da Oltreoceano. L’Europa, si può facilmente capire, fa le veci della noce dentro lo schiaccianoci.

Nel frattempo la Merkel non c’è più, il platinato Boris Johnson nemmeno, Draghi si avvia a traslocare in attesa che le elezioni in Italia ci regalino qualche “perla” e pure la poltrona di Macron scricchiola.

Nel frattempo-bis, passata la festa (l’estate, le vacanze, il sole, il rumore delle onde, il fresco della montagna e il fruscio del vento), gabbato lo santo. Della serie: ci dicono quello che dobbiamo fare per evitare di dotarci di bue e asinello dentro le stanze delle nostre case.

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Sono i giorni che avvicinano alle elezioni, ognuno la butta come più gli piace. Ma il tema del mese è l’energia. Come faremo a riscaldarci. Il ministro Cingolani che in queste ore ha dettato il memorandum per risparmiare energia e quindi anche euro delle nostre tasche, lo scorso 12 agosto disse (fonte Tgcom24): «I numeri ormai li conosciamo e li conoscete a memoria. L’obiettivo dello stoccaggio al 90%, per l’Italia, è facilmente raggiungibile. Al momento, abbiamo da poco superato il 74%. Fra ottobre e novembre centreremo il risultato, senza derogare ai nostri doveri sulla decarbonizzazione. E centrare il risultato significa sovranità energetica».

Nel frattempo-tris, da giugno ad oggi, sulla produzione di energia, sulle percentuali di stoccaggio del gas, sugli approvigionamenti da Paesi come Algeria, Mozambico, Angola, eccetera eccetera bisogna solo appellarsi al buon Dio, perché abbiamo stipulato accordi con Paesi loro stessi sudditi della Russia. Il ministro Cingolani, che è stato dipinto come stratega assoluto, anche per colpe affatto tutte sue purtroppo arriva nudo alla meta dell’addio al Dicastero della Transizione ecologica.

Una sorta di incompiuta tutta italiana del terzo millennio. Perché non è stata attivata nessuna transizione, noi prima di due anni – parole dello stesso ministro – non riusciremo a diventare autosufficienti su gas (nel 2021 il 43% del nostro fabbisogno veniva importato dalla Russia) e petrolio. Come non lo siamo sul grano, metalli pregiati da utilizzare in tecnologia ma anche per questioni finanziarie: a settembre 2021, infatti, risparmiatori e investitori russi avevano contratto con le banche di altri Paesi debiti per più di 121 miliardi di dollari, pari a più di 109 miliardi di euro, e di questi, più di 25,3 miliardi di dollari (23 miliardi di euro) con banche italiane, circa 25,2 con banche francesi e più di 17 con banche austriache (fonte pagellapolitica.it). Non stiamo messi bene anche su quel campo.

Riandiamo alle parole del ministro Cingolani, riportate all’Ansa l’8 marzo scorso alla festa del giornalismo a Perugia, 15 giorni dopo la cosiddetta “operazione speciale” di Putin in Ucraina: “Cingolani: in 2-3 anni è possibile dire addio al gas russo”.

La miopia della politica, non certo di Cingolani, aveva dato per scontato che fosse sufficiente continuare a pagare la Russia per avere il gas nelle nostre case. La miopia della politica sommata ai veti sui rigassificatori, sulle centrali nucleari, sulla riattivazione temporanea di quelle a carbone ci porta allegramente verso il baratro. Provate ad immaginare un gigantesco Titanic dove tutti ballano e cantano mentre ci si inabissa.

Adesso però si tira fuori dal cassetto come e quando gli italiani dovrebbero risparmiare sulle bollette energetiche. Significa che hanno toppato in blocco tutti, a cominciare dal “Governo dei Migliori”. Ci hanno raccontato cose che sapeva già anche un bambino di terza elementare (e che la buonanima di mio padre, esperto di misure elettriche e ispettore dell’Enel per 41 anni, diceva dagli anni Settanta): spegnere le tv la sera, spegnere i decoder, utilizzare lavatrici e lavastoviglie nelle fasce orarie meno costose, limitare l’utilizzo del forno, abbassare la temperatura della caldaia (47-50 gradi è sufficiente da sempre: non si debbono spellare le galline), abbassare di 1 grado la temperatura del termostato-riscaldamento, diminuire di 1 ora il funzionamento dello stesso a regime, diminuire di 15 giorni l’impiego del riscaldamento su base totale.

Oltre le cose scontate, una domanda sorge spontanea: chi, come e quando controlla? Viene il vigile di notte a casa? I carabinieri a cavallo? I Nocs? La Digos? Magari questa regola può valere per le aziende e per i condomini a riscaldamento centralizzato, ma per quelli privati?

Detto questo, dai “Migliori del Governo” (però qualche eccellenza c’era…) gli italiani si sarebbero aspettati anche una decisione popolare (finalmente): bloccare il pagamento della Tari per 2 anni (fino a quando, come racconta Cingolani, non raggiungeremo l’autosufficienza energetica) e permettere di scaricare dalla dichiarazione dei redditi gli oneri derivanti dalle bollette energetiche (luce e gas). Il combinato disposto di questa misura sommata ad una “iniezione” di denaro ricavato dagli extraprofitti delle società energetiche e ad un più corretto utilizzo dentro casa degli elettrodomestici sarebbero il vero toccasana. In attesa di tempi meno bui.

Si sarebbe permessa la sopravvivenza di aziende ed esercizi pubblici che non hanno chiuso per la pandemia ma lo faranno da ottobre in poi per la guerra energetica. Si sarebbe data la possibilità alle famiglie di respirare. Ma sarebbe stato chiedere troppo per la mente dei Migliori. Ed anche per loro il tempo sta per scadere. «Del diman non v’è certezza e chi vuol esser lieto sia» recitava un verso della Canzona di Bacco.

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Giovanni Lanzi
Giovanni Lanzi
Nato a Roma il 9 maggio 1961, residente a Frosinone. Sono un giornalista professionista ma ho anche una cultura informatica. Per 17 anni ho lavorato infatti nel Ced di un’azienda chimica, partendo da operatore e arrivando ad essere sistemista. Nel frattempo ho continuato a coltivare la mia passione di sempre, scrivere e raccontare fatti. Prima da collaboratore di un quotidiano locale, Ciociaria Oggi, e poi, una volta chiusa la lunga parentesi da informatico, da redattore e successivamente da Capo Servizio dello Sport di un altro quotidiano locale, La Provincia. Da 4 anni sono nell’Ufficio Stampa del Frosinone Calcio.
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