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Dolore e rabbia per il prof in bici travolto da un’auto: «Non chiamatelo incidente»

Nel frusinate noto docente muore investito. La reazione dei cicloamatori: «Rialzare l'attenzione su un tema non considerato nella sua gravità»

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È l’ultima domenica di gennaio. Sono quasi le due del pomeriggio. Un ciclista sta percorrendo via Gaeta, la strada che collega Ceccano a Castro dei Volsci, nel frusinate. Un’auto sbanda, è una Smart. Per il ciclista non c’è scampo. L’impatto è fatale. Le ore successive sono terribili. La notizia dilaga in provincia di Frosinone. La vittima è un insegnante del Liceo scientifico “Giovanni Sulpicio” di Veroli.

È il professor Roberto Vitelli, molto conosciuto e stimato. Poco dopo si scopre, attraverso un test antidroga, che il giovane automobilista è positivo alle sostanze stupefacenti. Viene arrestato. Da accertare se si fosse messo alla guida sotto l’effetto di cannabinoidi. Nel frattempo sconcerto e dolore si rincorrono negli ambienti che frequentava. L’intera scuola, le amministrazioni comunali di Veroli e Torrice, paese in cui abitava, la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) si stringono alla famiglia del professore che lascia la moglie e una figlia. La campanella del liceo viene fatta suonare in sua memoria.

Fin qui i fatti, ai quali è seguita un’ondata di commenti misti di rabbia e dispiacere. Sui social le condoglianze si sono alternate a sfoghi di odio o a ricordi affettuosi. Ma c’è un commento ricorrente: basta alla violenza stradale. È la sezione locale della Federazione italiana ambiente e bicicletta, la Fiab Frosinone-Su2Ruote Aps, che affronta l’argomento in maniera più profonda essendo impegnata in prima linea su questi temi, sia a livello locale sia in sede di confronto con il governo.

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«Ci sentiamo di intervenire sulla tragedia del professor Roberto Vitelli, ucciso da un’auto mentre transitava in bicicletta lungo via Gaeta a Ceccano, al solo scopo di rialzare l’attenzione su un tema non considerato nella sua gravità – scrive in una nota -. Nonostante associazioni nazionali e locali siano da tempo costantemente impegnate affinché la violenza stradale venga considerata un’emergenza non più rinviabile e siano state consultate ai fini della redazione del Piano nazionale della sicurezza stradale 2030, riteniamo utile rimarcare alcune proposte e osservazioni presentate nel dicembre scorso dalla Federazione italiana ambiente e bicicletta insieme ad altre organizzazioni al professor Enrico Giovannini, ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, e introdurci ad alcune riflessioni affinché possano tradursi velocemente in contributi nel nostro ambito territoriale.

Questi, qui di seguito, i punti sollevati da Fiab.

Educazione stradale e senso di responsabilità: materie da insegnare

Non è raro, anzi è sempre più diffuso, imbattersi in incidenti rocamboleschi spesso dovuti ad una condotta di guida indisciplinata, dissennata e priva di senso del pericolo per se stessi e per gli altri. Chiediamoci il motivo di tali comportamenti. Probabilmente all’origine non c’è una solida educazione che abbia generato senso di responsabilità. Pertanto, senza addentrarci in discorsi di disagio, Fiab Frosinone-Su2Ruote ritiene necessario considerare l’educazione stradale una vera e propria materia da insegnare stabilmente nelle scuole di ogni ordine e grado e non lasciata alla sensibilità delle insegnanti o a progetti occasionali.


Mobility manager scolastici e aziendali

Fiab Italia ha proposto di introdurre finanziamenti finalizzati anche alla retribuzione del tempo orario dedicato allo svolgimento della loro funzione per i mobility manager aziendali e scolastici, per rendere operativo e praticabile il ruolo che ad oggi viene relegato al volontariato degli insegnanti o a carico delle aziende.


Coinvolgimento delle autoscuole pubbliche e private e dell’Aci

Posto che gli utenti deboli della strada sono pedoni, ciclisti ed ora anche monopattini e che anche queste categorie debbano seguire delle regole disciplinari, è però inconfutabile e prioritario che siano i conducenti dei mezzi a motore ad acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi e della pericolosità di tali veicoli. Pertanto, sarebbe opportuno coinvolgere nei percorsi di educazione stradale anche i soggetti che rilasciano patenti di guida, raggiungendo livelli di intensità tale da formare coscienze più sensibili. Considerata la frequenza e la casistica degli incidenti, le sole campagne di sensibilizzazione non sono più sufficienti. 

Velocità da contenere con ogni sistema

La velocità e l’irresponsabilità, oltre alle distrazioni, sono senza dubbio i maggiori fattori di rischio. In primis, però, vi è la velocità che va contenuta con ogni tipo di sistema deterrente. È notorio che i controlli sulle strade soffrono a causa della carenza di personale, pertanto in soccorso potrebbero intervenire i tutor. L’uso dei tutor sulle extraurbane incluse statali, regionali, provinciali e intercomunali potrebbe essere un motivo per frenare sull’acceleratore.

Zone 30 o a velocità moderata

Da tempo la Federazione, anche per uniformarsi alle città europee, spinge sulla creazione di zone in cui si deve transitare a 30 all’ora oppure ad una velocità contenuta.

Ciclisti, pedoni e auto sulla stessa strada. Più controlli e sanzioni

In presenza di assidue situazioni di pericolo e di incontenibile indisciplina aggravate dalla promiscuità in sede stradale che vede ormai la compresenza di migliaia di ciclisti e mezzi motorizzati, sarebbe decisamente un gesto di responsabilità da parte delle Istituzioni preposte il rafforzamento del numero di controlli per uso di alcol e sostanze alla guida.

Infrazioni ma senza sconto

Fiab Italia suggerisce anche metodi di dissuasione dalle infrazioni, come la revisione della patente a punti che impedisca di riacquisire tutti i punti con 2 anni di mancata infrazione; sospensione della patente da 1 settimana a 3 mesi già dalla prima violazione per chi usa cellulare alla guida per usi diversi da navigazione e chiamate con auricolari o in vivavoce.

Piste ciclabili e strade ciclabili. La cultura della bici annientata dall’industria dell’auto

Non è vero che in provincia di Frosinone non esiste la “cultura” della bici se, fino a quando non è esplosa l’industria delle macchine, anche in zona chi la possedeva si spostava in bicicletta. La verità è che la potenza economica della macchina ha fagocitato i mezzi alternativi, treno compreso, dominando e influenzando lo sviluppo viario in suo favore. L’arretratezza delle amministrazioni pubbliche sta nel non aver avuto la lungimiranza di creare spazi dedicati alle bici e alle persone, quando in tutta Europa è stato fatto il contrario, con grandi benefici per l’ambiente e il decoro urbano. Ci auspichiamo che le scelte sbagliate fatte in passato anche in provincia di Frosinone (vedi i marciapiedi e la rimozione della ferrovia Roma-Fiuggi-Frosinone) siano superate da una progettazione che preveda piste e corsie ciclabili (quest’ultime di facile e poco onerosa realizzazione) e strade ciclabili.

Cartelli segnalatori

È importante segnalare la presenza di pedoni, ciclisti e monopattini sulle strade. Pertanto, sarebbe opportuno disseminare di cartellonistica stradale che indichi la presenza di queste persone in transito.

La strada non ha colpa

Comportamenti scellerati alla guida non possono più essere paragonati a “ragazzate” quando la vita delle persone è messa continuamente a repentaglio. Nessuna strada è pericolosa se la si percorre con prudenza e intelligenza. Alla guida ci siamo noi. E la strada è di tutti.

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Marina Testa
Marina Testa
Cresciuta a pane e televisione, maturata negli ambienti della stampa scritta, parlata e visiva, sono una giornalista professionista dal 2004 con esperienze anche nell'ambito di uffici stampa pubblici e privati. Credo nella comunicazione e nell'informazione perché significa entrare in contatto con le persone, raccontare realtà che altrimenti resterebbero fuori dalla porta della storia. A volte sono i luoghi stessi la testimonianza diretta di quanto avvenuto. A volte basta uno scatto fotografico per capire. Vivere nella Valle del Sacco ha radicato ancora di più alcune mie innate convinzioni sul rispetto e l'integrazione con l'ambiente naturale, fonte dell'esistenza di tutti. Un assioma che permea l'attivismo in una federazione per la promozione della ciclabilità.
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