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Baby bonus e welfare: l’azienda investe nei suoi dipendenti. E fa profitti

Incentivi per neomamme, sanità, servizio disbrigo incombenze domestiche: così Problem Solving fa la differenza nel lavoro. Fatturato a +30%

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In Italia si registra un netto calo delle nascite e conciliare lavoro e maternità risulta sempre più difficile, con effetti diretti sulla natalità. Secondo l’Istat, nel 2020 le nascite risultano pari a 404mila (- 34% rispetto al 2008), mentre i decessi raggiungono il livello eccezionale di 746mila, con una diminuzione complessiva della popolazione di 342mila unità. Più in particolare, si registrano 7 neonati e 13 decessi per mille abitanti, mentre il numero medio di figli per donna è il più basso dal 2003: 1,24.

Un quadro preoccupante, a cui si è aggiunta la crisi coronavirus. Secondo i dati diffusi dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre sono più che dimezzate le diagnosi oncologiche. È quindi evidente che i cambiamenti imposti dall’emergenza coronavirus hanno avuto un impatto notevole su numerose categorie di pazienti.

Il welfare aziendale fa la differenza

Mauro Atturo
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In uno scenario di prolungata emergenza in cui le strutture sanitarie sono sottoposte a forte stress, le politiche di welfare aziendale possono fare ancora di più la differenza. Gli imprenditori che hanno investito nello human value, mostrando lungimiranza, non se ne sono pentiti. Anzi. Hanno raccolto i migliori frutti di questa politica proprio in questo periodo di crisi, prima sanitaria e poi politica.

Lo testimonia la storia della Problem Solving, azienda leader nel settore dei contact center per grandi compagnie di telefonia e di energia, guidata dal giovane Ceo Mauro Atturo.

«Se pensiamo – spiega – che la maggior parte delle persone passa almeno metà della giornata in ufficio, direi che la salute va promossa soprattutto in azienda. Il primo passo per tutelarla è creare un ambiente positivo in cui la cooperazione e lo spirito di squadra permettano a ognuno di dare il meglio. C’è poi un concetto di salute più classico, che riguarda la prevenzione, i controlli e le cure. Anche in questo caso le aziende possono fare molto».

La salute al primo posto

La Problem Solving ha investito per mettere il welfare e la salute delle persone al primo posto, dedicando un’attenzione particolare alle necessità delle mamme. Il 90% delle risorse dirette ed indirette che lavorano nell’azienda è infatti composto da donne. Grazie al “Baby bonus”, le neomamme ricevono al loro rientro al lavoro 700 euro, oltre a 150 euro al mese in più per un anno.

ùC’è poi il “Maggiordomo aziendale”, che ha l’obiettivo di sollevare lavoratrici e lavoratori dalle incombenze del quotidiano: dai vestiti da mandare in lavanderia agli abiti che necessitano di interventi di sartoria, fino ai servizi postali come bollette o ritiro e spedizione di pacchi. Infine, è stata introdotta un’operazione di welfare aziendale denominata “We Care Program”, che va ad aggiungersi a “You Salus”, la polizza sanitaria della quale usufruiscono da gennaio 2022 tutte le lavoratrici e i lavoratori della Problem Solving.

«Grazie al nuovo programma la copertura sanitaria sarà rafforzata per includere anche gli esami più importanti per una corretta prevenzione. Investiamo nel nostro personale perché crediamo nello human value, un principio che abbiamo fatto nostro e cerchiamo di applicare a ogni aspetto della vita aziendale. L’energia che una donna, e in particolar modo una mamma, è in grado di mettere a disposizione nel suo lavoro, se messa in condizione di assoluto riguardo e in un ambiente lavorativo favorevole, è davvero notevole», continua Atturo.

Human value e profitto possono andare d’accordo

I risultati sono sorprendenti, perché a guadagnarci sono sia le lavoratrici sia l’azienda. Basti pensare che negli ultimi due anni, nonostante la crisi sanitaria, la Problem Solving ha fatto registrare un incremento di fatturato del 30%. Ed è cresciuta soprattutto nel periodo delle prime chiusure, riuscendo così ad ampliare il numero delle aziende che richiedono i suoi servizi. Si tratta di un dato in netta controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato, che in questi due anni di restrizioni ha registrato la chiusura di molte aziende.

«Col crescere dell’instabilità economica e politica, per essere duratura la ripartenza del sistema produttivo deve fondarsi su salde fondamenta. Occorre per questo cambiare prospettiva e includere nell’orizzonte aziendale valori che fino a poco tempo fa erano considerati accessori. I nuovi tempi stanno dimostrando con i fatti che sono invece valori essenziali non solo per la crescita aziendale, ma anche per assicurare ricadute positive sull’intera società  e generare una nuova cultura d’impresa di cui c’è bisogno ora più che mai», conclude il Ceo della Problem Solving.

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