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VIDEO | Gaza: ospedale di Khan Younis, doppio raid missilistico di Israele, 20 morti

Una diretta tv ha documentato il secondo attacco pochi minuti dopo il primo. Colpiti soccorritori, uccisi anche 5 giornalisti. Dure reazioni

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Un primo missile contro l’ospedale, che ha centrato il quarto piano dell’edificio. E poi un secondo missile, mentre stavano accorrendo le squadre di soccorso per prestare le prime cure ai feriti dell’attacco avvenuto da pochi minuti. Così sono morte 20 persone nel complesso medico Nasser a Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza, a seguito di un attacco dell’esercito israeliano. Tra le vittime anche cinque giornalisti: si aggiungono al lungo elenco dei cronisti uccisi dalle forze armate di Israele dall’inizio delle operazioni militari nella Striscia. Un video, durante una diretta su Al-Ghad Tv, ha documentato il secondo attacco, che ha colpito i soccorritori, pochi minuti dopo il primo raid missilistico.

I giornalisti uccisi nel doppio attacco missilistico contro il complesso medico Nasser sono il fotografo di Al Jazeera Mohammad Salama; Hussam al-Masri, che lavorava come fotoreporter per l’agenzia di stampa Reuters; Mariam Abu Daqqa, una giornalista impegnata per diversi organi di stampa, tra cui The Independent Arabic e l’agenzia di stampa Associated Press; Moaz Abu Taha e Ahmad Abu Aziz, che lavoravano per media palestinesi e internazionali. L’uccisione dei cinque giornalisti di oggi avviene appena due settimane dopo l’uccisione del giornalista di Al Jazeera Anas al-Sharif, insieme a quattro suoi colleghi, davanti all’ospedale al-Shifa di Gaza City.

«I giornalisti non sono un bersaglio. Gli ospedali non sono un bersaglio», ha dichiarato la portavoce dell’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu, Ravina Shamdasani. «L’uccisione di giornalisti a Gaza dovrebbe sconvolgere il mondo, non spingendolo a un silenzio attonito, ma ad agire, chiedendo responsabilità e giustizia», ha ammonito la funzionaria.

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«Restiamo allibiti di fronte a quello che sta succedendo a Gaza, e nonostante la condanna del mondo intero», perché «c’è una coralità da parte di tutti nel condannare quello che sta succedendo». Lo ha detto il cardinale segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin, a Napoli per la 75.ma Settimana liturgica nazionale, rispondendo alle domande dei giornalisti. «È un non senso», ha aggiunto il porporato osservando che sembra «non ci siano spiragli di soluzione» e che «la situazione diventi sempre più complicata e da un punto di vista umanitario sempre più precaria, con tutte le conseguenze che vediamo continuamente».

«Siamo a 275 giornalisti uccisi a Gaza» afferma il parlamentare europeo Sandro Ruotolo, che chiede «una commissione d’inchiesta indipendente sugli omicidi dei giornalisti, e la protezione internazionale per chi documenta i crimini».

«Imploro gli Stati: quanto altro deve ancora essere visto prima di agire per fermare questa carneficina?», ha scritto su X la relatrice dell’Onu per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese. «Soccorritori uccisi in servizio. Scene come questa si verificano ogni momento a Gaza, spesso invisibili, in gran parte non documentate» ha scritto la rappresentante delle Nazioni Unite, che ha lanciato un appello alla comunità internazionale: «Rompete il blocco. Imponete un embargo sulle armi. Imponete sanzioni».

Il Sindacato dei giornalisti palestinesi ha condannato Israele per gli attacchi, affermando che essi rappresentano «una guerra aperta contro i media liberi, con l’obiettivo di terrorizzare i giornalisti e impedire loro di adempiere al loro dovere professionale di denunciare i crimini di Israele al mondo».

«Le Idf si rammaricano per i danni causati a individui non coinvolti nell’incidente e non prendono mai di mira i giornalisti in quanto tali, facendo tutto il possibile per ridurre al minimo i danni subiti, garantendo al contempo la sicurezza delle nostre forze», ha detto in serata, con una dichiarazione riportata da Nexta, il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane Eyal Zamir.

L’alto ufficiale ha confermato «un attacco su un obiettivo nei pressi del complesso medico Nasser» ed ha annunciando l’apertura di un’indagine sulle circostanze dell’accaduto. Nei giorni scorsi Zamir aveva espresso forti critiche al piano del capo del governo, Benjamin Netanyahu, di occupazione di Gaza, denunciando troppi rischi per la vita degli ostaggi nelle mani di Hamas e per la tenuta dei militari, logorati dalla guerra.

«Ancora un raid mirato su un ospedale, ancora professionisti sanitari, pazienti e giornalisti uccisi dall’esercito israeliano, per giunta con un drone di precisione e con un doppio colpo»: lo affermano con una dichiarazione congiunta i presidenti nazionali dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, e della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli.

«Ormai il massacro di civili non ha più limiti – proseguono Bartoli e Anelli –  come non ci sono più limiti nel colpire sia i giornalisti che il personale medico, entrambi impegnati a garantire diritti umani internazionali come quello alla salute e quello all’informazione. Occorre mettere fine a queste uccisioni indiscriminate, la comunità internazionale non può limitarsi a parole di condanna di circostanza. È necessario garantire l’agibilità della stampa, permettendo anche l’accesso in sicurezza a quella internazionale, e consentire ai medici di svolgere il loro mestiere, quello di salvare vite umane».

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha avviato di recente una campagna di raccolta fondi a favore dei giornalisti palestinesi di Gaza e delle famiglie di coloro che sono stati uccisi. I fondi sono destinati ai giornalisti palestinesi attraverso il loro sindacato con sede a Ramallah, che fa parte della Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj).

Decisa la reazione all’uccisione dei cinque giornalisti del presidente della Federazione nazionale della stampa (Fnsi), sindacato unitario dei giornalisti italiani, Vittorio Di Trapani, che scrive su Facebook: «Cosa ci dirà questa volta l’Esercito israeliano? Anche loro erano capi di cellule di Hamas? Più passa il tempo, più è chiaro a chiunque: Israele sta deliberatamente uccidendo il diritto dell’opinione pubblica mondiale a sapere cosa accade a Gaza. Lo sta facendo uccidendo gli unici giornalisti sul campo. Lo sta facendo imponendo la censura, vietando l’ingresso di giornalisti internazionali a Gaza. Gli unici autorizzati, di recente, 10 influencer. Ma il racconto della guerra non può essere propaganda, ma deve essere informazione. Autonoma. Libera. Indipendente».

video Gaza ospedale Khan Younis
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Massimo Marciano
Massimo Marcianohttp://www.massimomarciano.it
Fondatore e direttore di Metropoli.Online e di MetropoliRadio.it; laurea vecchio ordinamento in Scienze Politiche-Indirizzo politico internazionale, con tesi in Diritto parlamentare; attestato post-laurea in Educazione degli adulti. Giornalista professionista, youtuber, opinionista in talk show televisivi, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura (insieme a quella per l'impegno sociale, a cominciare da studente negli organi collegiali della scuola) è nata con i temi in classe al liceo (classico statale “Marco Tullio Cicerone” di Frascati, RM) e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.
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