Un gravissimo attentato non solo alla persona, ma anche ai giornalisti, a tutto il sistema dell’informazione e alla stessa democrazia nel nostro Paese, che ha la libertà di stampa tra i valori fondanti della Costituzione della Repubblica. È unanime la condanna per il grave attentato che ha colpito il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore per la Rai della trasmissione di inchiesta “Report”: una bomba posta sotto la sua auto, parcheggiata di fronte la sua abitazione a Pomezia, alle porte di Roma, è esplosa, danneggiando anche l’auto della figlia e un’abitazione vicina. «La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento», è la denuncia fatta sui social della trasmissione curata da Ranucci, che è sotto scorta dal 2014 dopo le minacce di morte da parte della mafia.
Il giornalista, che stamattina ha reso noto l’accaduto tramite i propri social, riferendo di essere accompagnato dalla scorta dei carabinieri a presentare la denuncia, ha lamentato «il clima di isolamento e di delegittimazione nei miei confronti», ricordando di avere subito varie minacce negli ultimi tempi. Non sono stati pochi gli attacchi ricevuti da Ranucci negli ultimi tempi, anche da autorevoli esponenti della maggioranza di governo, per le inchieste di “Report”, che hanno sollevato l’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che sulla malavita organizzata, anche su diversi temi “sensibili” per il mondo politico.
Questo pomeriggio alle 16, per esprimere solidarietà a Ranucci e denunciare l’innalzamento del livello delle minacce ai giornalisti che si impegnano a raccontare la realtà del nostro tempo, si terrà un presidio di fronte alla sede Rai di via Teulada a Roma. È organizzato dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), il sindacato unitario dei giornalisti italiani, dall’Usigrai, sindacato dei giornalisti Rai, e dell’Associazione stampa romana, sindacato regionale del Lazio dei giornalisti della Fnsi.
Le razioni del mondo dell’informazione
«Un inquietante salto di qualità degli attacchi contro il giornalismo d’inchiesta e la libertà di informazione», denuncia Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. «C’è una parte delle istituzioni – prosegue Bartoli – che protegge il giornalismo, mentre un’altra fomenta irresponsabilmente l’odio. C’è un attacco concentrico all’autonomia dei giornalisti e il ritorno delle bombe ci riporta ad anni bui della storia italiana. Dopo gli insulti, le accuse di faziosità, le campagne di diffamazione, le aggressioni in piazza, adesso si alza il tiro: come ai tempi di Cosa Nostra, come ai tempi delle Brigate Rosse. Chi non china la testa viene colpito».
«L’attentato a Sigfrido Ranucci riporta indietro di decenni l’orologio della democrazia in Italia» afferma Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, che prosegue: «È un attentato non solo al collega di Report, ma alla libertà di informazione, all’articolo 21 della Costituzione, ai basilari principi della convivenza civile. La Fnsi chiede che venga fatta chiarezza con rapidità su quanto accaduto».
«È successo nel giorno dell’anniversario dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista di inchiesta uccisa a Malta con una autobomba 8 anni fa. È un fatto che ci richiama ad anni bui del nostro Paese. È necessaria una reazione urgente per individuare autori e mandanti di questo attentato: colpire l’informazione vuol dire colpire le nostre libertà, la nostra democrazia». Lo afferma in una nota Vittorio Di Trapani, presidente della Fnsi.
«Bisogna fare di più per tutelare la sicurezza dei giornalisti – ha detto Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti del Lazio, al quale Ranucci è iscritto -, in un momento in cui registriamo un inasprimento del livello di minacce. Da tempo Ranucci gira con la scorta. Dobbiamo vigilare sulla libertà di stampa e non lasceremo Sigfrido solo. Oggi l’Ordine dei Giornalisti del Lazio parteciperà al presidio che Usigrai e Fnsi hanno organizzato per le ore 16 a via Teulada. All’esplosivo risponderemo scendendo in piazza. Tira una brutta aria, siamo tornati indietro agli anni bui della Prima Repubblica. Non lasceremo Sigfrido solo».
L’Usigrai denuncia la campagna di odio lanciata contro Ranucci e la sua trasmissione di inchiesta: «Abbiamo denunciato in questi mesi come la Rai abbia ridotto lo spazio a disposizione di Report e sopratutto il clima d’odio e insofferenza per le inchieste della redazione. In prima serata su Rai1 si è arrivati addirittura, da parte della seconda carica dello Stato, a definire i colleghi di Report “calunniatori seriali”, senza che né il conduttore né l’azienda prendessero le distanze. Una campagna d’odio contro il giornalismo d’inchiesta che deve finire».
«Contro questa violenza indecente – scrive in un comunicato l’Associazione stampa romana – è necessaria la mobilitazione unitaria di tutte le forze democratiche a difesa di una libertà di stampa sempre di più a rischio dopo anni di leggi bavaglio, cronisti minacciati e intimiditi, esposti alle pressioni, con un potere politico molto spesso indifferente alla tutela del diritto di cronaca, solerte invece nell’immaginare e concretizzare nuovi limiti al diritto di manifestare, di dissentire, persino di esprimere il proprio pensiero. Un clima di odio e di attacco all’informazione in cui si sono distinti persino esponenti altissimi di Governo e Parlamento, che hanno usato parole gravemente offensive proprio nei confronti di Ranucci e di Report, parole su cui oggi dovrebbero riflettere».
In un comunicato, la componente sindacale regionale dei giornalisti Controcorrente Lazio prende posizione sull’attentato e sul clima di delegittimazione intorno a Ranucci e Report: «Un atto intimidatorio che è anche un attentato alla libertà di informazione e il segnale che viene alzato pericolosamente il tiro. Sappiamo che Ranucci non si farà intimidire e che persisterà nel giornalismo di inchiesta, per continuare a svelare agli italiani i lati oscuri del potere. E questo mentre la Rai ha mostrato di prendere negli ultimi tempi le distanze dal suo lavoro, il cui valore è evidente agli occhi di tutti, invece di rivendicarlo e difenderlo come avrebbe meritato».
Innumerevoli le attestazioni di solidarietà e le adesioni alle iniziative a sostengo di Ranucci e Report che sono arrivate dalle Associazioni regionali di stampa dei giornalisti italiani, dai Comitati di redazione e dai singoli rappresentanti del mondo del giornalismo.









