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Sinner ha bisogno dell’Italia, l’Italia ha bisogno di Sinner

Le cadute non solo capitano a tutti ma aiutano a plasmare un vincente. Dal fuoriclasse altoatesino l'esempio che sta infiammando i tifosi

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La Coppa Davis, il torneo per nazioni del tennis internazionale, è tornata a Roma dopo ben 47 anni. Ai nomi di Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta, Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci si sono succeduti quelli di Filippo Volandri, Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego, Simone Bolelli, Matteo Arnaldi e, soprattutto, quello di Jannik Sinner.

Nonostante una squadra ben strutturata e completa, la stella che ha rubato la luce a tutte le altre è proprio quella del 22enne altoatesino, ora nuovo idolo sportivo delle folle. Dopo le Atp Finals di Torino in cui era già riuscito a battere il numero uno del mondo, Novak Djokovic, Jannik ha conquistato la seconda vittoria in due settimane proprio sull’alieno serbo nella semifinale di Davis a Malaga. Vittoria di una portata persino superiore alla prima.

Già, perché quei tre match point salvati da Jannik sul 4-5 0-40 per Djokovic nel terzo set hanno un coefficiente di importanza enorme. Uscire indenni da una situazione simile contro un giocatore che non concede la minima chance e, per di più, vincere la partita ha qualcosa di sovrumano al suo interno.

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Una sostanza che distingue il fuoriclasse dal campione. La Coppa Davis doveva dimostrare, semmai ce ne fosse stato il bisogno, che Sinner ha la stoffa dei migliori della storia del tennis. Ed ecco che con la sua semplicità, con la sua faccia da bravo ragazzo anche un po’ impacciato ed un italiano che tradisce le sue origini di confine ha conquistato tutto e tutti.

Da parte sua, Sinner ha espresso tutto l’amore per i colori azzurri che ha difeso da vero capitano carismatico della squadra. Anche l’aspetto della personalità, critico secondo alcuni esperti, è stato migliorato notevolmente se non risolto. Lo si è capito anche dalle espressioni facciali, dal suo nuovo modo di stare in campo, più cattivo agonisticamente e con un pizzico di sana arroganza che non fa mai male. Il calore del pubblico italiano gli ha dato una carica non indifferente: ha fatto capire a Jannik quanto il paese è dalla sua parte e lo supporta. Lui ha risposto presente.

L’Italia ha, quindi, la possibilità di ammirare un fuoriclasse in uno sport che è sempre stato povero di questa specie. La responsabilità degli italiani è quindi quella di supportare sempre una perla rara con i capelli rossi di nome Jannik Sinner ed evitare quella sindrome da critica facile e superficiale al primo scivolone. Ricordandosi che le cadute non solo capitano a tutti ma aiutano a plasmare un vincente. Insomma, il capitolo che sta per scrivere rappresenterà una prova di maturità per tutti gli appassionati italiani.

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Edoardo Sanfilippo
Edoardo Sanfilippo
Laureato magistrale in media, comunicazione digitale e giornalismo. Ricopro il ruolo di media analyst a Data Stampa. Le mie passioni? Lo sport, in particolare le quattro ruote, la politica e la scrittura. Adoro curiosare e sapere di più su tutti gli aspetti della società.
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