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C’è un filo invisibile che lega la grande storia della libertà agli uomini che la respirano attraverso l’arte. Era l’11 febbraio 1990 quando Nelson Mandela riconquistava la libertà, uscendo dalla prigione di Victor Verster dopo ventisette anni di detenzione. L’apartheid crollava sotto gli occhi del mondo e, davanti a uno schermo di una tv italiana, un bambino di otto anni, Livio Minafra, rimase folgorato da quell’immagine: la storia stava cambiando per sempre, lasciando un’eterna impronta immortale negli occhi del piccolo musicista in erba. Trentasei anni dopo, quell’emozione ha chiuso il suo cerchio perfetto attorno all’asse della musica.
Nel fine settimana tra il 15 e 16 agosto, la Faculty of Humanities e il Department of Music and Performing Arts della Nelson Mandela University di Port Elizabeth (oggi nota con la nuova denominazione di Gqeberha), in Sudafrica, hanno accolto il Duo Doronzo-Minafra per il progetto Fabulae, grazie all’ospitalità di George Foster, John Edwards e Thembeka Booi. L’evento, che ha riunito studenti e appassionati di musica, è stato un’opportunità imperdibile per esplorare le sinergie tra le radici musicali mediterranee e la tradizione jazzistica sudafricana.

Sul palco e in cattedra, due eclettiche personalità pugliesi della scena musicale contemporanea italiana: da un lato Dario Doronzo, trombettista e flicornista raffinato, docente di tromba jazz e protagonista di un’intensa attività concertistica internazionale tra musica classica, jazz ed esplorazione timbrica; dall’altro Livio Minafra, pianista geniale e viscerale, compositore poliedrico, docente jazz e polistrumentista d’eccezione, già Premio Top Jazz, da anni rigoroso e appassionato ricercatore delle radici musicologiche delle terre del mare nostrum, dell’improvvisazione e del linguaggio jazz.
Fabulae non è stato un concerto accademico: si è trattato di un viaggio sonoro che ha attraversato la geografia delle anime. Le masterclass hanno offerto agli studenti l’opportunità di sperimentare le tecniche improvvisative e le emozioni intrinseche del jazz e del blues.
Durante le sessioni didattiche, tra impasti vocali, strutture blues ed esplorazioni timbriche, Minafra al pianoforte e Doronzo alla tromba e flicorno si sono spesi senza riserve, trasformando ogni lezione in un dialogo aperto, ricco di scambi culturali, personali ed emozionali. La caratura professionale dei due artisti (maturata in anni di ricerca discografica, collaborazioni di prestigio ed esperienze didattiche nei Conservatori italiani) si è tradotta in una rara generosità comunicativa.
La musica, nel suo linguaggio universale, ha risuonato nell’aula con una forza evocativa, trasformando le teorie in esperienze palpabili. Ogni nota suonata si è mescolata all’aria e alla luce sudafricana, creando atmosfere cariche di pathos e nostalgia. Le risate e le lacrime degli studenti hanno testimoniato un incontro autentico, dove l’arte ha saputo farsi ponte, unendo mondi diversi in armonie sublimi.
Nel vivo dell’evento, l’esibizione ha trasformato l’auditorium in un corpo unico, pulsante di emozioni collettive. Le dita di Minafra in corsa sui tasti color d’ebano e avorio e il soffio scultoreo e metallico di Doronzo si sono fusi in una sola trama sonora: ogni matrice blues, ogni richiamo vocale non erano più soltanto esecuzioni d’avanguardia, ma memoria viva nel nome del padre del Sudafrica moderno. La performance ha evocato un forte senso di appartenenza e comunità, con gli studenti che hanno risposto alle improvvisazioni con entusiasmo, partecipando attivamente al divenire del processo creativo.


L’interazione con il pubblico è stata intensa: Dario e Livio hanno invitato gli studenti a unirsi a loro in momenti di improvvisazione, creando un’esperienza in cui ognuno si sentiva parte di una narrazione più grande, universale. L’atmosfera vibrava di una connessione palpabile; il ritmo della musica sembrava pulsare nel cuore di tutti, ridisegnando legami storici e culturali.
Sul palco di Port Elizabeth si è compiuto quel cerchio nato trentasei anni prima davanti a uno schermo: attraverso l’intreccio magico di Fabulae, le “favole” di Doronzo e Minafra hanno dato forma tangibile al celebre pensiero di Madiba: «La musica ha il potere di elevarsi al di sopra di ogni barriera e di parlare una lingua che tutti possono comprendere». Il duo ha così trasformato il ricordo d’infanzia in un ponte culturale vivo tra i popoli, il tempo e lo spazio, tra la musica e il gioco, offrendo alle nuove generazioni un autentico inno alla libertà, l’anima di tutte le arti.












