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Per oltre mille anni la Torre dei Conti a Roma ha resistito a terremoti, invasioni, guerre e alle profonde trasformazioni urbanistiche di Roma. Poi, il 3 novembre 2025, è crollata durante i lavori di ristrutturazione. Un crollo che ha riacceso l’attenzione sulla tutela del patrimonio storico e monumentale della Capitale, trasformandosi però soprattutto in una tragedia umana.
Quattro operai sono rimasti intrappolati sotto le macerie: tre sono stati salvati dai Vigili del Fuoco, mentre Octay Stroici, 66 anni, è deceduto in ospedale. Una vicenda che impone una riflessione sulla sicurezza dei cantieri e sulle modalità con cui oggi si interviene sui monumenti storici di Roma, come sostiene, a quasi un anno dal tragico crollo, l’architetta Anna Maria Affanni, già funzionaria della Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Roma e poi Soprintendente per i Beni architettonici e ambientali del Lazio.
Architetta Affanni, con la sua lunga esperienza maturata nel campo della tutela e del restauro monumentale, si è interrogata sulle cause del crollo della Torre dei Conti?

«Come molti colleghi e studiosi, ritengo che l’importanza della Torre risieda nella sua testimonianza della Roma medievale, un periodo particolarmente segnato dalle demolizioni nell’area. Eretta nel IX secolo e più volte consolidata dal Duecento in seguito ai terremoti, è sopravvissuta alle profonde trasformazioni urbanistiche dei Fori Imperiali, tra cui la costruzione di via Cavour. Il cedimento, avvenuto in due fasi durante interventi di ristrutturazione, ha riaperto il dibattito sulla conservazione dei monumenti antichi e sulle responsabilità degli interventi su questi manufatti».
Cosa pensa del rapporto tra conservazione, manutenzione e trasformazione della città storica?
«Condivido le considerazioni dell’esimio archeologo professor Andrea Carandini, già presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, che dopo il crollo osservò: “Penso sia mancata la presenza di un adeguato ingegnere strutturista in un delicatissimo manufatto del IX secolo”. La stessa esigenza è stata sottolineata dall’ingegner Luciano Marchetti, già direttore generale del Ministero dei Beni culturali ed ex Commissario straordinario per il terremoto dell’Aquila, da me interpellato, secondo il quale gli interventi sugli edifici monumentali devono essere affidati a tecnici altamente specializzati, dedicati esclusivamente a tale attività e inseriti in staff professionali organizzati dallo Stato».
È, mi sembra di capire, un problema di competenze e responsabilità?
«A Roma, il quadro delle competenze si è ulteriormente complicato a seguito della riorganizzazione delle Soprintendenze. La frammentazione delle responsabilità tra istituzioni statali, comunali e Parco archeologico del Colosseo solleva interrogativi sull’efficacia delle attuali modalità di tutela. La nuova riforma dell’organizzazione del Ministero della Cultura del 2022, che ha modificato quella del 2014, nota come “Riforma Franceschini”, rende oggi più che mai urgente una revisione dell’assetto delle competenze, riconducendole in capo allo Stato e alle singole Soprintendenze specialistiche. Quanto accaduto lo scorso novembre richiama alla memoria un altro grave episodio verificatosi alcuni anni fa, sempre nell’area archeologica dei Fori Imperiali: il crollo del soffitto della Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, che sollevò analoghi problemi in merito alla definizione delle responsabilità e delle competenze».

Dopo il crollo della Torre lei è andata immediatamente a vedere lo stato dei luoghi. Che cosa ha constatato?
«A mio avviso due facciate rischiavano di crollare anch’esse a causa probabilmente della demolizione dei solai e degli scavi adiacenti alle fondazioni della Torre, in particolare quella su Largo Corrado Ricci e quella su via dei Fori Imperiali. Per gli altri due prospetti la compagine muraria appariva non avere grossi problemi anche per la presenza di diversi contrafforti che dovrebbero scongiurare il pericolo di crollo».
Ha temuto la demolizione del manufatto dopo quanto era accaduto?
«Si ventilava la possibilità di una prossima demolizione e ho interpellato l’ingegner Marchetti, che ha confermato come le numerose trasformazioni e i consolidamenti succedutisi nel tempo, evidenziati dalla presenza dei contrafforti, avrebbero richiesto maggiore cautela nella demolizione dei solai. Ha inoltre indicato come prioritaria la messa in sicurezza della Torre secondo il protocollo e le metodologie del manuale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, integrato dopo il terremoto dell’Aquila con le Schede tecniche opere provvisionali (Stop). Solo dopo le opere provvisionali di sicurezza sarebbe stato possibile procedere al consolidamento e restauro delle murature e alla definizione di un progetto d’uso compatibile con la storia e l’equilibrio statico del monumento. Dopo varie proposte di demolizione, tra la fine dell’anno 2025 e l’inizio del 2026 furono incaricati i Vigili del Fuoco, che allestirono un imponente cantiere per mettere in sicurezza le murature a rischio di crollo e a conclusione dei lavori hanno diffuso un filmato che illustra tutte le complesse tecniche di consolidamento e le metodologie utilizzate».
Quali interventi sono stati realizzati nella fase iniziale dei lavori per mettere in sicurezza e consolidare la torre?

«Dalle notizie desunte dal filmato dei Vigili del Fuoco illustro sinteticamente gli interventi. All’inizio dei lavori è stata eretta una complessa e rigida struttura metallica “esoscheletro metallico” interna alla torre, con lo scopo di assorbire le forze orizzontali (vento, sisma) e irrigidire la torre contro il ribaltamento. Sono stati rimossi i frammenti instabili, i conci fessurati e i carichi eccentrici provocati dal crollo, nell’ambito delle ordinarie metodologie di pre-consolidamento dei monumenti. Con l’ausilio di ”gru mobili “ e “autogrù telescopiche”, la muratura medioevale a sacco/mista, degradata e fessurata, è stata consolidata mediante malte speciali e micro-iniezioni a base di calce idraulica, ecocompatibili e prive di sali nocivi, per sigillare le lesioni, restituire monoliticità alle pareti e aumentarne la resistenza a compressione e taglio».
In che modo gli interventi di consolidamento hanno permesso di preservare la struttura originaria dell’edificio?
«Sono stati effettuati sistemi di cucitura e tiranti, catene, in combinazione con travi in acciaio. Si è ricorsi a tiranti metallici strallati o catene passanti accoppiate a capochiave esterni. Questo metodo tradizionale, rivisto con materiali contemporanei, blocca la tendenza delle pareti a spingere verso l’esterno sotto l’azione sussultoria o ondulatoria dei terremoti. Sono state inserite travi moderne ad alta resistenza all’intradosso e sui punti focali delle pareti per ripristinare il “comportamento scatolare” originario dell’edificio. Questo sistema assorbe le componenti di trazione orizzontale generate dai sismi».
Dopo il consolidamento in che modo la Torre dei Conti verrà valorizzata?
«Il 28 aprile scorso si è concluso il consolidamento della Torre, riconsegnata al Comune. Il 9 settembre il Corriere della Sera, nell’articolo “Torre dei Conti, continuano i lavori: a giugno prossimo potrebbe riaprire”, evidenzia che nel corso della cerimonia per la riconsegna del cantiere il sindaco Gualtieri ha ricordato il sacrificio dell’operaio Stroici, deceduto durante il crollo, e ha annunciato modifiche al progetto da parte dei “tecnici restauratori” della Sovrintendenza Capitolina, per una “nuova fruizione pubblica con funzione museale e centro servizi dell’area archeologica centrale”. Secondo persone informate, il progetto prevederebbe due ascensori interni e un bar-caffetteria “Palombini” sulla terrazza di copertura. Restano inoltre visibili, verso via Tor dei Conti, le scale antincendio in metallo, che si auspica possano essere sostituite con soluzioni più compatibili con la struttura storica del monumento».

Quali criteri dovrebbero guidare il progetto di restauro della Torre dei Conti affinché possa recuperare la sua identità storica e architettonica, nel rispetto dei principi di tutela?
«Il restauro dovrebbe mirare al recupero della “facies originale” della Torre precedente al crollo, basandosi sulla documentazione fotografica esistente e prevedendo, quando necessario e consentito, ricostruzioni con materiali originali recuperati. Il progetto dovrebbe coinvolgere le professionalità specialistiche della Soprintendenza e garantire il massimo rispetto dei valori storici, architettonici e culturali del monumento. La Torre dei Conti appartiene idealmente non solo alla città di Roma, ma al patrimonio culturale mondiale che abbiamo il dovere di conservare e trasmettere alle future generazioni».









