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lunedì 27 Giugno 2022
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L’altra metà della guerra: lo stupro come arma “sporca”

Il tema degli abusi contro i civili e le donne si scontra con la propaganda e quanto sia ampio il fenomeno, vecchio come la guerra, non si sa

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Il tema è vecchio quanto il mondo, antico quanto antica è la guerra tra gli uomini: dalla Grecia classica al Ratto delle Sabine, la violenze sulle donne è una delle armi più usate ma al contempo più silenziate della storia. Fatti che si ripetono in queste ore in Ucraina, la barbarie di sempre! Il tema degli abusi contro la popolazione civile e sulle donne si scontra con la propaganda e quanto sia ampio il fenomeno, oggi ancora non si sa. Ma non è difficile pensare che la violenza ci sia e che diventerà sempre più imponente.

Bene hanno fatto la vicepremier Olha Stefanishyna e il sindaco di Brovary a denunciare, anche se le loro narrazioni sono difficili da verificare. Difficile avere prove e certezze degli atti, in questi casi che troppo spesso finiscono nel più ampio contesto dell’elenco dei crimini di guerra e poi, dopo, a conflitto finito, spesso se ne perdono le tracce! Anche perché raccontare un crimine come questo è doloroso per chi l’ha subito, in qualsiasi occasione.

E ci si sente sgomenti e inermi solo a leggere i rapporti o ascoltando i racconti come quelli delle donne irachene trasformate in “schiave sessuali”, o per le stesse ucraine del 2014. Nelle fasi finali del secondo conflitto mondiale dal 1943 in poi, nell’Italia centro-meridionale i goumiers s’accanirono contro le donne ovunque, il caso di Esperia e della Ciociaria arrivò in Parlamento nel 1952 e poi al cinema con “La Ciociara” con Sophia Loren, ma ancora oggi la Storia, quella con la S maiuscola, fa fatica ad affrontare il tema.

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Allora non furono risparmiate neppure le donne dei Castelli Romani, tanto che il Papa pare scrivesse al governo francese per esercitare il suo potere contro questi vili atti delle truppe del generale Juin. Le truppe tedesche in ritirata nel centro-nord Italia non furono da meno. C’è chi non ha saputo raccontarlo per decenni e chi, per quelle atrocità ci ha perso la ragione scivolando nella depressione a vita, senza possibilità di recupero!

In questi giorni tornano alla ribalta anche i crimini dell’Armata Rossa contro le donne tedesche e il diario di Marta Hillers con il titolo “Una donna a Berlino”, da cui l’omonimo film del 2008. È il racconto delle violenze e delle umiliazioni che lei e migliaia di altre berlinesi subirono, è la spiegazione del dramma di non poter gridare quegli abusi, della vergogna ma anche del senso di colpa di un popolo che scopriva gli orrori del nazismo.

Lo stupro in guerra è una politica atroce e sistematica, una forma di tortura per fiaccare il nemico, le donne e il loro ruolo all’interno dei conflitti. Una brutalità per chi li subisce, un’arma a costo zero che distrugge psicologicamente e prostra i civili più riottosi per chi li perpetra!

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Emanuela Bruni
Giornalista professionista. Capo ufficio stampa di varie istituzioni tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri per oltre 15 anni, è stata la prima donna a ricoprire l’incarico di Capo dell’Ufficio del Cerimoniale di Stato della Repubblica Italiana. Ha lavorato per numerose testate tra cui la Rai e Il Sole 24 ore. Ha scritto numerosi libri, in particolare sulla storia delle donne, mai abbandonando la sua passione primaria per la Storia dell’Arte.
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