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La forma è sempre sostanza. In alcuni casi lo è ancora di più

In Assemblea Costituente vi furono dibattiti sulla «forma che è anche sostanza». Oggi un accento in più può divenire simbolo della “leggerezza” dei tempi

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Un anniversario importante (il devastante bombardamento alleato dell’8 settembre 1943, subito dopo l’annuncio dell’armistizio), una data molto sentita (600 morti nei raid che si sono susseguiti fino alla primavera 1944: ogni famiglia della città coinvolta in prima persona nel lutto collettivo), un banner in bella vista (giustamente, come si conviene) nella piazza principale, accanto all’ingresso del Municipio e a due passi dal noto museo cittadino.

Insomma, un incrocio di simboli per una città di turismo, cultura, scienza e vita sociale com’è Frascati, cittadina nota in tutto il mondo (per la storia, la produzione vinicola con export internazionale e i laboratori scientifici di valore mondiale) alle porte di Roma Capitale. E anche un grosso errore grammaticale: quell’accento sul “fu”’che era un tempo subito oggetto del circoletto con matita blu del maestro fin dalle elementari, preludio di un brutto voto e di un giudizio non edificante.

Un tempo, ora non più. Epoca, l’attuale, in cui evidentemente l’approssimazione in stile social e la facilità di far “sparire” con un clic post rivelatisi inappropriati indebolisce le capacità di revisione ortografica. Tempi molto lontani dall’ammonimento «verba volant, scripta manent».

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E tempi in cui appare esercizio vuoto (se non viene addirittura etichettato come “intellettualismo snob”) ricordare i dibattiti in Assemblea Costituente sulla «forma che è anche sostanza» in un Paese democratico. Soprattutto all’ingresso del luogo-simbolo cittadino. Dove un accento in più diviene, a sua volta, simbolo della “leggerezza” dei tempi di oggi, in cui ci si laurea ogni giorno in una disciplina diversa: basta avere una connessione internet e un profilo social e seguire i trend topic del giorno.

Aggiornamento di venerdì 20 agosto 2021

Dopo l’articolo che precede di Metropoli.Online, finalmente oggi è arrivata la “pezza a colore” per coprire l’apostrofo “galeotto”, come documentano le immagini che seguono, con il “prima” e il “dopo”. Poi ci sarebbe da chiede cosa stiano a significare i puntini sospensivi prima del «vittima sacrificale» e addirittura il punto esclamativo dopo, ma non ci sembra il caso di infierire con la punteggiatura (ai più ormai sconosciuta) dopo aver già chiamato in causa l’ortografia.

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Massimo Marcianohttp://www.massimomarciano.it
Fondatore e direttore di Metropoli.online. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.
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