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Una vita da cronista: tante voci di amici e colleghi per ricordare Dario Serapiglia

In edicola lo speciale che il settimanale che lui fondò, “L'Artemisio”, dedica alla memoria del giornalista. Tra gli altri, il nostro ricordo

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Uno speciale di 16 pagine per raccogliere le innumerevoli testimonianze di amici e colleghi che hanno voluto ricordare, ognuno per la propria esperienza di vita divisa con lui, la figura di Dario Serapiglia. Così il settimanale che lui ha fondato, L’Artemisio, nel numero da oggi nelle edicole di Velletri e Lariano, ricorda una delle firme più longeve e autorevoli del giornalismo dei Castelli Romani a pochi giorni dalla scomparsa, avvenuta nelle prime ore dello scorso 2 novembre all’età di 77 anni (leggi: L’informazione romana perde due voci autorevoli: addio a Serapiglia e Del Frate).

Dario Serapiglia era originario di Arpino, in Ciociaria. Si era trasferito da piccolo con la sua famiglia a Velletri per seguire il papà, carabiniere, che per ragioni di servizio era stato assegnato alla locale stazione dall’Arma. Da qual momento Dario non abbandonerà più Velletri, divenendo una delle figure più note nel mondo dell’informazione dei Castelli Romani, uno stimato insegnante nelle scuole medie per diverse generazioni di giovani veliterni e una personalità di spicco nello sport e nell’impegno sociale. L’attenzione, la precisione e la sensibilità che metteva nei suoi pezzi, specialmente quando raccontava eventi di cronaca nera di non facile trattazione, riflettevano la profonda coscienza e il forte senso di responsabilità acquisiti in famiglia.

Una figura che continuerà sicuramente a rappresentare un punto di riferimento, con la sua storia, e che sarebbe auspicabile potesse essere ricordata con la istituzione di un riconoscimento che, prendendo spunto da ciò che lascia in dote alla comunità e dalla sua capacità di raccontare il territorio e i suoi personaggi, possa essere dedicato a quei giovani che lui, nella scuola come nello sport, ha sempre amato.

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In attesa che l’idea di creare un modo adeguato per ricordare la figura di Dario Serapiglia possa trovare accoglienza e concretizzarsi, non abbiamo potuto certo far mancare di aggiungere il nostro contributo allo speciale de L’Artemisio, che la direttrice Silvia Ceccacci e la redazione del giornale che Dario fondò insieme a lei hanno avuto la cortesia di pubblicare a pagina 13 del numero in edicola da oggi. Insieme a una memorabile foto di Dario e della squadra di cronisti che Il Messaggero, più di un quarto di secolo fa, ha lanciato per raccontare un territorio ricco e complesso come sono i Castelli Romani.

Erano tempi in cui fare giornalismo voleva dire sapere che ciò che usciva su carta sarebbe rimasto “scolpito” per sempre e non c’erano margini per errori, da poter poi cancellare eliminando un post errato o correggendo un articolo non preciso grazie ai benefici offerti oggi dall’online. Era questa la scuola di giornalismo in cui si era formato Dario, fino a divenirne un raffinato interprete: la scuola del cronista che doveva vedere, sentire, toccare con mano di persona prima di raccontare qualunque cosa al suo unico “padrone”, il lettore.

Da L’Artemisio di sabato 12 novembre 2022, pagina 13

Il ricordo di Massimo Marciano, giornalista e direttore di Metropoli.online

«Corretto, equilibrato, mai sopra le righe, preciso fino a sembrare puntiglioso»

Quella sottile e invisibile striscia di terreno che segna il confine tra i territori comunali di Castel Gandolfo e di Albano è stata per me il punto di contatto professionale e umano con Dario dall’ormai lontano settembre del 1987.

È stato allora che mi arrivò una telefonata con cui dalla redazione romana dell’Ansa, dopo aver seguito i miei esordi nei due anni di lavoro come collaboratore da Frascati per il quotidiano Paese Sera, mi venne detto che cercavano un corrispondente dalla zona nord dei Castelli Romani da affiancare al loro storico corrispondente che, da Velletri, si occupava della restante area castellana.

Così, da giovane universitario appassionato della scrittura che ancora non aveva deciso cosa fare nella vita, è iniziato il mio percorso professionale, incrociandomi con Dario. Corretto, equilibrato, mai sopra le righe, preciso fino a sembrare puntiglioso, sempre elegante nell’abbigliamento, nei modi e nelle parole, in qualunque circostanza. Una colonna portante dell’informazione dei Castelli Romani, esempio per tanti di noi, oggi ormai “ex giovani”, che dopo di lui abbiamo intrapreso la strada del giornalismo cominciando dalla provincia.

A Dario devo la decisione definitiva di fare del giornalismo la mia professione. Devo quindi a lui una parte fondamentale di ciò che professionalmente sono oggi: con la correttezza e la signorilità che sono sempre stati i suoi tratti distintivi, avendo lui con l’insegnamento nelle scuole medie la garanzia di un contratto di lavoro, rinunciò nel 1994 al contratto di corrispondente dell’Ansa, di cui come storico pilastro della cronaca del territorio avrebbe potuto continuare ad essere titolare. Così facendo, quel rapporto di lavoro regolato dall’articolo 12 del contratto nazionale di lavoro giornalistico passò a me: un giovanotto di belle speranze che “copriva” la restante parte di territorio castellano che andava da Castel Gandolfo al Raccordo anulare.

“Gemelli diversi” all’Ansa, poi ancor più legati quando Dario ha avviato anche lui un rapporto di collaborazione pure con Il Messaggero, che io avevo intrapreso dal marzo 1991. Un legame professionale e umano che si è rafforzato. Mi suonano ancora nella mente le sue parole, i suoi toni sempre sereni, mai agitati, nelle nostre telefonate in cui ci scambiavamo informazioni, quando immancabilmente le nostre competenze territoriali si incrociavano: io cronista di nera con il comando del Gruppo carabinieri di Frascati e lui cronista di giudiziaria dal Tribunale di Velletri.

La professione mi ha portato poi, per i miei impegni istituzionali nel sindacato, nell’Ordine e nell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, spesso lontano dai Castelli Romani. Le telefonate con Dario si sono fatte fatalmente più rare e i temi delle nostre chiacchierate sono diventati più “tecnici”: pensione, retribuzione, rapporti di lavoro…

Però non mancava mai, nelle nostre conversazioni, qualche riferimento a quel modo di fare giornalismo che oggi, nell’era del veloce copia-incolla dei comunicati e dei superficiali post sui social, appare preistoria. Ma i cui valori ci devono continuare a unire, primo fra tutti quello di “consumare le suole delle scarpe” per andare a vedere di persona fatti e personaggi per poterli raccontare per bene, di prima mano. Mai Dario, memore di quella storia professionale di cui rimarrà esempio, avrebbe potuto sopportare di “dare in pasto” ai suoi lettori un racconto di seconda o terza mano.

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Massimo Marciano
Massimo Marcianohttp://www.massimomarciano.it
Fondatore e direttore di Metropoli.online. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.
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