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martedì 15 Giugno 2021
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La stanza segreta dei Ciclopi

Alatri vista con gli occhi delle gigantesche divinità diventa una città in miniatura con tutti i suoi straordinari monumenti e tesori storici. A custodirne le chiavi è l'associazione Musicapolis

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Immaginate delle creature enormi, dotate di una forza immane. Abili artigiani capaci di opere sovrumane, di costruire grandi mura come quelle di Micene o di Alatri. Queste divinità sono i Ciclopi figli di Gea, ovvero la Terra, e Urano, il Cielo (https://www.treccani.it/enciclopedia/ciclopi/). Il mito più fantasioso attribuisce a queste divinità la fondazione di Alatri, denominata appunto “Città dei Ciclopi”.

D’altronde non è stato facile, e non è ancora del tutto chiaro, come più di un paio di millenni orsono, sia stato possibile con la sola forza fisica degli uomini realizzare le maestose mura che sovrastano il centro storico e da sempre dominano la valle circostante come un gigantesco bastione. Alatri è riconoscibile a chilometri di distanza tanto sono grandi e pesantissime le pietre che sovrapposte le une con le altre compongono la cosiddetta Acropoli (http://www.comune.alatri.fr.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12).

Vista dall’alto è una cinta di massi poligonali a forma di trapezio, è lunga due chilometri. Più ci si avvicina, più ci si rende conto della mole dei macigni che gravano sulla terra per qualche tonnellata. Lavorati, levigati e accatastati perfettamente a formare pareti alte oltre dieci metri. Immobili, superbe, inespugnabili. L’ipotesi che si fa largo è quella dell’utilizzo di cunei di legno bagnati inseriti nelle fessure naturali della pietra calcarea fino alla loro completa frattura.

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I massi ricavati sarebbero stati trasportati con le funi passando su dei terrapieni. Come riferito dal direttore del Sistema Museale di Alatri, Luca Attenni (https://www.facebook.com/Museo-Civico-di-Alatri-1482098015412237), in un servizio giornalistico andato in onda sul TgR Lazio (qui a destra il video).

Ma l’immagine mitologica non si allontana dall’anima popolare ed ecco che evoca quelle divinità capaci di forgiare un fulmine e quindi anche di sollevare pesi così ingenti a mani nude, gesti fuori dalla portata umana ma più accessibili ad un dio. Giganti con un occhio solo al cui cospetto tutto era piccolo, anzi piccolissimo.

E a darci un’idea di come i Ciclopi avrebbero potuto guardare il mondo e ciò che avevano realizzato, è “Alatri in miniatura”. Una sorta di stanza segreta dei Ciclopi dove tutta la città è ricostruita alla perfezione ma in minuscole dimensioni.

E se per i Ciclopi bastava un occhio solo per carpire anche i dettagli, forse a noi due occhi non bastano per addentrarci nella minuzia dell’opera di Maurizio Cianfrocca.

Non è al primo sguardo, infatti, che riusciamo a cogliere i particolari e le caratteristiche peculiari di ogni monumento, palazzo o anche della stessa Civita, come viene chiamata l’Acropoli.

Tutta la città in una sola stanza situata nello storico Palazzo Stanislao Stampa al quale si accede da Vicolo Vezzacchi.

Legni e gessi finemente lavorati per ricostruire decori, finestre, rosoni come quelli delle chiese. Cesello, stucchi, intarsi per riprodurre facciate, scale, colonne, fregi. Ma la meraviglia si accende quando guardiamo all’interno e scopriamo mobili, lampadari, statue, quadri come in una fotografia. E attorno ai monumenti ci sono anche piccoli uomini e piccole donne ad animare la scena. E naturalmente, nella stanza dei Ciclopi, non manca la loro opera di maggior fatica, l’Acropoli con Porta Maggiore, che nella realtà è sormontata da una pietra di 25 tonnellate. Ma che in questo contesto è di gran lunga più leggera.

Custode di questo gioiello di artigianato artistico è l’associazione di promozione sociale Musicapolis (https://www.facebook.com/MusicApolis). È qui che il sapere si coniuga alla solidarietà, dove l’educazione alle arti e la formazione culturale si attua con una maggiore attenzione per le fasce della popolazione meno fortunate, rivestendo pienamente la funzione originaria di questo luogo nato come collegio. Una scuola di arti e mestieri che offre corsi di discipline artistiche come teatro, musica, iconografia, ceramica. E in seno all’associazione è attiva anche The City School of English (https://www.facebook.com/TheCitySchoolOfEnglish) centro di preparazione alla certificazione Cambridge.

Insomma, un piccolo mondo in cui si fanno grandi cose e tutto da scoprire.

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Marina Testa
Cresciuta a pane e televisione, maturata negli ambienti della stampa scritta, parlata e visiva, sono una giornalista professionista dal 2004 con esperienze anche nell'ambito di uffici stampa pubblici e privati. Credo nella comunicazione e nell'informazione perché significa entrare in contatto con le persone, raccontare realtà che altrimenti resterebbero fuori dalla porta della storia. A volte sono i luoghi stessi la testimonianza diretta di quanto avvenuto. A volte basta uno scatto fotografico per capire. Vivere nella Valle del Sacco ha radicato ancora di più alcune mie innate convinzioni sul rispetto e l'integrazione con l'ambiente naturale, fonte dell'esistenza di tutti. Un assioma che permea l'attivismo in una federazione per la promozione della ciclabilità.
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