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Esistono luoghi e gesti capaci di raccontare ciò che abbiamo perduto? A Rebeccu, villaggio medievale nel territorio di Bonorva, in provincia di Sassari, l’evento Pro Sas Animas ci invita a riflettere intorno al tema delle cose perdute e a celebrare le persone che abbiamo lasciato andare. Dal 22 ottobre al 2 novembre, infatti, Rebeccu e altri paesi del Meilogu sono il teatro di una serie di incontri che intrecciano cultura, cibo, tradizioni, teatro e territorio, nell’ultima parte di Rebeccu Arte, manifestazione ideata e diretta da Valeria Orani che quest’anno ospita Grazia ritrovata (Progetto speciale 2026 del Ministero dei Beni Culturali, prodotto da 369gradi centro di diffusione e produzione cultura contemporanea con il sostegno della Regione Sardegna) per il centenario del Nobel a Grazia Deledda.



Si inizia celebrando un gesto antico eppure eterno, quello dei dei pani rituali con la mostra “Spighe d’oro” curata da Tonino Serra e realizzati dall’artigiana Gianfranca Dettori, con laboratori artigianali e incontri. La tradizione ha il difficile compito di unirci con un passato che non abbiamo mai conosciuto, dando vita a un nuovo concetto del tempo: unico, circolare, incapace di distinguere ciò che esisteva prima di noi e ciò che esisterà dopo di noi. Questa fusione tra storia e vita, ci permette di guardare (e vivere) i luoghi sotto un’altra prospettiva: non borghi da visitare e lasciare a loro stessi, svuotati della loro anima, ma spazi presenti in cui ricostruire le trame del tempo, riappropriarci dei simboli, e ricongiungerci con ciò che perdiamo.
Il cibo, infatti, non è solo una rappresentazione della vita, ma anche una consolazione dalla morte: dalle pietanze offerte nelle case per i defunti, fino ai banchetti intorno ai quali le comunità si riunivano per riparare il trauma della morte di uno dei suoi membri. Confrontarsi con il vuoto, con la morte, con un tema che cerchiamo di rimuovere il più possibile, significa farlo attraverso gesti materiali e concreti, attraverso mani che lavorano e creano. Riconoscere i territori come spazi in cui ricostruire e celebrare il nostro rapporto con la morte, il passato e la memoria, significa dare loro una nuova forma, che non coincide più con la statica e temporanea osservazione, ma con la capacità di rinnovarne la vita.
Per conoscere il programma completo: www.rebeccuarte.org










