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Scatta una nuova stretta nel Lazio per contenere la diffusione della peste suina africana (PSA). Dopo la conferma della presenza del virus in quattro carcasse di cinghiale rinvenute nel territorio di Riano, nella provincia di Roma, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha istituito una “zona infetta” nell’area nord-est della Capitale, introducendo una serie di misure straordinarie per limitare il rischio di propagazione della malattia.
Il provvedimento nasce dalla positività accertata dal Centro di referenza nazionale per le pesti suine dell’Istituto zooprofilattico sperimentale Umbria e Marche, che ha confermato il 31 agosto la presenza del virus nei quattro animali rinvenuti a Riano, cittadina alle porte della Capitale. L’area individuata è delimitata a nord dal confine provinciale tra Roma e Viterbo, a est da una serie di strade provinciali nel territorio di Monterotondo e Mentana, a sud dal Grande Raccordo Anulare e a ovest dalla Cassia e dalla Cassia Veientana. Sono interessati, in tutto o in parte, 20 Comuni della zona: Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Sacrofano e Sant’Oreste. Interessata anche Roma Capitale, per quanto riguarda i territori del Municipio III e del Municipio XV.
L’obiettivo dell’ordinanza è quello di contenere la diffusione del virus dalla zona interessata verso i territori esterni e definire una perimetrazione utile all’applicazione delle successive misure di sorveglianza ed eradicazione previste dalla normativa europea. Tra le disposizioni più rilevanti contenute nel provvedimento regionale c’è il divieto dell’attività venatoria al cinghiale in tutte le sue forme all’interno della zona infetta. Restano possibili, ma soltanto previa autorizzazione dell’autorità competente, le attività di controllo della popolazione di cinghiali attraverso prelievi selettivi senza l’utilizzo di cani oppure mediante cattura con trappolaggio. Anche queste operazioni dovranno essere effettuate nel rispetto delle misure di biosicurezza.
Nei parchi e nelle aree protette viene inoltre rafforzata la sorveglianza passiva. I Comuni e gli enti di gestione dovranno collaborare con i servizi veterinari delle Asl per monitorare la presenza di animali malati o carcasse. All’ingresso delle zone interessate dovrà essere installata una specifica segnaletica. I cartelli dovranno informare sulla presenza della peste suina africana nei cinghiali, ricordando che la malattia non è trasmissibile all’uomo.
Saranno vietati l’alimentazione, l’avvicinamento e il disturbo dei cinghiali. L’ordinanza vieta inoltre eventi e assembramenti, compresi i picnic, nelle aree agricole e naturali, salvo deroghe motivate concesse dall’autorità sanitaria locale. Previsto anche l’obbligo di segnalare eventuali carcasse o cinghiali moribondi, oltre alla raccomandazione di disinfettare scarpe e ruote dei veicoli all’uscita dalle aree agricole e naturali.
Una parte consistente dell’ordinanza riguarda i suini domestici. Le Asl Roma 1, Roma 4 e Roma 5 dovranno censire le aziende, commerciali e familiari, che detengono suini e aggiornare la banca dati nazionale con le informazioni relative agli allevamenti e agli animali presenti. Dovranno inoltre essere individuate eventuali strutture non registrate che detengano suini, anche temporaneamente e a qualsiasi titolo, compresi i cinghiali. È inoltre vietato utilizzare al di fuori della zona infetta i foraggi prodotti al suo interno, fatta eccezione per le aziende che non detengono suini.
L’ordinanza punta dunque a circoscrivere rapidamente il focolaio individuato a Riano, intervenendo contemporaneamente sui due principali fronti di rischio: la circolazione del virus nella popolazione di cinghiali selvatici e la possibilità che il contagio raggiunga gli allevamenti di suini.









