Agenzia DIRE
(Alessandra Fabbretti)
Mentre il piano della presa di Gaza del premier israeliano Benjamin Netanyahu prende sempre più corpo, il mondo si interroga sulla nuova piega che potrà prendere la situazione in Medio Oriente quando l’offensiva annunciata diventerà realtà. Al momento un segnale concreto lo invia Berlino, per voce del primo ministro Friederich Merz, che ha annunciato la sospensione dell’export di armi a Israele. La Cina è preoccupata e rilancia la soluzione dei due Stati autonomi, Israele e Palestina.
Nel frattempo l’Onu lancia l’appello affinché sia scongiurata l’attuazione del piano di Tel Aviv. Dall’Ue, Ursula von der Leyen chiede diplomaticamente a Israele di riconsiderare la sua decisione. Persino la Cina entra nel dibattito sulla questione: il ministro degli Esteri Guo Jiakun ribadisce infatti il sostegno di Pechino alla soluzione dei due Stati ed esprime «seria preoccupazione» per il piano di occupazione di Gaza annunciato da Israele. Ecco in dettaglio tutti gli interventi.
VON DER LEYEN (UE): «ISRAELE RICONSIDERI IL PIANO, ORA SERVE IL CESSATE IL FUOCO»
Israele «deve riconsiderare» la decisione di lanciare una nuova offensiva militare su vasta scala su Gaza: lo ha scritto in un post su X la presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen. Considerando che «ora è necessario un cessate il fuoco», von der Leyen ha aggiunto: «Allo stesso tempo, è necessario il rilascio di tutti gli ostaggi, trattenuti in condizioni disumane. E gli aiuti umanitari devono avere accesso immediato e senza restrizioni a Gaza per fornire sul campo ciò di cui c’è urgente bisogno».
GUTERRES (ONU): «IL PIANO DI ISRAELE È UNA MINACCIA»
Il «piano del governo israeliano per una completa presa militare della Striscia di Gaza occupata» è «una misura che rischia di aggravare ulteriormente la già drammatica situazione umanitaria nella Striscia» e pertanto deve essere «rigorosamente evitata». Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, rivolgendosi all’esecutivo di Tel Aviv.
Guterres ha avvertito dei rischi di compromettere la soluzione dei due Stati, nonché di costituire «una minaccia alla stabilità regionale». Parole, le sue, giunte dopo l’annuncio del primo ministro Benjamin Netanyahu di aver ottenuto dal gabinetto di guerra il via libera all’ingresso delle truppe israeliane a Gaza city, la principale cittadina dell’enclave, dopo aver proposto la presa totale della Striscia.
L’ALTO COMMISSARIO PER I DIRITTI UMANI: «FERMARE IMMEDIATAMENTE IL PIANO»
Un piano che deve essere «immediatamente fermato», come ha ribadito anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ricordando che l’occupazione militare della Striscia sarebbe «contraria alla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (Icj) secondo cui Israele deve porre fine alla sua occupazione il prima possibile» e si deve arrivare «alla realizzazione della soluzione concordata dei due Stati e al diritto dei palestinesi all’autodeterminazione».
Türk ha poi insistito sul fatto che, anziché intensificare il conflitto, «il governo israeliano dovrebbe impegnarsi al massimo per salvare le vite dei civili di Gaza, consentendo il flusso completo e senza restrizioni degli aiuti umanitari». Al tempo stesso, tutti gli ostaggi devono essere «rilasciati immediatamente e incondizionatamente» dai gruppi armati palestinesi. Parallelamente, «anche i palestinesi detenuti arbitrariamente da Israele devono essere rilasciati». L’Alto commissario ha concluso: «La guerra a Gaza deve finire ora. E israeliani e palestinesi devono poter vivere fianco a fianco in pace».
L’Alto commissariato per i diritti umani ribadisce che la situazione umanitaria nella Striscia resta «disastrosa: dal 27 maggio – giorno in cui il sistema di distribuzione delle Nazioni Unite è stato sostituito da un meccanismo israelo-statunitense – almeno 1.373 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo; 859 nelle vicinanze dell’organizzazione non Oon (cioè non delle Nazioni Unite, ndr) per la distribuzione di aiuti, la Gaza Humanitarian Foundation (Ghf); altre 514 vittime sono morte lungo le rotte dei convogli alimentari».
Il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Tedros Adhanom, ha avvertito che «a luglio, circa 12mila bambini sotto i cinque anni sono stati identificati come affetti da malnutrizione acuta, la cifra mensile più alta mai registrata».
LA GERMANIA ANNUNCIA: «STOP ALL’EXPORT DI ARMI A ISRAELE»
«Il governo tedesco non autorizzerà alcuna esportazione di equipaggiamenti militari che possano essere utilizzati nella Striscia di Gaza fino a nuovo avviso». Con queste parole il primo ministro tedesco Friederich Merz ha annunciato la sospensione dell’export di armi a Israele, in risposta all’annuncio del piano da parte dell’omologo Netanyahu di voler proseguire con l’occupazione totale della Striscia, a partire da Gaza City.
Secondo Merz «è sempre più difficile comprendere» come tale mossa possa contribuire al raggiungimento di obiettivi legittimi.
LA CINA: «SERIA PREOCCUPAZIONE, SERVE LA SOLUZIONE 2 STATI»
«Un cessate il fuoco immediato è il modo corretto per alleviare la crisi umanitaria a Gaza e garantire il rilascio degli ostaggi. Un cessate il fuoco è anche la chiave per una risoluzione completa del conflitto di Gaza»: ne è convinto il portavoce del ministero degli Esteri della Cina, Guo Jiakun, ribadendo il sostegno di Pechino alla soluzione dei due Stati e all’autodeterminazione del popolo palestinese ed esprimendo «seria preoccupazione» per il piano di occupazione che il governo di Tel Aviv ha annunciato per la Striscia di Gaza.









