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HomeSaluteUsa, tagli alla ricerca sui vaccini; Torti (UniCatt): «Non opportuni e lungimiranti»

Usa, tagli alla ricerca sui vaccini; Torti (UniCatt): «Non opportuni e lungimiranti»

«Si rischia di perdere un’arma importante per le strategie di prevenzione delle malattie infettive. I politici si confrontino con gli esperti»

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Agenzia SIR – Per gentile concessione
(Filippo Passantino)

Fa discutere negli Stati Uniti la decisione del dipartimento della Salute Usa di tagliare i finanziamenti pubblici alla ricerca sui vaccini a mRNA, tecnologia che ha avuto un ruolo cruciale durante la pandemia di Covid-19. Per comprendere le implicazioni scientifiche e sanitarie di questa scelta, ne abbiamo parlato con il professor Carlo Torti, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive presso il Policlinico Gemelli Ircss. «Si rischia di perdere un’arma importante per le strategie di prevenzione delle malattie infettive», è l’allarme che lancia lo studioso.

Professore, cosa pensa dello stop ai finanziamenti statunitensi per i vaccini a mRNA?

«Io credo che un taglio a priori di finanziamenti sullo sviluppo di questa tipologia di vaccini sia inopportuno. Questa strategia vaccinale ha avuto un impatto positivo sul contenimento della recente pandemia e potrebbe essere efficace anche per diverse altre condizioni. Ritengo che decisioni del genere debbano essere sempre assunte dopo un dialogo approfondito tra i decisori e gli esperti del settore. Questo confronto continuo tra istituzioni ed esperti è davvero fondamentale per assumere decisioni critiche per il benessere collettivo».

Quali rischi si corrono con una scelta di questo tipo?

«È evidente che si rischia di perdere un’arma importante per le strategie di prevenzione delle malattie infettive, anche quelle a potenziale diffusione pandemica. Dobbiamo invece mantenere, implementare e migliorare tutti i possibili strumenti per contrastare malattie emergenti o riemergenti, che ormai non sono più una sorpresa. In questo contesto, disinvestire su tecnologie come i vaccini a mRNA non mi sembra una strategia lungimirante».

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Perché secondo lei si è arrivati a una decisione così drastica?

«Ovviamente i governi hanno, e devono avere, la loro indipendenza decisionale. Tuttavia, oggi la medicina si sta orientando sempre più verso un approccio One Health, che considera in modo integrato salute umana, animale e ambientale. In questo quadro, ridurre lo sviluppo di strumenti come i vaccini a mRNA (che hanno rappresentato un’arma importantissima nella pandemia Covid-19) è una scelta che non tiene conto dei pericoli reali rappresentati da infezioni riemergenti o nuove».

Ma cosa viene contestato esattamente ai vaccini mRNA?

«Le critiche si concentrano spesso su timori infondati legati alla sicurezza a lungo termine. La letteratura scientifica, invece, conferma che questi vaccini funzionano. Non ci sono evidenze di effetti dannosi a lungo termine, anche perché la mRNA è una molecola molto instabile: permane nel nostro organismo per un tempo brevissimo, di norma non più di due giorni. È quindi altamente implausibile che possa alterare il nostro materiale genetico».

Eppure questi timori sembrano avere un certo impatto anche sull’opinione pubblica e forse persino sulle decisioni politiche…

«Sì, è un punto molto importante. Questi “spauracchi” spesso si radicano nell’immaginario collettivo a causa di fake news che arrivano anche ai decisori. Se a ciò si somma una mancanza di dialogo tra istituzioni e scienziati, si rischiano decisioni poco fondate e pericolose. Solo uno scambio continuo di informazioni e un confronto culturale con gli esperti può aiutare i decisori a tutelare davvero la salute della popolazione».

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