HomeSocietàRoma, Galleria Borghese: «Rispettiamone l'identità storica; no all'ampliamento»

Roma, Galleria Borghese: «Rispettiamone l’identità storica; no all’ampliamento»

L'architetta Affanni, già Soprintendente del Lazio: «Esigenze turistico-commerciali non stravolgano il rapporto tra contenitore e contenuto»

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Fa discutere a Roma l’ipotesi di un ampliamento della Galleria Borghese. Il dibattito è aperto e dal mondo accademico arriva il “No” di una studiosa di esperienza e professionalmente molto stimata: l’architetta Anna Maria Affanni, già funzionaria della Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Roma e poi Soprintendente per i Beni architettonici e ambientali del Lazio. Le abbiamo chiesto la sua valutazione sul progetto.

Architetta Affanni, lei che nella sua lunga attività di architetta-restauratrice per le Soprintendenze e che ha realizzato nel corso dei decenni numerosi interventi di restauro sul patrimonio monumentale romano, cosa ne pensa del dibattito che si è acceso negli ultimi mesi sull’ipotesi di un bando di gara per l’ampliamento della Galleria Borghese? Tutti gli addetti ai lavori sono rimasti sconcertati ed in particolare Italia Nostra e l’Associazione Bianchi Bandinelli hanno sollevato critiche nei riguardi della direttrice e della società proponente per questa iniziativa, ritenuta inaccettabile. Perché, secondo lei, non è neppure proponibile una simile ipotesi?

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«Perché il presupposto è sbagliato. La Galleria Borghese non è un edificio contemporaneo che possa essere ampliato. È il fulcro di un complesso monumentale unitario, dove architettura, arte, giardini storici, visuali prospettiche e rapporto con il paesaggio costituiscono un insieme inscindibile. La sua identità deriva proprio dall’armonia tra questi elementi, maturata nel corso dei secoli. Alterarne uno significa compromettere l’intero organismo».

«Nella cultura della tutela – prosegue Affanni – esiste un principio fondamentale: non tutti i monumenti sono trasformabili. Esistono luoghi che hanno una compiutezza storica e architettonica che va riconosciuta e rispettata. La Galleria Borghese appartiene a questa categoria. Per questo ritengo che il tema non sia trovare il progetto migliore, ma comprendere che esistono categorie di interventi che non dovrebbero essere neppure ipotizzati».

Alcuni sostengono che un ampliamento completamente interrato potrebbe evitare qualsiasi impatto sul paesaggio, altri ipotizzano una galleria di collegamento con il Villino Pincherle, mentre la già direttrice delle Ville storiche Alberta Campitelli ritiene l’ipotesi pericolosa e improponibile. Lei che ne pensa?

«Ha assolutamente ragione la dottoressa Campitelli. Conosco molto bene le vicende relative al recupero e conservazione della Galleria Borghese, che è rimasta chiusa per diversi anni e priva di manutenzione a causa di lesioni delle strutture, dissesti delle torri e infiltrazioni di acque piovane nelle fondazioni. Negli anni ’60 questi dissesti diventano sempre più evidenti con progressivi distacchi di intonaci e fessurazioni importanti nelle murature. Inoltre l’assenza di manutenzione ha comportato danni imponenti alle coperture fino ad arrivare al 1982, quando la gravità della situazione statica fa emergere la necessità di effettuare approfondite indagini per stabilire esattamente tutte le cause dei dissesti».

«Dal 1983 è stato dato l’avvio al progetto di opere al fine di effettuare il recupero e l’adeguamento funzionale dell’intero immobile, con tutte le difficoltà legate anche alle pareti interne affrescate. I lavori di consolidamento e restauro, iniziati all’inizio degli anni ‘90 e coordinati dall’ex Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici di Roma, Francesco Zurli, con l’ausilio di numerosi esperti interni ed esterni all’Amministrazione, sono stati complessi, a causa della natura del sottosuolo, composto da ex cave di tufo e pozzolana, ambienti ipogei, cunicoli, cavità naturali anche di tipo franoso e di particolare delicatezza per la presenza di affreschi sulle murature in elevato. Proprio per queste caratteristiche del sottosuolo sul quale sorge la Galleria e le aree contermini, sono state effettuate opere di consolidamento a partire dalle fondazioni, con micropali armati e consolidamenti diffusi di tutte le strutture verticali ed orizzontali che sconsigliano oggi ogni ulteriore intervento sia in aderenza alla Galleria sia nelle zone ipogee. Il complesso restauro si è concluso nel 2000 con la realizzazione di un deposito delle opere non abitualmente esposte nelle sale, fruibile a richiesta».

Ciononostante si propone un concorso internazionale di architettura per individuare il progetto migliore e c’è Francesco Rutelli che dice che non si può avere paura delle idee. Perché lei ritiene che anche questa strada sia sbagliata?

«Perché il concorso è uno strumento della progettazione, non della legittimazione. Funziona quando è già stata dimostrata la compatibilità di un intervento. Qui, invece, si vorrebbe utilizzare il concorso per rendere accettabile una trasformazione che, a mio giudizio, non è compatibile con il luogo, con il monumento e neanche per la presenza di vincoli stringenti di inedificabilità assoluta e di modifica dello stato dei luoghi».

La direttrice, Francesca Cappelletti, ed altri sostengono che un grande museo internazionale debba necessariamente ampliarsi per rispondere alle esigenze contemporanee.

«Questa è un’idea del tutto contemporanea, che non appartiene alla cultura della tutela. Le esigenze funzionali possono essere affrontate in altri modi: attraverso una diversa organizzazione dei servizi, una distribuzione delle funzioni su più sedi, l’utilizzo di edifici già esistenti, una migliore gestione dei flussi e delle tecnologie».

Che cosa si sente di rispondere all’ex sindaco Rutelli e a quanti continuano a sostenere questo progetto?

«Rispondo con il massimo rispetto per le persone e per le istituzioni, ma anche con la serenità che deriva da una lunga esperienza nella tutela del patrimonio culturale. Ritengo che l’obiettivo di valorizzare la Galleria Borghese sia pienamente condivisibile così come quello di organizzare meglio le prenotazioni, i flussi e le visite. Il problema però è solo di migliorare l’organizzazione e di certo non quello di ampliare gli spazi, che costituirebbe uno stravolgimento del bene esistente. Inoltre va ricordato che la Galleria Borghese rappresenta un raro esempio di rapporto sinergico tra contenitore e contenuto. Essa fu realizzata per contenere la collezione d’arte di Scipione Borghese e le sale espositive sono state progettate apposta per accoglie ogni specifica opera della collezione. Non è un contenitore qualsiasi, ove si possono collocare a piacimento opere d’arte».

Quale dovrebbe essere, allora, il percorso corretto? E a chi dice che non è possibile visitare le opere nei depositi cosa risponde?

«Il percorso corretto è quello di continuare a mantenere il bene esistente nel miglior modo e non piegarlo alle esigenze turistico-commerciali. Semmai è il contrario, ovvero che i flussi turistici si adattino al manufatto tutelato. Per quanto riguarda i depositi della Galleria Borghese è possibile visitarli, su richiesta, in quanto sono stati appositamente creati per consentire l’accesso agli studiosi».

Se dovesse riassumere la sua posizione in una sola frase?

«Ritengo che la decisione di evitare l’ampliamento della Galleria Borghese costituisca un’applicazione del principio di tutela sancito dall’articolo 9 della Costituzione, che attribuisce priorità alla conservazione dell’integrità del patrimonio storico artistico culturale e ambientale come anche previsto dal Codice dei Beni culturali del 2004. Certe pericolose ipotesi e tanti scempi possono e devono essere evitati proprio per tutelare il paesaggio storico che il mondo più ammira».

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Sabrina Consolini
Sabrina Consolini
Storica dell'arte, laureata all'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha conseguito una seconda laurea magistrale in Scienze della comunicazione all'Università degli Studi di Cassino. È giornalista pubblicista, iscritta all'Ordine dei giornalisti del Lazio dal 2002. Per oltre vent'anni ha operato nell'ambito della valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare esperienza nella progettazione di eventi e nello sviluppo di sponsorizzazioni culturali. Specializzata nella creazione di partnership tra istituzioni pubbliche e sponsor privati, ha ideato e coordinato interventi di restauro di opere di straordinario rilievo conservate nei principali musei di Roma e presso le istituzioni vaticane. Tra questi figurano il “Tondo della Natività” di Fra Bartolomeo alla Galleria Borghese, l'“Apollo” e l'“Eracle” di Veio del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, il “Busto di Medusa” e il ritratto di Papa Urbano VIII di Gian Lorenzo Bernini ai Musei Capitolini, il “Gallo dorato” del Campanile dell'antica Basilica di San Pietro e il monumento di Filippo IV Re di Spagna nella Basilica di Santa Maria Maggiore, opera di Gian Lorenzo Bernini e fusione in bronzo di Girolamo Lucenti. Ha collaborato con personalità di rilievo del panorama artistico, tra cui Vittorio Sgarbi e la curatrice internazionale Dominique Stella, curando mostre e progetti dedicati all'arte contemporanea. Nel 2019 ha organizzato l'Opening ufficiale di RAW-Rome Art Week alla Casina Valadier, in collaborazione con Radio Dimensione Suono. La sua attività giornalistica è rivolta in particolare alla tutela, alla promozione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, monumentale e ambientale italiano.
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