
Mente e cuore
I dialoghi della giornalista Lisa Bernardini con Adriano Formoso sui fatti che animano le cronache e che fanno discutere l’opinione pubblica, analizzati e commentati.
Una follia su un campo da calcio fa scaturire la chiacchierata di oggi con il nostro psicologo e psicoterapeuta, il dottor Adriano Formoso. Tempo fa lo abbiamo appreso dai giornali: una brutta rissa in un campo di calcio durante una partita di ragazzini. È poi scattata la squalifica di un anno per il portiere di 13 anni di una delle due squadre, accusato di aver provocato pesantemente un avversario e picchiato dal papà di quest’ultimo, al termine di una gara di un torneo tra squadra Under 14. Insieme a lui, squalificati anche suo padre, dirigente della sua squadra, e un giocatore della squadra avversaria. Comminate infine ammende nei confronti delle due società.
Insomma: l’ennesimo grave episodio di violenza nello sport, che riguarda tutti noi e che pone interrogativi e temi. Non vogliamo entrare tanto nello specifico episodio, ma riflettere in generale sulla presenza troppo spesso della violenza nello sport giovanile.
Parliamone. Narcisismo e fragilità, genitori e figli nella società dello specchio.
«La vicenda del tredicenne picchiato da un genitore di un avversario ci restituisce un’immagine amara: il calcio, che dovrebbe essere scuola di vita e di amicizia, diventa palcoscenico di rancore. Qui emerge con forza il ruolo educativo della famiglia».
«Ho passato molti anni al campo sportivo a vedere mio figlio, da quando aveva solo 5 anni sino alla sua maggiore età. Prima ancora di riflettere da psicologo ho visto da genitore spesso scene in cui altri adulti riversano sui figli la pressione delle proprie insicurezze e la smania di apparire vincenti. La società dello specchio moltiplica il bisogno di riconoscimento, e i ragazzi assorbono modelli aggressivi, imparando che l’altro non è compagno ma nemico. Così si trasmette, in modo invisibile, un codice educativo fragile e narcisistico».
Il bambino immaginario e il bambino reale.
«Ogni genitore, in fondo, sogna un “figlio ideale”: campione, bello, sempre vincente. Ma quando la realtà del bambino vero emerge con i suoi limiti, i suoi fallimenti, i suoi momenti di rabbia, un padre o una madre entrano in crisi. La distanza tra aspettativa e verità può generare frustrazione, spingendo alcuni a reagire con rabbia o violenza, invece che con pazienza e sostegno, che è una mia costante richiesta durante i miei Formoso Therapy Show».
«L’episodio di Collegno non è solo un fatto di cronaca: è lo specchio di una fragilità educativa diffusa. Serve tornare a un modello familiare che non insegua il trofeo, ma sappia proteggere i figli, riconoscerne i limiti e guidarli con amore verso la crescita autentica. Se non poniamo attenzione a questi doveri non dobbiamo meravigliarci se talvolta si sentono storie di alunni che minacciano gli insegnanti o persino agiscono violenza su loro».









