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La fame di appartenenza a un “branco” che protegge

Dietro l'apparente ribellione, alcuni ragazzi nascondono paura di non valere nulla se non agli occhi di chi domina. Anche se esprime violenza

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I dialoghi della giornalista Lisa Bernardini con Adriano Formoso sui fatti che animano le cronache e che fanno discutere l’opinione pubblica, analizzati e commentati.

Tempo di lettura stimato: 6 minuti

I poliziotti della Squadra mobile di Varese, con l’operazione denominata “Note stonate”, hanno eseguito 19 ordinanze cautelari, di cui 11 in carcere e 8 con obbligo di dimora nelle ore notturne e presentazione quotidiana alla Polizia giudiziaria, a carico di altrettante persone accusate, in modo diverso, di traffico di cocaina, eroina e hashish, estorsione e possesso di armi. Tra gli arrestati c’è anche il cantante di una band di musica trap del varesotto, che è accusato dagli investigatori come presunto fornitore di armi e capo di un gruppo di spacciatori.

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C’è un’immagine che lo psicologo e psicoterapeuta Adriano Formoso non riesce a scacciare dalla mente: quella di un giovane uomo con il volto tatuato, una catena al collo e lo sguardo fiero, che impugna un microfono come fosse un’arma. Un’immagine simbolica, quasi profetica, che racconta il cortocircuito di un’intera generazione: quella che trasforma la rabbia in ritmo, la marginalità in identità e la devianza in linguaggio artistico.

Sempre più spesso la cronaca si intreccia con il mondo della trap e ci si ritrova a domandarsi come possano convivere il successo discografico e la deriva sociale, l’applauso e il reato, la musica e la violenza. Fermo restando che, nel caso specifico, spetterà alla magistratura accertare la sussistenza o meno delle accuse formulate dagli investigatori, che al momento sono solo allo stato di ipotesi, l’occasione stimola delle riflessioni più ampie sul tema appena descritto.

Cosa ci raccontano certe notizie dai tg, dottor Formoso?

«Le notizie, ogni volta, hanno il suono di una sirena che squarcia il silenzio a ricordarci che là dove la musica nasce dal dolore, se manca una guida, può smarrirsi nel buio da cui è venuta. È la trap italiana che, in alcuni casi, non si limita più a raccontare la realtà marginale: la vive, la incarna e la commercializza».

«Da analista della mente e della musica mi chiedo come può un ritmo, nato come grido di rivalsa, diventare il tappeto sonoro della disperazione. Molti ragazzi ascoltano questi brani per sentirsi forti, vivi, parte di un branco che li protegge. Dietro l’apparente ribellione, però, si nasconde la più grande delle paure: quella di non valere nulla se non agli occhi di chi domina. È la stessa paura che, negli adolescenti più fragili, si trasforma in ricerca di appartenenza, anche quando l’appartenenza ha il volto della violenza».

Un fenomeno da non sottovalutare, quindi.

«Non possiamo ignorare che dietro alcuni numeri da record, milioni di visualizzazioni, contratti, hype, si muovano anche capitali che nulla hanno a che fare con la musica. Alcuni adolescenti aspiranti trapper, nei gruppi di psicoterapia che conduco nel Centro psicoanalitico e di neuropsicofonia, mi fanno riflettere quando dai loro racconti lasciano immaginare come la criminalità organizzata abbia da tempo intuito che il marketing del disagio rende più della droga. Così finanzia, sostiene, gonfia artificialmente ascolti e visibilità, trasformando artisti irregolari in testimonial di un modello che educa al disvalore. Ma non è con la condanna che cambieremo le cose».

Quale considerazione ne scaturisce, secondo lei?

«Bisogna comprendere la fame che c’è dietro: fame di riconoscimento e di appartenenza. Non è semplice con i ragazzi dell’era della trap far comprendere che la felicità non si trova nel successo o nella ribellione, ma nella conoscenza di sé. La trap, questa trappola sonora, ci mostra il volto di una generazione che urla perché nessuno ascolta. Ma la musica, se restituita alla sua funzione più antica, può ancora curare. Può trasformare la rabbia in linguaggio, la ribellione in ritmo vitale, la ferita in arte. Quando la musica tornerà ad essere suono dell’anima e non del potere, allora sì che il futuro smetterà di essere un nome d’arte e tornerà ad essere una promessa».

ADRIANO FORMOSO
www.adrianoformoso.com

Adriano Formoso vive e lavora a Milano ed è il primo cantautore italiano, psicologo, omeopata, naturopata e psicoterapeuta ad aver portato la musica in un reparto ospedaliero di ostetricia e ginecologia, presso un importante ospedale milanese.
Ricercatore nell’ambito delle neuroscienze, Adriano si dedica allo studio della relazione tra musica, cervello ed emozioni.
Le sue competenze gli hanno permesso di essere protagonista della rubrica del TG2 “Tutto il bello che c’è” attraverso le sue “pillole” di canzoneterapia e Neuropsicofonia, un approccio innovativo che coniuga arte, scienza e psicologia.
Autore del libro Nascere a tempo di rock, applaudito al Salone internazionale del libro di Torino, ha reso la musica uno strumento per il benessere psicologico e per la crescita personale, integrandola nel suo percorso terapeutico e artistico.
Fondatore del Centro di psicologia e psicoterapia e del Centro di ricerca in psicoanalisi di gruppo bioniana e di neuropsicofonia a Garbagnate Milanese, ha iniziato la sua carriera unendo arte e terapia già in giovane età, lavorando nel carcere minorile Beccaria di Milano.
Da lì, ha proseguito la sua opera nei servizi territoriali per le tossicodipendenze, nelle comunità terapeutiche e nei centri psicosociali per pazienti con gravi patologie come la schizofrenia.
Nel mondo dello spettacolo, Adriano ha portato la relazione di aiuto al servizio del benessere psicologico attraverso il suo innovativo Formoso therapy show. Questo spettacolo, che unisce musica e formazione, è stato accolto con entusiasmo nei teatri italiani, dove aiuta il pubblico a riflettere su temi come la crescita personale e la gestione dei disturbi psicologici.
Cantautore apprezzato, opinionista radiotelevisivo, scrittore e autore di articoli scientifici, Adriano Formoso continua a ispirare con la sua capacità unica di intrecciare musica, psicologia e ricerca scientifica, rendendo l’arte un potente mezzo di trasformazione e benessere.
Le canzoni di Adriano Formoso sono disponibili in rete sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica.

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Lisa Bernardini
Lisa Bernardinihttps://lisabernardini.it/
Toscana di nascita ma romana d’adozione; nasce nel 1970. Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Presidente dell’Associazione Culturale “Occhio dell’Arte APS”, direttore artistico. Si occupa di organizzazione eventi, informazione, pubbliche relazioni e comunicazione. Segue professionalmente per lo più personaggi legati alla cultura, all'arte  e alla musica. Fine Art Photography. 
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