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Tra le antiche mura del castello ducale Orsini di Fiano Romano, si è tenuto il secondo raduno delle ex collegiali Onaomac (Opera nazionale di assistenza per gli orfani dei militari dell’Arma dei carabinieri). Un appuntamento che ha unito memoria e affetto, riportando alla luce la storia di un luogo della città dell’area metropolitana di Roma che, dal 1953 al 1975, ha accolto generazioni di bambine sotto la premurosa guida delle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena.
L’antico castello, donato in parte alla Congregazione dalla marchesa Giuseppina Menotti Salvago-Raggi, divenne per volontà testamentaria un collegio dedicato alle orfane dei carabinieri. Una realtà educativa unica, capace di coniugare rigore e tenerezza, disciplina e amore, fede e formazione.
Per oltre vent’anni, le sue stanze e i suoi cortili hanno risuonato delle voci delle giovani ospiti, che tra quelle mura non trovarono solo istruzione, ma anche conforto, famiglia e speranza. Le pietre secolari del castello, silenziose testimoni di epoche lontane, divennero così custodi di una nuova storia fatta di educazione, accoglienza e rinascita.
Lo scorso anno, nello spazio del Torrione, è stata inaugurata la “Stanza dei ricordi”, un luogo della memoria e della riconoscenza, scelto per il suo profondo valore simbolico. Qui, in passato, le ragazze si riunivano per ricordare i loro papà caduti, non per cedere alla tristezza, ma per rinnovare il valore dell’affetto, della gratitudine e del ricordo.
Durante il raduno, le ex collegiali hanno rinnovato la promessa di ritrovarsi ogni anno per mantenere viva la memoria e la storia del collegio, a testimonianza di un legame che resiste al tempo. Alla cerimonia hanno preso parte autorità civili, militari e religiose, sottolineando come questo patrimonio umano e spirituale appartenga non solo a chi lo ha vissuto, ma all’intera comunità di Fiano Romano. «La memoria – è stato ricordato – non è un’ombra che si allontana, ma un faro che continua a guidare le scelte del presente.
Ricordare la storia dell’ex Collegio Onaomac significa restituire voce a un capitolo prezioso della nostra identità collettiva: un intreccio di dedizione, sacrificio e speranza. In un mondo che cambia, il ricordo di questi luoghi invita a non dimenticare le proprie radici: solo conoscendo la nostra storia possiamo comprendere chi siamo e scegliere con consapevolezza la direzione verso cui vogliamo andare.









