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Farfa: Abbazia senza guida da due anni; i timori di fedeli e abitanti del borgo

Fonte di turismo ed economia per la località, è commissariata. La Diocesi: «Stiamo facendo tutto il possibile, i residenti stiano tranquilli»

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Un commissariamento che dura ormai da due anni dai contorni ancora ufficialmente indefiniti (riguardo l’entità del deficit finanziario, le azioni di copertura del debito, le strategie di rilancio, tantomeno il termine della gestione commissariale) e una comunità che appare smarrita ed impaurita riguardo il destino del borgo. Stiamo parlando di Farfa, borgo appartenente al comune di Fara in Sabina, in provincia di Rieti, e della sua Abbazia affidata, dal Vaticano, al controllo di un commissario straordinario dal marzo 2024, incaricato che opera con il supporto della Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto.

È a partire da quella data che gli abitanti lamentano un blocco di tutte le attività ma soprattutto un’assenza di comunicazione, una situazione che alimenta  preoccupazione e facilita il diffondersi di strane ipotesi. C’è addirittura chi teme la chiusura di tutti i negozi, con allontanamento degli stessi residenti, a favore di una riconversione del borgo e di parte dell’Abbazia in una Rsa. Un timore certamente fantasioso, considerando la rilevanza storica del luogo: ricordiamo che questa abbazia è considerata come uno dei monasteri benedettini più importanti d’Europa ed è monumento nazionale dal 1928.

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Fondata nel VI secolo da San Lorenzo Siro, devastata dai longobardi e ricostruita da San Tommaso da Moriana, nel Medioevo, grazie ai privilegi concessi da Carlo Magno, divenne autonoma dal controllo papale. Carlo Magno conferì a Farfa lo status di “abbazia imperiale”. Questo garantiva l’autonomia dal Papa, ponendo l’abate e il monastero sotto la protezione diretta e l’autorità dell’imperatore. Attraverso il sostegno della dinastia carolingia, il monastero benedettino raggiunse un’enorme potenza politica ed economica, trasformandosi in un vero e proprio stato autonomo.

È tuttora un centro importante di conservazione culturale grazie anche al suo Scriptorium,  dove i monaci hanno trascritto e preservato documenti fondamentali per la storia europea, come il Registro Farfense.

Interno dell’Abbazia di Farfa (foto tratta dal sito www.abbaziadifarfa.it)

«Ci sentiamo come pecore che hanno perso una guida e siamo preoccupati – spiegano alcuni residenti -. Da sempre il Priore benedettino interagiva con noi, riuniva un po’ tutti  e si trovava una soluzione per qualsiasi problematica. Farfa, in quanto benedettina, era una vera comunità.  Ciò che chiediamo è di poter comunicare. L’impressione è che non ci sia un interesse né nel vederci, tantomeno nel sentirci, dato che non si dà risposta nemmeno alle mail, non esiste una figura di riferimento con cui parlare per avere notizie sulla sorte di questo prezioso borgo storico cui siamo affezionati ed abbiamo il timore che accada qualcosa che possa privarlo della sua identità originaria».

I problemi segnalati sono di diversa natura: scarsa manutenzione, a partire da una pavimentazione deteriorata, negozi chiusi e case sfitte, mancato rinnovo dei contratti di affitto, riduzione del personale, sospensione delle consultazioni alla Biblioteca statale del Monumento nazionale di Farfa, con la conseguenza (dicono gli abitanti) che in un borgo trascurato, con attività e presidi culturali inattivi, in assenza di fruibilità di bagni pubblici,  «vieni una volta e non torni più». Gli stessi fedeli sono diminuiti, ad eccezione di quelli presenti nelle festività.

«Tutto è in una fase di stallo. Alcune attività hanno chiuso i battenti e non si riaffittano le abitazioni  – dice un esercente -. Il ricambio che c’era prima del commissariamento non c’è più e non è che manchino le richieste! Non si comprende proprio lo scopo. Circa due anni fa, al fine di sanare la situazione finanziaria, dopo il decesso del vecchio Priore, furono inviati da Subiaco alcuni monaci: ci dissero di aver coperto parte del debito con risorse proprie, che dunque la situazione era in fase di risoluzione. In quel periodo iniziò la condivisione di idee progettuali per rilanciare il turismo, tra cui la realizzazione di bagni pubblici, l’implementazione delle piscine ed altro. Letteralmente nel giro di una sera sono spariti ed è subentrato un commissario. Da quel momento alcuni negozi sono stati chiusi e le abitazioni non riaffittate. Se svuoti e non riaffitti e non favorisci il permanere delle imprese, il borgo rischia di implodere».

E così residenti ed operatori chiedono ora a gran voce, al Vaticano, il ritorno dei benedettini e un aiuto in tal senso allo stesso commissario. «Non abbiamo avuto il piacere  di conoscerlo, ma grazie al suo ruolo potrebbe supportarci – dicono -. Di fatto vorremmo semplicemente una gestione umana e che l’abbazia torni nel suo insieme ai suoi legittimi proprietari. Storicamente i monasteri benedettini sono istituzioni autonome ed autogestite con attenzione e spirito solidaristico verso le loro comunità».

Il segretario della Fondazione “Istituto Filippo Cremonesi” e di conseguenza di Sua Eccellenza il Commissario, alla nostra richiesta di una intervista sullo stato in progress degli step relativi al commissariamento e al risanamento, pur declinando la richiesta di un incontro, ha risposto: «Il commissariamento non riguarda certo le persone del borgo e per quanto mi riguarda l’azione commissariale si sta svolgendo nel migliore dei modi e non desta preoccupazione alcuna. Anzi, sarà sicuramente un’opportunità per questa splendida e fiorente Abbazia e per le persone che abitano il borgo di Farfa». Una versione confermata dalla Diocesi di Sabina, dove la segreteria del Vescovo ha riferito: «In questo momento non ci è possibile parlare. Meglio spostare la diffusione di notizie a dopo le vacanze, probabilmente a settembre. Gli abitanti devono stare tranquilli perché loro non possono fare nulla, mentre chi può fare qualcosa sta già facendo tutto il possibile».

Tra preoccupazioni e rassicurazioni la vicenda dell’Abbazia farà senz’altro ancora discutere.

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Maria Grazia Di Mario
Maria Grazia Di Mariohttps://www.thefilmseeker.it
Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, è giornalista professionista, poetessa, saggista, editrice, operatrice culturale. Tra i giornali e le emittenti con cui ha lavorato: Il Messaggero, Avvenire, Paese Sera, L'Umanità, Radiocorriere Tv, Canale 5, l'Avanti, La voce di New York, Cinecorriere. Attualmente dirige la Biblioteca Casa Museo Angelo Di Mario, per la quale organizza numerosi eventi non profit, e tre testate giornalistiche da lei fondate: Sabina, www.sabinamagazine.it, www.thefilmseeker.it. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio nazionale Anco Marzio con il libro di poesie “Cabricia il serpente”; è stata finalista del IX Premio Carver per la saggistica con il libro “Alberto Moravia il profeta indifferente”, per il quale ha vinto il 2° premio Nabokov; ha vinto il 2° Premio ArgenPic con il romanzo “La donna senza testa”; ha vinto il 1° premio mondiale Golden Aster Book con “La donna senza testa”.
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