La Federazione italiana sport paralimpici e sperimentali (Fispes) ha ufficializzato i nomi dei 13 atleti azzurri che prenderanno parte ai Campionati mondiali di atletica paralimpica di Nuova Delhi. Oggi a Roma, nel Salone d’onore del Coni, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della delegazione italiana di atletica paralimpica per i Mondiali, in programma dal 27 settembre al 5 ottobre prossimi. L’evento ha visto la partecipazione di dirigenti federali e atleti che rappresenteranno con orgoglio nelle varie discipline sportive l’Italia con la maglia della Nazionale.



Sotto la direzione di Orazio Scarpa, direttore tecnico nazionale, gareggeranno 13 atleti: 7 uomini e 6 donne. Gli azzurri che andranno nella capitale indiana sono: Assunta Legnante, Ambra Sabatini, Arjola Dedaj, Giuliana Chiara Filippi, Antonella Inga, Oxana Corso, Maxcel Amo Manu, Marco Cicchetti, Ndiaga Dieng, Oney Tapia, Francesco Loragno, Riccardo Bagaini e Carlo Calcagni.
«Riempite i nostri cuori di gioia come fate sempre, noi siamo con voi»: questo è il saluto che ha rivolto agli atleti Carlo Mornati, segretario generale del Coni. «Tutto questo è fondamentale per chi ha una disabilità e per tutta la società. Voi siete l’esempio per l’eccellenza. Siete la forma più forte della resilienza e un grande complimenti a tutti voi», ha aggiunto Alessandro Onorato, assessore di Roma Capitale ai grandi eventi, sport, turismo e moda.



«È per noi un grande vanto portare avanti questi ragazzi, che dimostrano la loro forza e determinazione. Il nostro obiettivo è portare più giovani verso lo sport, e per fare ciò dobbiamo portare sempre più progetti sul territorio. Loro sono dei grandi campioni»: queste le parole di Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato italiano paralimpico (Cip).
Gli atleti hanno anche ricevuto lo sprone del loro direttore tecnico, Orazio Scarpa: «Abbiamo rafforzato gli allenamenti dei nostri atleti. Abbiamo delle alte aspettative; già guardiamo a Los Angeles 2028. Conosco bene gli scenari internazionali, siamo prudenti ma carichi».














