Il movimento civico contro la realizzazione del termovalorizzatore nel quadrante sud di Roma scende di nuovo in piazza. Il “Comitato no inceneritore a Santa Palomba” ha infatti organizzato due nuovi appuntamenti per far sentire la propria voce: il primo si terrà il 13 marzo a piazzale Ostiense, nella Capitale, il secondo il 27 marzo in via Ardeatina angolo via Cancelliera, nel territorio che confina direttamente con il comune di Albano Laziale, dove sorgerà l’impianto.
Al dossier sul termovalorizzatore, intanto, si è aggiunto un nuovo tassello. Lo scorso 25 febbraio, il presidente della Commissione per le petizioni dell’UE, Bogdan Rzonca, ha inviato una formale richiesta di chiarimenti al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, proprio in seguito a una petizione avviata nel 2024 contro l’impianto che a oggi ha raccolto oltre 13mila firme. La sollecitazione di Bruxelles arriva in un momento di crescente pressione sul progetto voluto dall’amministrazione capitolina nel Municipio IX ma al confine con il comune di Albano Laziale, cuore della protesta.
La petizione e il caso europeo
La richiesta di chiarimenti inviata al sindaco Gualtieri riguarda la compatibilità del progetto con la normativa comunitaria in materia ambientale, con gli obiettivi europei sulla gestione dei rifiuti e con l’attuazione del piano rifiuti della Capitale. Ricordiamo che, già un anno fa, il caso fu al centro di un’audizione a Bruxelles durante la quale emersero preoccupazioni soprattutto dal punto di vista ambientale e sanitario, considerato l’impatto che la nuova opera avrebbe avuto su un territorio già gravato da forti pressioni industriali. Il Campidoglio non ha ancora risposto alla sollecitazione di Bruxelles, pur avendo sostenuto in diverse occasioni che il termovalorizzatore di Roma rispetterà tutte le normative italiane ed europee.
Comunque andrà a finire, si tratta di un passaggio di rilievo istituzionale non trascurabile: l’interesse del Parlamento europeo dimostra come la questione non sia più confinata al solo dibattito locale ma abbia assunto una dimensione che coinvolge direttamente le istituzioni comunitarie, in particolare sul fronte della transizione ecologica.
Perché i cittadini dicono no
Le preoccupazioni dei residenti riguardano principalmente l’impatto sulla qualità dell’aria, la tutela della salute pubblica e l’effetto sul territorio circostante, già interessato da criticità ambientali che con il nuovo impianto non potranno che aumentare, a cominciare dall’incremento del traffico veicolare fino al consumo dell’acqua necessaria per il funzionamento industriale.
Secondo il Comitato, l’investimento previsto per il termovalorizzatore dovrebbe essere dirottato verso sistemi di raccolta differenziata più efficienti e verso la cosiddetta economia circolare, in linea con gli obiettivi europei di riduzione dei rifiuti. Le due manifestazioni di marzo vogliono dare continuità e visibilità alla campagna di opposizione iniziata due anni fa.









