HomeCultura e spettacoliRothko a Firenze, una mostra imperdibile che lega intimamente l’artista alla città

Rothko a Firenze, una mostra imperdibile che lega intimamente l’artista alla città

Settanta dipinti a Palazzo Strozzi fino al 23 agosto: la vita e il linguaggio artistico di uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea

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«Rothko ha ridefinito il linguaggio della pittura del Novecento, trasformando il colore in esperienza, spazio e meditazione» dice Arturo Galansino, Direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, che ospita in questi giorni una esposizione di settanta dipinti dell’artista. «Questa mostra – continua – rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, ed è nata dal desiderio di offrire un incontro profondo con la sua ricerca, ricostruendo nelle nostre sale tutte le principali fasi della sua carriera, attraverso una ampia selezione di opere, e mettendo in dialogo la potenza silenziosa delle sue opere con la storia della città».

L’esposizione resterà visibile al pubblico fino al 23 agosto prossimo e si snoda anche nei luoghi dove per la prima volta Rothko aveva scoperto la grandezza del Beato Angelico e la solennità di Michelangelo, ovvero nel Convento di San Marco e nella Biblioteca Laurenziana

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Storicamente appartenente al movimento artistico del cosiddetto Espressionismo astratto americano, Rothko è noto per essere il pioniere del Colorfield painting, la pittura basata su grandi campi di colore. Con le sue monumentali tele rettangolari l’artista vuole evocare nell’osservatore le emozioni primordiali, tragiche e spirituali. Usa il colore per gridare o esprimere silenzio. È anche uno degli artisti più quotati al mondo. “Orange, red, yellow”, che dipinse nel 1961, è stato venduto all’asta da Christie’s a New York per 87 milioni di dollari (circa 67 milioni di euro) battendo ogni record nel settore arte contemporanea.

mostra di Rothko a Firenze
Mark Rothko, Interior (Interno), 1936 – Olio su tavola. Washington DC, National Gallery or Art – Gift of the Mark Rothko Foundation (foto di Loredana Gelli)

L’artista nasce a Dvinsk (oggi Daugavpils), in Russia, nel 1903 da una famiglia ebrea e vive l’infanzia in un clima di antisemitismo e violenza, prima di emigrare, con la madre e la sorella, negli Stati Uniti nel 1913, all’età di dieci anni, per raggiungere il padre e i fratelli a Portland. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University, per trasferirsi successivamente a New York.

Nel 1929 Rothko inizia a insegnare alla Center Academy of the Brooklyn Jewish Center, incarico che ricoprirà per i successivi vent’anni. Nel 1935 è tra i fondatori del gruppo The Ten, con cui espone fino al 1940. Tra il 1936 e il 1937 fa parte della divisione di pittura da cavalletto del W.P.A. Federal Art Project, dipingendo quadri per edifici governativi. Nel 1940 Mark Rothko fonda la Federation of Modern Painters and Sculptors.

mostra di Rothko a Firenze
Mark Rothko, Cityscape – Paesaggio urbano, 1936 – Olio su tela – Collection of Christopher Rothko (foto di Loredana Gelli)

Dal 1964 al 1967 Rothko lavora a un ciclo di dipinti commissionati dai collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil per una cappella a Houston. La cappella, ora aconfessionale, ospita quattordici tele, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. Nel 1969 viene creata The Mark Rothko Foundation con l’obiettivo di fornire assistenza ad artisti disagiati. Gravemente malato, Mark Rothko si suicida nel suo studio a New York nel 1970.

mostra di Rothko a Firenze
Mark Rothko, Room in karnak (Stanza a Karnak), 1946, olio su tela – Collection of Christopher Rothko (foto di Loredana Gelli)

Rothko dipinge il suo modo di essere e il colore è il suo linguaggio. Ciò che conta per lui sono le emozioni come evidenziano i diversi testi e saggi teorici che ci ha lasciato. Il più importante è il saggio inedito “New Training for Future Artists and Art Lovers” (rimasto incompiuto ma basato su ben 49 manoscritti), in cui espone la sua visione filosofica, la sua critica all’accademismo e il suo approccio all’insegnamento dell’arte.

mostra di Rothko a Firenze
Mark Rothko, Untitled 1945-1946, acquerello, sfregamento su carta da acquerello – Collezione privata (foto di Loredana Gelli)

Il celebre pittore non si allontanava volentieri dal suo studio per viaggiare, tranne che per andare in Italia, a Roma e a Firenze, dove si perdeva nella grandezza del Rinascimento e nell’ammirazione dei grandi maestri del passato. Restio persino a dare un titolo ai suoi quadri, considerava l’arte come stimolo per una personale riflessione e uno specchio dove proiettare il proprio stato d’animo.

L’architettura di Palazzo Strozzi e Firenze stessa, sono dunque lo scenario ideale per esplorare come l’artista traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva dando vita, attraverso il colore, a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.

mostra di Rothko a Firenze
Mark Rothko (Blue, Red and Green – Yellow, Red, Blue on Blue – Blu, rosso e verde – Giallo, rosso, blu su blu), 1953, olio su tela cm 205,7 × 170,5 – Collezione Kenneth C. Griffin (foto di Loredana Gelli)

Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia.

mostra di Rothko a Firenze
Mark Rothko, 1952-1953 circa, photo Henry/ Elkan courtesy – The Rothko Family Archive

In mostra, opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington DC.

«Mio padre desiderava che chi osservava i suoi dipinti provasse la stessa esperienza religiosa che lui aveva provato mentre li realizzava – afferma Christopher Rothko, curatore della mostra -. Ispirato dai suoi viaggi a Roma e Firenze, quell’elemento spirituale divenne ancora più centrale. In tutta la mostra abbiamo allestito sale intime dove l’interazione personale con le opere di Rothko è massimizzata e valorizzata dalla loro risonanza con le sale storiche stesse».

«L’incontro con Firenze rivela a Rothko una tradizione in cui pittura e architettura convergono in una dimensione contemplativa – dice Elena Geuna, curatrice della mostra -. La mostra inserisce la sua opera in questa prospettiva, dove la quiete meditativa degli affreschi del Beato Angelico al Museo di San Marco e la tensione spaziale del vestibolo della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo riecheggiano nella ricerca di una pittura capace di esprimere i più profondi stati d’animo umani».

Mark Rothko, Untitled, 1952-1953, olio su tela cm 299,5 x 442,5 – Bilbao, Guggenheim Museum Bilbao (foto di Loredana Gelli)

Titolo mostra: Rothko a Firenze
Sede: Firenze, Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi s.n.c
Sito web: https://www.palazzostrozzi.org/
Periodo: 14 marzo – 23 agosto 2026
A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna
Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi
Con la collaborazione di: Ministero della Cultura: Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana
Sostenitori pubblici
: Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze. Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Main Partner: Intesa Sanpaolo. Con il supporto di Kenneth C. Griffin and Griffin Catalyst, Maria Manetti Shrem, Gruppo Beyfin S.p.A., Aon, Arteria, Enel.

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Loredana Gelli
Loredana Gellihttps://www.loredanagelli.it
Iscritta all’Ordine dei giornalisti dal 2001, ha conseguito la Laurea magistrale in editoria, comunicazione multimediale e giornalismo all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha iniziato la sua attività nella redazione di Time Out Roma, rivista diretta da Daniela Brancati, e successivamente ha curato una rubrica settimanale di viaggi ed enogastronomia per il quotidiano Il Giornale e ha pubblicato articoli sulla rivista Marco Polo Viaggi. Mobile journalist, realizza videoreportage con lo smartphone. Ha conseguito un premio speciale alla prima edizione del Mojo Italia, festival tenutosi alla Casa del cinema di Roma, evento dedicato al giornalismo mobile. Autrice del libro “Giancarlo Bornigia dall’Africa al Piper Club” (Youcanprint Editrice), storia romanzata del mitico club romano e del suo co-fondatore. Fa parte del Gruppo italiano stampa turistica (Gist). Attualmente freelance, propone video reportage di viaggi, turismo ed enogastronomia a diverse riviste online e redazioni televisive, collabora con la web tv Goodinitaly promuovendo servizi giornalistici su personaggi di spicco ed eccellenze enogastronomiche italiane e internazionali.
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