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Il Bosco di Valcanneto, nell’omonima frazione del comune di Cerveteri, nell’hinterland di Roma, è molto più di un’area verde: è un patrimonio storico, paesaggistico e ambientale che racconta l’identità di un territorio plasmato nei secoli dall’incontro tra natura e civiltà. Per questo il progetto di recupero dovrà avere come obiettivo prioritario la conservazione del suo patrimonio arboreo. Nei giorni scorsi la sindaca di Cerveteri, Elena Gubetti, insieme all’assessore all’ambiente, Alessandro Gnazi, e ai tecnici dell’Ufficio ambiente, ha partecipato a un tavolo di lavoro con la Città Metropolitana di Roma Capitale e la Regione Lazio per proseguire l’iter di tutela e recupero del Bosco di Valcanneto. Nel corso dell’incontro sono state esaminate anche le osservazioni presentate da cittadini e comitati, che potranno essere recepite nel progetto definitivo.
L’amministrazione comunale ha ricordato come il bosco paghi ancora oggi le conseguenze di decenni di mancata manutenzione, risalenti al periodo della proprietà privata (dal 2022 è di proprietà comunale), aggravate dagli attacchi della cocciniglia, che in molti casi avrebbero potuto essere contrastati tempestivamente con cure endoterapiche. È stato quindi affidato a un agronomo forestale il compito di predisporre un progetto per il recupero del patrimonio arboreo e il risanamento delle criticità fitosanitarie.
Più che di “riqualificazione”, tuttavia, sarebbe opportuno parlare di restauro e conservazione di un paesaggio storico, perché il Bosco di Valcanneto è parte integrante dell’antica Caere, una delle più importanti città dell’Etruria. Intorno ad esso si sviluppa un patrimonio unico: la necropoli della Banditaccia, riconosciuta dall’Unesco, il borgo medievale di Ceri, abitato fin dall’Età del bronzo, le ville romane della campagna ceretana, la Villa romana di Marina di San Nicola e il Castello di Palo degli Odescalchi. Tutti questi luoghi costituiscono un unico paesaggio culturale, dove archeologia, natura e storia si fondono senza soluzione di continuità da oltre tremila anni.
Le querce del Bosco di Valcanneto hanno fatto da cornice a questa storia millenaria, accompagnando la civiltà etrusca, la romanizzazione del territorio, il Medioevo e le grandi famiglie nobiliari, tra cui gli Odescalchi, che percorrevano questi luoghi per collegare il Castello di Palo con quello di Bracciano. Proprio sulla spiaggia di Palo, nel luglio del 1610, approdò Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, durante il suo ultimo e drammatico viaggio. Arrestato per un tragico equivoco, fu trattenuto nel presidio costiero prima di riprendere il cammino verso Porto Ercole, dove sarebbe morto pochi giorni dopo. Anche questo episodio lega indissolubilmente il territorio di Valcanneto e Palo alla grande storia dell’arte italiana.
L’articolo 9 della Costituzione e il Codice dei beni culturali e del paesaggio affidano alle istituzioni il compito di tutelare il paesaggio quale espressione dell’identità della Nazione. Per questo ogni intervento dovrà privilegiare la cura, il monitoraggio e la conservazione degli alberi esistenti, ricorrendo agli abbattimenti solo quando strettamente necessari e scientificamente dimostrati.
Il Bosco di Valcanneto è un paesaggio e documento storico vivente. Difenderlo significa conservare un patrimonio naturale che custodisce la memoria dell’antica Caere, della civiltà romana, del Borgo di Ceri, dei principi Odescalchi e dell’ultimo viaggio di Caravaggio. Perché quando si altera un paesaggio storico non si perde soltanto un bosco: si perde una parte della nostra identità, della nostra storia e della nostra eredità culturale.









