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Mentre i cittadini italiani si apprestano a votare su una riforma della magistratura attraverso il referendum del 22 e 23 marzo, le condizioni dei tribunali continuano a destare forti preoccupazioni. La Relazione sull’amministrazione della giustizia, presentata lo scorso 31 gennaio dalla Corte di Appello di Roma, relativa al 2025, ha infatti fatto emergere le criticità strutturali anche del Tribunale di Velletri, a partire dalla carenza del personale, passando per le condizioni degli uffici, fino all’utilizzo di apparati informatici ormai datati.
Un’analisi accurata che mette in evidenza, punto per punto, i settori su cui intervenire per consentire il diritto a una giustizia non solo giusta ma anche efficiente. Vediamo nel dettaglio che cosa ha evidenziato il presidente della Corte di Appello di Roma, Giuseppe Meliadò.
Carenza del personale giudiziario
La pianta organica del Tribunale di Velletri, per funzionare al meglio, dovrebbe essere composta da 42 giudici (24 nella sezione civile e 18 in quella penale) oltre al presidente del tribunale, mentre ha potuto contare su un totale di 36. Sei giudici in meno significa che tutti gli altri hanno dovuto sobbarcarsi di ulteriori carichi giudiziari. A queste carenze si aggiungono quelle della cosiddetta magistratura onoraria (cioè giudici che svolgono funzioni temporanee) e degli uffici del giudice di pace. In base alla pianta organica del Tribunale di Velletri, i giudici onorari dovrebbero essere 25 a fronte dei 14 effettivi. Una situazione che si riflette anche sui giudici di pace: 4 contro gli 8 necessari. Cioè il 50% in meno.
Ovviamente, queste carenze del personale, oltre a costringere a uno sforzo eccessivo la macchina amministrativa nel suo complesso, si riflettono anche sui cittadini che ricorrono alla giustizia per risolvere le loro questioni a carattere legale.
L’organico amministrativo
Non va meglio per quanto riguarda il personale amministrativo. La dotazione del Tribunale di Velletri parla di 145 unità lavorative necessarie per svolgere al meglio le proprie funzioni mentre, nella realtà quotidiana, gli uffici hanno potuto contare su 102 unità per una copertura complessiva di circa il 30%. Un dato eclatante, certificato dal fatto che lo stesso presidente del tribunale si è trovato costretto a svolgere anche le funzioni del dirigente amministrativo, ruolo rimasto scoperto.
Le condizioni degli uffici
Gli edifici destinati allo svolgimento delle attività giudiziarie del Tribunale di Velletri sono quattro: tre situati nel comune veliterno e uno ad Albano Laziale. Delle prime tre strutture, due sono soggette a locazioni con i proprietari privati. Malgrado questo, le stanze destinate alle attività amministrative continuano a essere insufficienti, soprattutto per quanto riguarda il palazzo centrale di piazza Falcone dove sono concentrate la maggior parte delle cancellerie e degli uffici.
Ma la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente poiché, come ha sottolineato il Presidente della Corte di Appello di Roma nella sua relazione, «lo stabile di via Mammucari (in locazione) sarà dismesso e gli uffici accorpati presso la sede centrale di piazza Falcone, non appena disponibile l’edificio in ampliamento attualmente in fase di costruzione». Il dubbio è che non sarà sufficiente a ospitare annessi e connessi della sede di via Mammucari.
Le aule per le udienze civili e penali
Per quanto riguarda le aule per i dibattimenti civili, si mette in evidenza la carenza del numero di aule a disposizione, tanto che spesso si è costretti a ricorrere all’alternanza delle udienze tra le due sezioni del tribunale, «ma l’inserimento di udienze straordinarie o altre esigenze improvvise – si legge ancora nelle relazione – creano inevitabilmente notevoli problemi organizzativi». Allo stesso modo, anche le aule destinate a ospitare i dibattimenti a carattere penale risultano insufficienti, tanto che si è stati costretti a utilizzare un’aula della sezione lavoro, collocata in un altro edificio distante centinaia di metri, creando diversi disagi per lo spostamento di personale giudiziario e amministrativo e degli stessi fascicoli conservati presso la sede centrale.
Per quanto riguarda i locali dell’archivio sono ormai saturi, ragion per cui già oggi si vive una situazione di emergenza se non si riuscirà a trovare altri spazi idonei alla conservazione dei documenti.
Apparati informatici: computer e pc obsoleti
Qualsiasi giustizia veloce ed efficiente resta un’utopia senza la dotazione di idonei strumenti di lavoro nell’epoca in cui si parla sempre più di intelligenza artificiale. Bisogna considerare che presso il Tribunale di Velletri i magistrati spesso devono utilizzare postazioni in comune. Un problema in parte risolto con un generalizzato utilizzo di pc portatili che consente di lavorare anche su scrivanie non prettamente funzionali.
Per quanto concerne il personale di cancelleria, invece, questo è l’unico che può contare su postazioni fisse ed esclusive. Va ancora peggio all’ufficio del giudice di pace di Albano Laziale, che negli ultimi anni ha riscontrato una costante carenza di materiale informatico, con utilizzo di postazioni pc inadeguate tanto da non consentire in alcuni casi nemmeno il ripristino della funzionalità o l’aggiornamento degli applicativi. Addirittura, per l’attività di lavoro agile, tutto il personale amministrativo utilizza, a rotazione, un pc portatile.
Veniamo ora all’aspetto più inquietante: lo stato della dotazione informatica. Dei 204 personal computer in dotazione, 43 sono risalenti al 2015 e addirittura 64, prodotti precedentemente al 2015, funzionano con l’ormai vetusto sistema operativo Windows 7, che non può essere aggiornato ma solo sostituito con pc più moderni. Per quanto riguarda i computer portatili, il loro utilizzo non compensa le esigenze degli uffici, essendo destinati principalmente all’attività di smart working del personale amministrativo.
Malgrado le tante carenze evidenziate, l’attività del Tribunale di Velletri nel periodo considerato, a giudicare dai dati esposti a Roma, ha raggiunto livelli significativi di miglioramento con una seppur minima riduzione delle pendenze. Segno evidente che l’impegno degli uffici è stato costante, responsabile e coraggioso, come ha sottolineato il Presidente della Corte di Appello nelle sue conclusioni, affermando che «la giustizia senza coraggio è inutile sapienza e che una magistratura ossequiosa e impotente non può essere custode fedele dei diritti dei cittadini».









