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Nel memoir “Ho sempre chiesto perché”, Roberto Giardina consegna ai lettori un’opera densa e stratificata, nella quale si fondono l’autobiografia, la riflessione intellettuale, la narrazione storica e la cronaca di un mestiere ormai in via d’estinzione: quello del giornalista di lungo corso, formatosi nelle redazioni tra macchine da scrivere, corrispondenze dall’estero e una costante, inesausta curiosità per il mondo.
Il volume si presenta come un ampio memoriale, sebbene la struttura narrativa lo elevi anche al rango di romanzo di formazione professionale e umano. In queste pagine, infatti, l’autore ripercorre gli oltre sessant’anni della sua esistenza vissuta quasi totalmente al servizio della scrittura, dalla Palermo natia alle esperienze maturate in diverse testate nazionali – La Stampa, Il Giorno, L’Europeo, Il Resto del Carlino – fino agli anni trascorsi come corrispondente da Berlino.
Il filo conduttore che attraversa l’intera opera è quello del “perché”, la più difficile delle cinque “W” del giornalismo anglosassone: le domande che distinguono l’informazione dalla mera cronaca: “Who?”, “What?”, “When?”, “Where?” e “Why?”. L’autore fa del dubbio un principio etico e conoscitivo, un metodo di lavoro e al tempo stesso un modo di intendere la vita. L’interrogazione costante diventa una forma di resistenza intellettuale di fronte a un mondo che tende alla semplificazione: il libro si configura così come una difesa appassionata della complessità e della libertà di pensiero.
La prosa di Roberto Giardina è asciutta, elegante e precisa, frutto di un mestiere affinato nel tempo; l’autore alterna episodi di vita privata a riflessioni sul giornalismo, mantenendo sempre un tono equilibrato e una misura stilistica che rivelano il rigore di chi conosce il peso delle parole. Ne emerge il ritratto di un uomo che ha attraversato epoche e mutamenti, testimone lucido dei grandi eventi del secondo Novecento e del passaggio nel nuovo millennio.
In questa intensa e appassionante opera autobiografica, l’autore osserva con lucidità i cambiamenti del mestiere e i nuovi scenari della comunicazione, consapevole del valore del tempo trascorso ma senza mai impantanarsi nella nostalgia: egli, infatti, afferma con forza la necessità di guardare sempre avanti.
Memoir di ampio respiro e di grande onestà intellettuale, “Ho sempre chiesto perché” restituisce al lettore il senso profondo di un mestiere fondato sull’etica e sulla passione; è, al contempo, un documento storico e un tributo alla curiosità come forza vitale e alla ricerca della verità come compito mai concluso. La testimonianza intima dell’autore acquista così un carattere universale: è il racconto di una vita dedicata all’indagine, alla conoscenza e in generale alla parola scritta.
Casa Editrice: Torri del Vento Edizioni
Collana: I Palmizi
Genere: Narrativa autobiografica
Pagine: 486
Prezzo: 24,00 €
Codice ISBN: 979-1281700291
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