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Con la prospettiva di rimanere senza lavoro per il secondo mese consecutivo, i pescatori di Anzio si dicono pronti ad andare a manifestare a Roma per la proroga del fermo pesca di un altro mese, disposta con un decreto ministeriale a due giorni dalla ripartenza originariamente prevista. E nel porto della città del litorale dell’area metropolitana romana i lavoratori del comparto hanno innalzato degli striscioni con i quali chiedono «Fateci lavorare» e dichiarano «Non siamo invisibili».
Il fermo biologico nel Mar Tirreno era stato originariamente disposto dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste dal 1º al 30 ottobre. Si tratta di un provvedimento che serve a permettere il ripopolamento delle specie ittiche e a tutelare l’ecosistema marino. Il divieto riguarda le unità autorizzate all’uso di reti a strascico e attrezzi rapidi, comprese quelle impiegate nella cattura di gambero rosso e gambero viola. Uno stop che, a due giorni dalla prevista ripresa, è stato prorogato di un altro mese, fino al 30 novembre. Durante tutto il periodo di interruzione obbligatoria è vietato pescare, sbarcare o anche solo movimentare il pescato nei porti del Tirreno.
La proroga è attuata in base al regolamento europeo che mira a ridurre del 20% le catture di riproduttori di nasello nelle aree GSA 8, 9, 10 e 11, che includono il Mar Tirreno. È stata decisa dopo una segnalazione della Commissione europea, secondo cui l’Italia avrebbe superato le giornate di pesca autorizzate.
«Eravamo pronti a tornare in mare dopo il fermo, ma ci hanno bloccato di nuovo. Ci dicono che abbiamo sforato le giornate di pesca, ma noi qui rischiamo di chiudere. Abbiamo famiglie, dipendenti, mutui. Chi ha sbagliato paghi, o ci permettano di riprendere il lavoro». A dare voce alla protesta dei pescatori di Anzio è Lorenzo Colantuono, capitano del peschereccio Pesce volante, intervistato da Elvio Vulcano per il blog locale “Voce libera”.
«È una notizia sconcertante – commenta ad Askanews il comandante di un motopeschereccio di Anzio, Domenico Spina. – In queste settimane abbiamo speso soldi e tempo per sistemare le barche. Eravamo pronti a ripartire, e invece ci dicono che dobbiamo restare fermi un altro mese».
Nel Lazio, fanno sapere i rappresentanti delle cooperative di pesca al blog “Voce libera”, il comparto della pesca a strascico dà lavoro a centinaia di persone tra marinai, armatori, meccanici navali e commercianti legati all’indotto ittico. «La sospensione delle attività senza un piano di sostegno immediato – avvertono le cooperative – significa mettere in ginocchio intere comunità che vivono di pesca da generazioni».
Il malcontento, intanto, si allarga anche ad altri porti del Tirreno e del Sud, dove si teme che lo stop possa essere ulteriormente prorogato fino a dicembre. I pescatori attendono risposte per avere sostegni in grado di permettere alle loro famiglie di andare avanti, con le attività bloccate.
A sostegno dei pescatori è intervenuto anche il sindaco di Anzio, Aurelio Lo Fazio. «La proroga di un mese del fermo pesca nel Tirreno è inaccettabile – afferma il primo cittadino in una nota -. Sono vicino alla nostra marineria e a tutte quelle gravemente danneggiate da questa scelta che arriva alla scadenza del mese di stop già previsto, allungando fino al termine di novembre l’impossibilità per le paranze di uscire in mare. Questa decisione, presa all’ultimo istante, mette a rischio le attività dei pescatori e l’intera filiera agroittica. Mi auguro che il ministro dell’agricoltura intervenga per garantire ristori agli armatori e cassa integrazione agli equipaggi, ma serve soprattutto programmazione: il mare non può aspettare la burocrazia».
«La Regione Lazio – spiega l’assessore regionale all’agricoltura, alla pesca e al bilancio, Giancarlo Righini – è pienamente consapevole delle difficoltà che il comparto sta affrontando a causa di una decisione dannosa, tardiva e illogica della Commissione europea, che rischia di compromettere la tenuta economica di molte imprese del nostro territorio. Per questo garantiremo nella prossima Legge di stabilità regionale, risorse adeguate per mitigare gli effetti di questo provvedimento e sostenere concretamente i pescatori e le aziende della filiera».










