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Abbiamo appena festeggiato la Giornata internazionale della donna e ora vogliamo ricordare una figura di cui la stampa nazionale ha sempre parlato poco, ma che ha tracciato una traccia indelebile nella storia dei nostri tempi. E nella storia delle donne. Ci ha lasciati lo scorso 10 gennaio, all’età di 92 anni, Edda Billi. Una esistenza lunga, sofferta, travagliata. Ma non vana.
Probabilmente, ai più questo nome non dice molto, ma per la comunità omosessuale – e anche per il movimento femminista – Edda Billi ha rappresentato e rappresenterà sempre una icona. Anche adesso che se ne è andata, il suo coraggio e le sue verità sono lezioni che non andranno perdute. Magari, saranno riscoperte, e scoperte per la prima volta da chi non ha mai incrociato questo nome. Poetessa e attivista lesbica, Edda Billi è stata una figura di riferimento nella storia politica delle donne, attraversando oltre cinquant’anni di impegno, trasformazioni e conquiste legate al lesbofemminismo.
Nata il 13 febbraio 1933 a Massa Marittima, in provincia di Grosseto, visse per più di mezzo secolo a Roma, dove divenne protagonista nei movimenti femminili. Il suo nome è associato a momenti decisivi, come la creazione del Movimento femminista romano e della Casa internazionale delle donne, oltre al lavoro di conservazione della memoria storica del femminismo e del movimento lesbico tramite archivi e centri di documentazione.
La scelta coraggiosa
Dichiararsi lesbica negli anni Cinquanta, in un contesto fortemente repressivo, fu una scelta estremamente coraggiosa. Ancora giovanissima, rese pubblica la propria identità, subendo per questo violenze, isolamento e minacce anche in ambito familiare. A 21 anni lasciò l’Italia per Londra insieme alla compagna, cercando maggiore libertà, ma tornò successivamente, perché le avevano detto che sua madre fosse malata. Stabilitasi a Roma, affrontò tante difficoltà anche sul piano lavorativo.
L’incontro con il femminismo negli anni Settanta rappresentò una svolta decisiva: partecipò alla nascita del Movimento femminista romano, sviluppatosi dal collettivo di Pompeo Magno, e da allora l’impegno politico divenne centrale nella sua vita. Il suo contributo fu soprattutto concreto: concorse alla creazione di spazi di confronto e autonomia, tra cui la Casa internazionale delle donne di Roma. Qui si dedicò in particolare ad Archivia, una biblioteca e centro documentale dedicato alla raccolta e alla tutela dei materiali prodotti dal femminismo e dal movimento lesbico a partire dalla fine degli anni Sessanta, con l’obiettivo di preservarne la memoria.
Nel tempo ricoprì anche il ruolo di presidente onoraria dell’Associazione federativa femminista internazionale, una rete che riunisce numerose realtà attive sui diritti delle donne, tra cui il Telefono rosa, ma mantenendo sempre una posizione autonoma e critica.
Parallelamente all’attivismo, coltivò la poesia, pubblicando raccolte come Isolanotte e Donnità. La sua scrittura, intensa e priva di compromessi, affrontava temi come dolore, amore e morte, utilizzando un linguaggio diretto e non convenzionale. In particolare, rivendicava con forza parole e identità che per lungo tempo erano state censurate o stigmatizzate, considerandole strumenti di liberazione. Era cruda nel suo porsi al prossimo, Edda, ma proprio per questo vera e senza maschere. Maremmana verace, ferita dalla vita, ma fieramente indomita. Nei suoi testi convivono donne, natura e animali, dando vita a un immaginario libero, intenso e vitale.
Nel 2021 raccontò la propria esperienza anche al grande pubblico partecipando al programma televisivo Le ragazze su Rai 3, spiegando come la scelta di dichiararsi apertamente fosse nata da un bisogno di autenticità. La sua vita è stata inoltre documentata nel docufilm 100 di questi giorni, di Laura Valle e Paola Mastrangeli.
Dopo la sua morte, numerose associazioni e attiviste hanno espresso cordoglio, ricordandola come una guida etica e politica, capace di unire determinazione e attenzione verso le altre. Tra i messaggi, quello della presidente di Arcigay, Natascia Maesi, ha sottolineato il valore del coraggio nell’amare liberamente, mentre Imma Battaglia e Famiglie arcobaleno hanno evidenziato il suo contributo fondamentale alla crescita dei diritti civili e del movimento lesbofemminista.
La sua scomparsa lascia un segno profondo, ma anche un’eredità fatta di lotte, idee e spazi concreti che continuano a influenzare il presente. Gli interrogativi su quanto ancora oggi sopravviva una cultura repressiva continuano quotidianamente ad affollare la visione dei nostri notiziari. Ed è proprio da Edda, probabilmente, che trae origine una consapevolezza che l’identità femminile sia stata costruita e valutata sempre secondo parametri maschili, che relegano le donne in ruoli stabiliti da una struttura di potere patriarcale. Incorruttibile, ha sempre rifiutato istituzioni e ruoli di potere, sostenendo un impegno autonomo, radicale e contrario a ogni forma di dominio e oppressione.

La visione di Edda Billi
Edda Billi emerge nel periodo della Repubblica come una figura radicale e innovativa, capace di usare il linguaggio in modo creativo per affermare la presenza e il valore delle donne nella società e nella storia. Si è battuta per conquiste essenziali come il diritto al divorzio e all’aborto, ed è stata tra le prime a diffondere il termine “femminicidio”, in un’epoca in cui l’uccisione di una donna non era ancora riconosciuta come un problema sociale.
Secondo la sua visione, la violenza sulle donne è alla base di ogni conflitto: si interrogava infatti sull’assenza di una reazione collettiva maschile contro la violenza sessuale, paragonabile ad altre mobilitazioni politiche. Anche se talvolta considerata una figura legata al passato, è dovere ricordarla come un punto di riferimento simbolico per le lotte contemporanee, capace di influenzare nuove generazioni di donne consapevoli e attive.
Il suo lascito continuerà a vivere soprattutto nelle donne che portano avanti le sue battaglie, coltivando quei principi di libertà e consapevolezza che lei ha contribuito a diffondere, ma anche in chi oggi la scopre temperamento inossidabile in un mondo dove spesso si svendono ideali, sogni, principi.
«Sogno un mondo senza etichette, un mondo fatto di persone»: ci credeva, Edda. «Vivo la vecchiaia in maniera serena, la guardo con molta sufficienza», asseriva.
Mi accade d’esser viva
Quando non so
Dell’acqua che scorre il senso
E della pioggia il verso.
Ciao, Edda. In qualsiasi dimensione e forma, continuerai ad esistere.









